Ara sa terra, massaju, ca est ora de arare...
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sabato 17 dicembre 2011
Al di la del petrolio
Faccio spesso fatica a trovare libri degni di nota nella vasta letteratura su ambiente ed energia. Per lungo tempo sono stato (e in parto lo sono tuttora) accanito lettore del filone che definirei apocallito-cospiratore. La premessa in questo genere e' che il pianeta sia ormai sull' orlo del collasso totale (spesso a causa di oscure forze che tramano nell' ombra). Benche' i problemi sollevati siano reali e cruciali, uno dei limiti di simile letteratura e' la tendenza a piegare i dati per dimostrare di avere ragione, con una attitudine che definirei religiosa. Questa visione escatologica a me e' sempre piaciuta a priori, in parte per la falsa presunzione di essere uno di quelli capaci di salvarsi e prosperare. Confesso pero' che un simile approccio non aiuta la causa ambientalista.
Nella mia ricerca di fonti attendibili e di un approccio all' ambientalismo piu' razionale e scientifico, ho finito per imbattermi nella produzione giornalistica e divulgativa di Leonardo Maugeri, top manager di Eni. Anni fa' iniziai a leggere il suo libro "The Age of Oil: The Mythology, History, and Future of the World's Most Controversial Resource" con un iniziale scetticismo, causato dalla biografia professionale di Maugeri ("come puo' un uomo che lavora per una multinazionale essere attendibile!?") . Scoprii poi che i dati presentati, la bibliografia e l' impostazione del libro risultavano molto piu' solidi di molti scritti sul picco del petrolio e affini.
Nel suo ultimo libro "Beyond the Age of Oil: The Myths, Realities, and Future of Fossil Fuels and Their Alternatives" Maugeri offre una panoramica completa su tutta le fonti energetiche attualmente disponibili, la loro rilevanza sulla produzione presente e futura e il loro impatto ambientale. Ogni capitolo descrive in modo esaustivo una diversa fonte di energia, con tabelle, stime e una bibliografia soddisfacente. Si parte da petrolio, carbone e gas naturale, per poi coprire nucleare, biomasse, vento, solare e geotermico. La parte finale descrive possibili alternative energetiche e il ruolo dell' efficienza energetica. Molti dei dati presentati possono apparire ovvi per una persona esperta del problema energetici. Il libro pero' ha il pregio di offire un quadro generale partendo dal presupposto che, prima o poi, dovremmo andare oltre un paradigma energetico come quello attuale basato su petrolio e carbone. Questa esigenza nasce non dall' idea (scientificamente da provare) che il petrolio sta per finire ma dalla chiara evidenza dei danni ambientali che il presente uso di carburanti fossili sta causando. Il libro non lascia molti spazi a proclami di ottimismo e descrive un quadro generale molto serio. L' autore offre comunque una possibile speranza futura che viene dalla ricerca scientifica e da opportune decisioni politiche (per esempio tasse sulle emissioni di carbonio).
La mia limitata esperienza personale mi porta a dire che la sola scienza non potra' risolvere il problema e, mai come ora, la comunita' scientifica avrebbe bisogno di una maggiore coesione e criteri guida provenienti dall' econonomia e dalla politica. La mia impressione e' che molte risorse siano ora impiegate su progetti che non avranno nessuna speranza di contribuire alla risoluzione del problema. Molti progetti finanziati vanno anche bene per pubblicare su una rivista scientifica, ma hanno poca rilevanza in termini concreti. Fare scienza puo' essere un' attivita' che porta ricchezza intelletuale, ma se il punto ora e' affrontare il problema energetico, penso che ci sia ampio spazio per conciliare meglio "sete di conoscenza" e la ricerca di soluzioni pratiche.
domenica 16 ottobre 2011
Sul cinismo e sulle proiezioni ortogonali della pasta

Gli anni dell' Universita' sono spesso idealizzati nella mente di molti come un' epoca d' oro, di grande divertimento e frizzante vita sociale, come se poi, finita la scuola, la vita non avesse piu' da offrire momenti di allegria. A me vengono i brividi a pensare di tornare all' Universita'. La sola idea di un salto temporale che mi riporti a rivere quel capitolo della mia vita mi incute ansia e terrore. Non che non mi sia divertito, anzi. Ma insieme ai momenti di allegria, alle amicizie, ai momenti di genuina spensieratezza c'era un carico di stress e miserie umane, che solo la vita da studente universitario sa dare. Guy Debord nel suo magnifico opuscolo "Miseria della condizione studentesca" con poche frasi riesce a dipingere in modo magistrale tutte le ragione per cui io non tornerei indietro nel tempo. Ancora oggi, nelle rare visite a Pisa, ogni volta che passo di fronte alle aule, un senso di nostalgia si mischia ad una non tanto sottile ansia.
