Ara sa terra, massaju, ca est ora de arare...



lunedì 31 dicembre 2012

Rajasthan


A viaggiare tra i villagi del Rajasthan si ha l' impressione che il tempo si sia fermato e il ritmo della vita sia rimasto fermo a secoli fa'. Si rimane colpiti dai colori, dalla grandezza dei forti e dei palazzi, dai silenzi dei templi nel mezzo degli altopiani desertici. Ma queste sono cose che in fondo e' ovvio notare e pure un viaggiatore distratto non potrebbe ignorare le stoffe colorate, i marmi intagliati, i profumi dei cibi speziati e le forme bizzarre di turbanti e baffi.
Ma piu' di tutto io sono rimasto colpito dalle donne del Rajasthan. Nelle zone rurali si vedono donne che lavano, donne che trasportano la legna, donne che vendono manufatti, donne che vanno al pozzo, donne che accudiscono i bambini, donne che lavorano i campi, donne che fanno da mangiare su fuochi di fortuna.
Ho visto di rado uomini nei campi, mentre i piccoli bar o negozi del te sono sempre pieni di maschi adulti che fumano, chiaccherano e pontificano sui passanti. Spesso si vedono uomini "al lavoro", mentre supervisionano seduti le donne lavorare. Le donne sono il fulcro di queste comunita' rurali dove una figlia femmina e' ancora vista come un disastro per la famiglia (per evitare aborti selettivi o infanticidio di figlie femmine, il governo paga ora circa duemila dollari per ogni neonata). Chissa' cosa potrebbe essere il Rajasthan e l' India intera se tutta questa energia produttiva fosse incanalata, se le donne del villaggio potessero studiare, se avessero il tempo di occuparsi di attivita' diverse dal raccogliere la legna e trasportare l' acqua.

Il Rajasthan e' comunque un posto unico, dove tutti i cliche' sull' India -le tigri, i Maharaja, i turbanti, il deserto e i palazzi dorati- si fanno reali ed e' impossibile rimanere indifferenti.

Lascio il link di alcune foto del viaggio, nella speranza che a qualcuno in Italia venga voglia di venire a trovarci.