I primi mesi di lezioni furono quelli con impatto psicologico piu' profondo, risvegliandomi da un torpore intellettuale in cui ero vissuto inconsapevolmente per tutti gli anni del liceo. Fu una terapia d'urto, sovrastato com'ero dalla mole di nozioni e circondato spesso da persone che sembravano avere capito tutto e di piu' ( in seguito capii che alcune di queste mentivano, ma questa e' un' altra storia...). Come in ogni circolo umano o animale, esisteva infatti anche li una piramide sociale, basata questa volta sul sapere presunto o sbandierato. Io non ero di certo al vertice, ma nemmeno nel fondo. Chi stava al vertice, godeva a fare sentire gli altri se non proprio stupidi, almeno lenti di comprendonio. Siccome le nozioni di cui potevo fare sfoggio erano limitate, capii che una cosa divertente da fare era dare informazioni sbagliate ai meno fortunati alla base, giusto per vedere il panico o il loro disorientamento. Intendiamoci, si trattava di piccole bugie, come sostenere di avere capito tutto, di avere gia' letto tutti gli appunti o di ritenere banale una certa dimostrazione.
Un giorno uno degli insegnanti ci propino' un problema che all' epoca sembrava un po' fuori contesto, tale da scatenare il panico in molti dei presenti. Si trattava di capire come la posizione di una mosca sarebbe cambiata, se la mosca fosse rimasta intrappolata in un foglio di pasta per la lasagna. A piegare e ristirare la pasta, la mosca avrebbe cambiato posizione, come puo' ben sapere chiunque abbia tirato una sfoglia.
Alla fine dell' ora, uno dei disperati al fondo della piramide usci' dell' aula in cerca di conforto umano. Uno dei presenti (famoso per il suo cinismo e umorismo tagliente) gli disse di non preoccuparsi, che la soluzione era comprare il libro scritto da P.M. "Le proiezioni ortogonali della pasta", in vendita nelle migliori librerie. In un' epoca senza Internet, il poveretto passo' il pomeriggio a cercare il libro, ovviamente senza trovarlo e disperandosi ancora di piu'.
Questo episodio di micro cinismo, sarebbe stato sepolto nelle pieghe delle mia labile memoria, se non fosse stato per un regalo ricevuto qualche giorno. Quando Dennis e Claire si sono presentati con il libro "The Geometry of Pasta", tutti quei ricordi sono sbucati fuori.
Ovviamente, con mio grande disappunto, il problema della mosca non viene trattato. Si trovano pero' ricette e un po' di storia della pasta. Alcune parti per un Italiano sono ovvie, ma gli gli Americani fanno sempre fatica a capire che non si puo' fare la carbonara con i ditalini rigati...
sabato 1 ottobre 2011
Al di la delle montagne

"Al di la delle montagna, l' uomo" e' la frase di Walter Bonatti, che apre il libro scritto da Steve House sulla sua carriera di alpinista, i suoi successi, fallimenti e sacrifici per diventare uno dei migliore alpinisti di sempre.
Steve House scrive con una prosa magistrale, ben lontana dallo stile spesso aggressivo e arrogante che caratterizza i libri del suo mentore e compagno di cordata, Mark Twight. Durante un' uscita in montagna, avevo barattato questo libro con il mio compagno di tenda in cambio di una copia di Kiss or Kill, di M. Twight. Sbagliando, mi aspettavo la stessa scrittura punk, lo stesso aproccio rabbioso nei confronti dell' universo mondo. Lo stile e il tono sono invece ben diversi, benche' si ritrovi la stessa esaltazione per la fatica, la sofferenza fisica e un sana attudine elitistica. House riesce a tenervi incollati al libro, mentre descrive una sua salita in solitaria, un tiro duro di ghiaccio o la sofferenza estrema a ottomila metri. In una epoca in un cui il meglio che si puo' tirare fuori da un climber professionista e' spesso "Sick Bro', that was awesome!", House svetta anche come scrittore.
House racconta un periodo di tempo che va dalle sue prime esperienze in Slovenia sul Triglav durante uno scambio culturale fino alla sua salita in stile alpino del Nanga Parbat con Vince Anderson. Sono numerosi i flash back e i salti temporali ma il Nanga Parbat e' lo spettro di una ossesione sempre presente nel libro, fino al successo finale.
Anche per chi non ama la sofferenza in montagna, il libro e' una lettura di grande ispirazione.
Un vero inno alla dedizione, al perseguimento dei sogni con energia e tenacia, alla ricerca di legami umani con cui vincere avversita' e paure. House descrive appunto l' uomo, i suoi demoni, paure, ossessioni e momenti di ealtazione quasi mistica. Al di la dei gradi e dell' obbiettivo finale, e' l' uomo e' cio' che rimane dopo una salita, con la sua capacita' di darsi sempre nuovi obbiettivi e la forza di portarli a termine.
Nota: non credo che il libro sia stato ancora stampato in Italiano. Ho controllato il catalogo di VersanteSud, una delle poche case editrici che ancora si sobbarca la fatica di tradurre e pubblicare libri di montagna, ma non c'e traccia del libro...
venerdì 2 settembre 2011
Where men win glory
"Non per un palmo di terra abbiamo sacrificato le nostre giovani vite, ma per un piu' alto ideale di liberta' e giustizia... e ci hanno fregato" (E. Lussu)
Where men win glory: the odyssey of Pat Tillman. ( Dove gli uomini diventano eroi: l' odissea di Pat Tilman) e' il titolo del libro di John Krakauer dedicato a Pat Tillman, giovane ventenne americano morto in battaglia in Afganistan nel' Aprile del 2004. Pat Tillman era un giocatore di football professionista con una carriera di successo. Decide di arruolarsi nel Rangers dell' esercito americano dopo l 'attacco alle torri gemelle, rinunciando ad un ingaggio di circa quattro milioni di dollari con i Cardinals e dopo pochi mesi dal suo matrimonio. Dopo un periodo in Iraq, viene mandato in Afganistan dove viene ucciso da "fuoco amico" durante una battaglia.
Ci sarebbero tutti gli stereotipi per una storia patriotica americana: l' undici settembre, il giovane atleta, l' eroe in battaglia. E con questi pregiudizi avevo anche iniziato a leggere il libro, meravigliato che Krakauer avesse scelto un simile soggetto per una inchiesta... Ovviamente mi sbavagliavo. Tillman e' tutto fuorche' un eroe unidimensionale, da cartolina patriottarda.
Cresciuto in una famiglia liberale, appassionato di politica e letteratura, ateo e fortemente critico della cultura "da caserma" e del militarismo. Si arruola nei corpi speciali dell' esercito pensando che sia la cosa giusta da fare, come contributo di riconoscenza per la sua nazione o meglio per quei valori di liberta' e giustiza che pensa siano alla base degli Stati Uniti. Tilmann era un uomo di azione e non sopportava i vuoti discorsi di molti suoi colleghi sul supporto alle truppe... pensa cosi' che arruolarsi sia l' unico modo per tenere fede alla sua visione della vita e al suo senso dell' onore. Si accorge pero' dell' inganno gia' dopo poche ora in caserma e l' invasione dell' Iraq non fara' che crescere il suo criticismo all' amministrazione Bush. Amministrazione che cerchera', fino dopo la morte di Tillman, di usarlo come arma di propaganda a favore della guerra, nascondendo alla famiglia e a tutta la nazione le dinamiche della suo decesso e dichiarandolo morto per mano dei talebani...
Krakauer fa ampio uso di parti del diaro personale di Tilmann e di tutta la documentazione ufficiale desegretata solo negli ultimi tre anni. Ne esce un ritratto toccante di un giovane uomo, il dramma della nazione Afgana e tutto lo squallore morale del potere politico a Washington.
A dieci dall' undici Settembre, un libro da leggere come antidoto contro tutte le vuote parole sulla guerra al terrore e sui valori occidentali...
martedì 19 luglio 2011
Sospeso

Circa un mese fa, passando di fronte ad un libreria, sentii l' impulso di entrare e
comprare una copia dell' Odissea di Omero. I libri sono gli unici oggetti che compro seguendo l'istinto, senza dovere passare attraverso i lunghi processi di analisi e ponderazione che precedono ogni mio altro acquisto (tu chiamala se vuoi decrescita o taccagneria...).
Quel gesto, nato da una bulimia letteraria, sembrava non avere un senso preciso. Mi ero pero' scordato che i libri sono oggetti animati che ti cercano e si fanno spesso trovare nel luogo giusto e al momento giusto. Quante volte mi e' capitato di finire la lettura di un libro scelto a caso e rimanere meravigliato da come si incastrasse bene con le emozioni, le esperienze di quel momento della mia vita. Si potrebbe obbiettare che la connessione ci fosse fin dall' inizio, ma era nascosta nelle pieghe del mio inconscio... ma io ho un' anima semplice e preferisco pensare ai libri come dotati di vita loro.
Cosi' a leggere di Ulisse sperso nel Mediterraneo, ho poi capito che il libro non era una scelta casuale. Cercavo nei versi quel senso di straniamento e sospensione che nasce dal vivere in terre straniere. Il desiderio del ritorno si scontra con una chiara consapevolezza dei difetti e delle storture di cio' che si e' lasciato. La volonta' di esplorare e rimanere lontani e' frenata dal pensiero , sempre presente e forse idealizzato, del posto che si continua a chiamare casa. Rimango cosi' sospeso tra due mondi, non so se sia un bene o un male. Cerco di prendere il meglio da entrambi e di esercitare una infinita pazienza con tutte le persone, spesso sconosciute, a cui devo spiegare (come un mantra almeno un paio di volte alla settimana) da dove vengo e fino a che punto debbano considerarmi straniero...
comprare una copia dell' Odissea di Omero. I libri sono gli unici oggetti che compro seguendo l'istinto, senza dovere passare attraverso i lunghi processi di analisi e ponderazione che precedono ogni mio altro acquisto (tu chiamala se vuoi decrescita o taccagneria...).
Quel gesto, nato da una bulimia letteraria, sembrava non avere un senso preciso. Mi ero pero' scordato che i libri sono oggetti animati che ti cercano e si fanno spesso trovare nel luogo giusto e al momento giusto. Quante volte mi e' capitato di finire la lettura di un libro scelto a caso e rimanere meravigliato da come si incastrasse bene con le emozioni, le esperienze di quel momento della mia vita. Si potrebbe obbiettare che la connessione ci fosse fin dall' inizio, ma era nascosta nelle pieghe del mio inconscio... ma io ho un' anima semplice e preferisco pensare ai libri come dotati di vita loro.
Cosi' a leggere di Ulisse sperso nel Mediterraneo, ho poi capito che il libro non era una scelta casuale. Cercavo nei versi quel senso di straniamento e sospensione che nasce dal vivere in terre straniere. Il desiderio del ritorno si scontra con una chiara consapevolezza dei difetti e delle storture di cio' che si e' lasciato. La volonta' di esplorare e rimanere lontani e' frenata dal pensiero , sempre presente e forse idealizzato, del posto che si continua a chiamare casa. Rimango cosi' sospeso tra due mondi, non so se sia un bene o un male. Cerco di prendere il meglio da entrambi e di esercitare una infinita pazienza con tutte le persone, spesso sconosciute, a cui devo spiegare (come un mantra almeno un paio di volte alla settimana) da dove vengo e fino a che punto debbano considerarmi straniero...
sabato 18 giugno 2011
Quarto Livello

"Il quarto livello" e' un libro inchiesta scritto da Maurizio Torrealta, sui rapporti tra alcuni organi dello Stato Italiano e la mafia intercorsi tra la fine della seconda guerra mondiale e gli anni novanta. Il libro prende spunto da una lista di dodici (piu' uno) nomi che Vito Ciancimino (ex sindaco di Palermo, membro di Gladio, uomo cardine tra polica e mafia) invio' a se stesso nel 1990. La lista, a detto di Ciancimino, includerebbe i nomi di uomini delle istituzione appartenenti al Quarto Livello, una struttura trasversale al di sopra della politica e della criminalita', che avrebbe gestito e indirizzato i rapporti tra mafia, servizi segreti, istituzioni della Repubblica allo scopo di perseguire e difendere "la ragion di Stato".
Benche' sia un amante dei libri noir e dei racconti di fantapolitica, avevo acquistato il libro con un certo scettiscismo, consapevole che tirare in causa livelli occulti e' un modo spesso semplice per non spiegare e affrontare i problemi, per non arrivare mai ad una analisi dei fatti.
Nella introduzione del libro curata dal magistrato Antonio Ingroia (sostituto procuratore di Palermo) si ricorda che Falcone stesso non amava usare il termine "Terzo Livello", ad indicare quella parte della politica al serivizio della mafia. Falcone infatti sosteneva l' indipendenza decisionale-politica della mafia e non credeva all' idea di una struttura "borghese" a cui la mafia "militare" fosse assoggettata. Figuriamoci quindi un Quarto Livello superiore alla politica e all' apparato militare della mafia.
Il libro in realta' non si spinge mai oltre la presentazione di fatti noti e provati e lascia al lettore il giudizio finale, sull' esistenza o meno di un simile livello di potere. Ogni capitolo e' dedicato alla biografia di uno dei personaggi della lista, il loro ruolo nelle istituzioni italiane e i loro rapporti con criminalita', massoneria, serivizi di informazione italiani e stranieri. Nel mezzo troviamo stralci di interviste al figlio di Vito Ciancimino, Massimo, che negli ultimi anni sta rendendo noti fatti (spesso da verificare) sui rapporti del padre con istituzioni e apparato criminale.
Ho letto il libro in un solo viaggio Milano-San Francisco, divorando le pagine con lo stesso interesse e bramosia con cui avevo letto Romanzo Criminale di Giancarlo de Cataldo. Qui pero' si parla di persone reali, di fatti veri, di un intreccio tra vari gruppi di potere talmente esteso e duraturo nel tempo da fare dubitare se l' Italia sia mai stata una vera democrazia.
Ne esce un quadro inquietante in cui il rapporto mafia-Stato ha giocato un ruolo chiave fin dai primi tentativi di golpe degli anni settanta (il golpe Borghese per esempio), per arrivare fino alle stragi degli anni novanta, passando per il crack finanziario di Sindona, l' uccisione di Ambrosoli a Milano, le guerre criminali degli anni ottanta. Terminata la lettura rimane un senso di disgusto e forte impotenza, l' impressione di essere di fronte ad un mostro a cento teste, capaci di ricrescere, mutare forma ed adattarsi con rapidita'.
Il presunto ruolo di parte di apparati delle Republica nelle stragi dei primi anni novanta, e l' uso delle stesse per una strategie piu' ampia, ci ricorda come fragile sia la democrazia in Italia e come i fantasmi di golpe e cospirazioni non siano scomparsi ma rimangano un aspetto della storia recente ( e forse pure del presente) della giovane Repubblica Italiana.
mercoledì 20 ottobre 2010
Uranio

Il nucleare sembra tornare di moda nei giornali, nelle promesse di vari politici e piani energetici di varie nazioni. Con una interessante strategia di immagine, il nucleare viene proposto nelle discussioni su energia e ambiente come l' unica vera alternativa al petrolio, a quasi-zero emissioni di CO2. Nell' ultima conferenza Goldmsmith "Eart, Energy and the Environment", la sessione di apertura e' stata dominata dal senatore Lamar Alexander (repubblicano) che con entusiasmo messianico cercava di convincere la platea di quanto "verde" fosse il nucleare. Esistono anche gruppi ambientalisti "Environmentalist for Nuclear Energy" a sostegno di un ritorno del nucleare su vasta scala.
La tentazione di prendere posizioni di tipo ideologico di fronte al nucleare e' piuttosto facile. L' immaginario collettivo e' stato nutrito per anni di immagini di distruzione e morte evocate dalla parola nucleare.
Nel mio tentativo di capire se realmente il nucleare sia una strada percorribile, ho cercato di isolare quelli che sono i punti cruciali per rilancio su vasta scala
- La materia prima: estrazione, trasporto, arricchimento
- Smaltimento delle scorie e smantellamento vecchi impianti
- Sicurezza degli impianti, delle miniere e delle scorte
- Costo economico per kilowattora
Dedichero' un post a ciascuno dei punti, nei limti dei miei ricordi sbiaditi di fisica nucleare e mancanza spesso di oggettivita'. Le quattro questioni sono legate tra di loro e costituiscono piu' un problema di natura politico-economico che scientifico-tecnologico. In un mondo ideale, senza guerre, terrorismo e avidita' si potrebbe discutere dell' opzione nucleare con lungimiranza, senza escluderla a priori o proporla come panacea per tutti i mali. Nel mondo reale invece uno dei problemi centrali e' il doppio utilizzo che tecnologie nucleari possono avere: costruire bombe o centrali. Negare che esistano gruppi di persone, piu' o meno squilibrate, disposte a usare tecnologie nucleari (in senso esteso) per scopi terroristici e' negare la realta'. Un esempio storico viene dalla setta Aum Shikiro in giappone: negli anni 90 acquistarono una miniera di uranio in Australia e pagarono tecnici russi per l' arrichimento dell' uranio, primo step per costruzione di un ordigno che potesse essere dare inizio ad una nuova apocalisse. Non ci riuscirono per pura casualita' e fretta (il capo voleva la bomba subito, come conferma di una sua profezia...) e si accontentarono nel 1995 di usare il gas sarin nella metropolitana di Tokio, uccidendo una decina di persone. Se si pensa che l' AIEA (agenzia internazionale per il controllo sul nucleare), con sede a Vienna, ha meno dipendenti della polizia municipale di Vienna stessa, si puo' capire come al momento manchi una vera struttura di controllo su scala globale. La discussione sulla sicurezza legata ai primi tre punti di sopra torna ad essere puramente politica.
Un libro che affronta in modo organico e semplice parte del problema e'
"Uranium: War, Energy and the Rock That Shaped the World"
Il libro e' scritto con grande cura, unendo insieme aspetti scientifici e politici in modo mai banale o noioso. Una estesa bibliografia supporta ogni capitolo. Il libro copre un arco temporale che va dalla scoperta dei primi giacimenti nella repubblica Ceca, fino ai giorni nostri, chiamati "The Uranium Renaissance". Il punto centrale del libro e' proprio il minerale e la sua estrazione e come la sua scoperta o ricerca abbia cambiato la sorte di nazioni (e in fondo della storia del secolo scorso).
Una lettura che unisce elementi da romanzo di spie (il capitolo per esempio dell' atomica Israeliana o Pakistana), insieme a vicende da Far West, come la corsa all' Uranio in Utah. Da leggere, prima che la propaganda ecologista pro-nucleare si spinga troppo oltre...
martedì 27 luglio 2010
cinquanta classiche

In un epoca digitale ho sentito dire piu' volte che le guide di carta spariranno, surclassate dalla rapidita' di accesso alle informazioni che la rete puo' offrire.
E' pur vero che un motore di ricerca come google puo' permettere di ottenere in pochi secondi una messe di informazioni che prima avrebbe richiesto mesi. E' un aspetto positivo e rimpiangere i tempi andati di fotocopie e ricerche in polverosi scantinati di biblioteca sarebbe ridicolo.
Spesso pero' il prodotto quantita' per qualita' rimane una costante e la massa di informazione che si puo' raccogliere in pochi attimi e' di dubbia o scarsa affidabilita'. Ognuno puo' mettere cio' che vuole in rete, con risultati a volte grandiosi a volte pessimi.
Queste elucubrazioni un po' pseudo-intelletuali sarebbero forse dovute scaturire dallo scandolo che incalza su WikiLeaks, controverso motore di ricerca e repository per informazioni classifiche come segrete.
Invece mi sono venute in mente dopo avere acquistato su Amazon una delle guide di arrampicata
piu' belle degli ultimi anni! "Fifty Favorite Climbs, The ultimate North American Tick List", cinquanta arrampicatori e arrampicatrici consigliano una via "classica" nel nord America. Vera pornografia, scintilla per sogni e progetti. Non importa se non riusciro' a salire in libera il "Cobra Pillar" o se mi ritirero' con la coda tra le gambe dopo Evolution Traverse. Cio' che conta e' il senso di sfida e di avventura che il libro ancora riesce a comunicarmi. Le stesse sensazioni io non riesco a trovarle sui forum (noiosissimi) di montagna o in molti siti (con rare eccezioni) di presunti esperti. Nella guida c'e' tutta la fatica e passione dell' autore (Mark Kroese) che ha intervistato veri eroi del verticale, mettendo insieme una ricerca di vie accurata e entusiasmante. E poi la guida di carta tela puoi leggere comodamente stando al bagno, cosa poco pratica con un portatile.
Io difendo cosi' le guide cartace di arrampicata (ma pure di cucina, viaggi, hobby) e spero che non muoiano mai.
Quasi due anni fa chiesi ad un amico di prestarmi una sua guida per fare delle fotocopie. Mi rispose sorpreso e quasi irritato: "Chi ha scritto la guida e' uno di noi, un arrampicatore. Se tu la fotocopi, lui non campa e non scrivera' piu'...". Mi sentii un verme e promisi a me stesso di non fotocopiare piu' ...
l' opzione pinatubo

Nell' Aprile del 1815 l 'eruzione del monte Tambora in Indonesia mando' in orbita un getto di diossido di zolfo alto circa 35 chilometri e formo' 200 milioni di tonnelate di gocce di acido solforico, disperse nell' atmosfera. Un' area di circa 400 mila Km quadri venne ricoperta da ceneri e 70 mila persone persero la vita. Le conseguenza dell' eruzione andarono al di la' dell' Indonesia. Il 1815 e' infatto passato alla storia come l' anno senza estate, con temperature sotto lo zero registrate in piena estate a New York o Londra. L'acido solforico e le ceneri rimasero nell' atmosfera e schermarono i raggi del sole. La fredda estate porto con se penuria di raccolti e quindi carestia.
Sembrerebbe questa una storia dell' inevitabile corso della Natura, sulla potenza degli elementi e sulla fragilita' dell' uomo. Invece e' anche il punto di partenza di una idea che da decenni scava nella testa di qualche scienziato, idea al centro di un recente e controverso dibattito: cambiare il clima e la temperatura del pianeta imettendo nell' aria sostanza di vario tipo in modo da riflettere la luce del sole.
L' idea non e' nuova. I sovietici avevano condotto esperimenti simili, con il sogno di rendere la Siberia un luogo abitabile e coltivabile. Ultimamente diversi dipartimenti federali hanno iniziato a finanziari studi sulla fattibilita' e i rischi.
Visto che (forse) il riscaldamento globale e' dovuto all' inquinamento dell' uomo, una buona idea e' sparare in aria ancora piu' sostanze nella speranza di avere l' effetto contrario.
Un libro uscito di recente - "Hack the planet" -cerca di presentare questo nuovo settore di ricerca noto come ingegneria climatica. L' autore cela mette tutta per dare un taglio avvincente e spiritoso al libro, ma forse avrebbe fatto meglio a scivere la meta' delle pagine e usare uno stile piu' coinciso. In mezzo a tante parole al vento, ne emerge pero' un quadro desolante che e' anche lo specchio di come spesso le questioni ambientali vengono risolte. Si cerca una soluzione momentanea e si lascia alle generazioni futuro il peso delle scelte.
Nonostante non si sappia molto sui rischi e gli squilibri di un simile approccio, in molti pensano che potrebbe essere una soluzione estrema se la temperatura continuera' ad aumentare.
Nel frattempo si potra' ancora guidare cento miglia per comprare un cartone di latte, mangiare 200 chili di carne all' anno e cambiare il cellulare ogni mese. Magari pero' indossando maschere a gas....
venerdì 14 maggio 2010
solitary fitness

Il libro Solitary Fitness e' la soluzione a tutte quelle piccole ossessioni compulsive che si possono scatenare nelle testa al pensiero di stare lontani da una palestra o dell' attivita' fisica in genere. Il libro e' stato scritto in un inglese traballante e in una prosa semplice da
Charles Bronson, noto come il prigioniero piu' pericoloso del Regno Unito. Il povero Bronson avrebbe dovuto fare solo sei anni di gabbia per una rapina alle poste (rubo' ventisei sterline). Uno volta dentro il suo atteggiamento un po' "scontroso" lo ha portato ad accumulare anni ed anni di pena, finendo per passare piu' di trent'anni in prigione. Degno di nota l' episodio in cui prende in ostaggio il direttore del carcere e lo solleva di peso sulla sua testa.
Bronson, ex pugile in incontri clandestini, ha sviluppato un suo metodo di allenamento nella solitudine della cella di isolamento. Potete immaginare i macchinari a sua disposizione: una sedia, qualche libro, un asciugamano.
Se il libro fosse solo una serie di esercizi sarebbe stato pero' degno di poca attenzione.
Invece e' un condensato di saggezza ergastolana, un inno alla vita attiva e a impegnarsi a usare al meglio tempo ed energie. Consigli sulla dieta, sulle relazione sociali, su come uccidere una vacca con un pungo e persino su come curare il cancro al colon! Se siete persone sensibili e politicamente corrette sconsiglio il libro (memorabile il capitolo contro le persone grasse...).
Esiste anche un sito in cui firmare una petizione per la sua liberazione. A me pero' e' venuto il sospetto che fuori, nel mondo "civile", Bronson non saprebbe proprio che fare...
domenica 4 aprile 2010
Mainstream..
I padri fondatori della nazione Americana crearono una Costituzione segreta, dove racchiusero emendamenti dal valore magico, per il controllo del popolo americano. Il solo fruscio delle pagine poteva madare in trans le persone intorno e costringerle ad ubbidire. Il libro ando' perso pero' negli anni cinquanta e li ebbe inizio il declino morale della nazione, la decadenza dei costumi , la perdita dei sani valori.
Dopo cinquant'anni la casa bianca, nella figura di un perverso segretario di stato, vuole il libro indietro nel tentativo disperato di riportare la nazione sulla retta via della moralita' e ordine. Il compito viene affidato ad un investigatore privato, ex CIA, che scoprira' presto che il libro e' diventato merce di scambio fra gruppi di pervertiti di ogni sorta e tipo. Il suo viaggio da New York a Los Angeles diventa cosi' un viaggio attraverso ogni possibile tipo di devianza e perversione.
Adolescenti che si eccitano di fronte ai film di Gozzilla, uomini di mezza eta' che fanno sesso con le ostriche, nerboruti omossesuali che si iniettano acqua e sale nei testicoli...
Ma si tratta davvero di devianze? al di le' della storie e dei personaggi questa e' il tema realmente interessante del libro: che cosa e' normale? che cosa e' "mainstream" e cosa e' invece "alternativo" o underground? in una epoca in cui si puo' avere accesso praticamente a foto e informazione su ogni pratica e costume, ha ancora senso parlare di mainstream?
Il confine di cio' che e' moralmente accettabile si sposta di continuo. Il "mainstreamm" divora e ingloba ogni aspetto delle vicende umane.
Le ingloba e cio' che era nascosto, sotterraneo, non lo e' piu'.
Nel libro uno dei temi centrali e' per esempio la pornografia. Quello che trenta anni fa era considerato osceno, ora viene mostrato senza problemi nei film per famiglie. Una coscia nuda poteva scatenare orde di ormoni
nei ragazzini degli anni cinquanta, ora un nudo integrale viene usato pure per la pubblicita' delle merendine. Chi cerca di definire i "sani valori di un tempo" ha perso di vista la realta', fa finta di non vedere oppure e' proprio in cattiva fede...
martedì 2 marzo 2010
All' ombra del potere

Kike Arnal ha speso 255 giorni tra le strade di Washington fotografando la citta' in bianco e nero.
Il suo lavoro si trova qui
Le foto parlano da sole.
lunedì 1 marzo 2010
Q, il gioco di carte

Ecco un buon esempio per smentire chi si lamenta che in accademia si annidano solo fannulloni e mangiapane a tradimento! L' amico e compagno ET mette a tacere i maligni e i delatori del mondo accademico itagliano con una mirabile opera di ingegno e fantasia.
Nonostante le notti insonni a cambiare pannolini e scaldare biberon, ET ha trovato il tempo per creare, con le sue sole forze, il gioco di carte ispirato al romanzo Q, capolavoro del (fu) collettivo Luther Blisset, ora Wu Ming. Chi ha amato il romanzo, non puo' non scaricare il giuco e diffonderlo su tutto il territorio nazionale.
La grafica e' ancora un po' veterosovietica, ma mica si poteva chiedere tutto agli sforzi di un solo uomo!
Parafrasando ET dei tempi che furono (direi circa tredici anni fa'...sic!...) " Io vi do il gioco, ma non sono sicuro che riusciate a giocarci..."... ma questa e' una citazione per pochi...
lunedì 1 giugno 2009
fine del mondo

Non e' certo un segreto la mia attrazione per scenari millenaristici, fine del mondo, disastri
ecologici, vendetta del pianeta terra contro il virus uomo... non che mi sia indifferente
passare la mia vecchiaia a lottare per un bicchiere di acqua potabile, anzi... trovo pero' che in queste scenari estremi
riemerga la natura piu' profonda ed istintuale degli esseri umani, nel bene e nel male. Una sorta di nocciolo primordiale
di istinti, passioni, bisogni, qualita' e difetti spesso cancellati o tenuti sotto controllo dal modo in un cui viviamo.
Che c'entra tutto questo con un tranquillo fine settimana sulla Sierra a cercare briciole di gloria tra granito e fessure poco
amichevoli?
niente apparentemnte, se non fosse che Domenica ho arrampicato per caso con un signore sui cinquanta, un reduce di Camp4 degli
anni d' oro, uno che ha salito Astroman e The Rostrum negli anni settanta, quando all' epoca erano considerate le vie piu' dure
del Nord America e non solo.
Insomma tra un tiro e l' altro mi sono goduto i racconti di quell' epoca pioneristica, i gossip di Camp4, i disturbi e le
abberrazioni mentali di un gruppo di giovani che pensavano all' epoca di essere il centro del mondo.
Salutandoci al parcheggio, mi ha dato il suo biglietto da visita, con uno strano sito
www.whentechfails.com
ehmmm ho pensato, sara' mica uno di quei cristiani fondamentalisti anti scienza?
Ritornato a casa ho poi invece scoperto di avere arrampicato con uno scrittore-ingegnere-scienziato che si e' occupato e si occupa
di ambiente e che ha pubblicato una specie di best seller su come sopravvivere al "dopo apocalisse"...
ahhh se lo avessi saputo prima! sarebbe stato il pomeriggio perfetto: granito, storie su Camp4, apocallise!
sabato 27 settembre 2008
Disease

Ho acquistato il libro attratto dalla grafica, senza neanche sfogliarlo. Era in offerta in un grande magazzino e la Grande Falciatrice in copertina appariva cosi' fuori posto in mezzo alla biografie in offerta di oscuri personaggi famosi del mainstream americano.
Piaghe, virus, batteri, epidemie sono i protagonisti di questo libro. L' autrice (Mary Dobson) ne descrive cinquanta, facendo una cronologia della malattia, il suo impatto nel corso degli anni, spiegandone l' origine e i fattori che l' hanno fatta proliferare o hanno portato alla sua estinzione.
La fantasia corre sulle immagine d'epoca o spinta dalla descrizione degli effetti dell' Ebola.
Cio' che mi ha colpito sopra ogni cosa e' che qualsiasi malattia tu possa segliere, sicuramente questa continua a mietere vittime in Africa. Cosa ancora piu' triste, a volte basterebbero soluzioni a bassa tecnologia per salvare milioni di vite. Una rete antizanzare nel letto, basterebbe a ridurre drasticamente i casi di malaria...
Ma pare ora ci siano altre priorita' (salvare Wall Street per esempio). Magari un giorno sara' pure il turno dell' Africa...
venerdì 4 luglio 2008
4 luglio...
Settimane fa mi sono convinto a cercare un libro di storiaAmericana, giusto per capire meglio il posto dove sono, per confermare o confutare tutti i pregiudizi che mi porto dietro sulla storia di questo paese...
Consigliato da un amico ho iniziato
a leggere "A People's History of the United States" di Howard Zinn,
Il libro e' corposo e, nell' ultima edizione, copre un periodo di tempo che va dall' arrivo di Colombo all' 11 settembre e l' era Bush. Nonostante sia un saggio , ha la scorrevolezza di un grande romanzo e offre una prospettiva "dal basso" della storia di questo paese... non l' ho ancora concluso e vorrei scriverci con calma una volta terminata la lettura. Ora segnalo solo una versione on-line per chi volesse leggerne anche solo qualche capitolo.
Consiglio il primo, quello su Cristoforo Colombo: il navigatore romantico, per ripagarsi dei debiti accumulati per organizzare le spedizioni oltreoceano, ridusse in schiavitu' intere isole dei caraibi, costringendo i locali a lavorare in
miniere improvvisate, nel vano e inutile tentativo di trovare un oro inesistente.
Compi rappresagli educative contro i villaggi che non riuscivano ad accumulare
oro a sufficienza e, alla fine, convintosi che di oro nelle isole non cen'era, promise schiavi ai finanziatori spagnoli: i piu' morirono nella traversata.
Qui c'e' pure una giornata di festa nazionale, "Il Columbus day"; in Italia ci sono invece strade, piazze e anni fa ne fecero pure un "simpatico" pupazzetto per festeggiare credo il cinquecentenario della "scoperta" dell' America...
venerdì 30 maggio 2008
Il prezzo del cibo

Libro di foto e storie, che si aprono su un mondo
parallello alla California delle spiagge da cartolina,
delle citta' "liberal" o dei parchi selvaggi...
E' il mondo dei migranti che per trenta dollari al giorno raccolgono tonnellate di verdura e frutta, per fare in modo che il consumatore medio possa avere il prezzo piu' basso e magari continuare pure a lamentarsi. Quasi sempre senza permesso di soggiorno, vivono in container, capanne, treni in disuso o case sovraffolate. Ufficialmente non esistono e si materializzano magari nei discorsi di qualche politicante/predicatore "perche' sono troppi"...
Mi piacerebbe vedere un giorno cosa succederebbe ai fidati e mansueti elettori se di colpo sparissero questi "illegali", chi andrebbe a spaccarsi la schiena a cinquanta centesimi per quintale di pomodori. Sarebbe magari educativo organizzare delle gite "a ritroso": prendere un campione variagato di politici ed elettori e fargli passare il confine con il Messico a piedi, in mezzo al deserto per poi vivere anche solo un mese da "straniero" in terra Messicana. Chi passa il test (se lo passa) avra' poi diritto di sparare tutte le stronzate che vuole sull' immigrazione e sugli stranieri...
Scrivo sul Messico, ma in realta' avrei molto piu' piacere a fare un test del genere su parecchia gente in Itaglia...magari sarebbe la volta buone che ce li togliamo di mezzo...
Storia a margine: siccome sono in un periodo in cui amo fare polemica a gratis, giusto l' altro giorno al supermercato ho avuto un "frizzante" scambio di opinioni con una coppia di fronte al banco della frutta. I due si lamentavano del prezzo (ridicolo) delle fragole e, ammiccando, si sono rivolti verso di me, cercando forse supporto per la loro lamentatio... io ho fatto notare che se le avessero raccolte loro sotto il sole probabilmente avrebbero preteso almeno il triplo e forse sarebbe stato per loro salutare andarci un giorno a raccoglierle. Dalle facce ho dedotto che non hanno apprezzato o forse nemmeno capito....
Un saggio delle foto si puo' trovare qui
domenica 27 aprile 2008
The Road
Volendo mettere un etichetta, o definire un genere, The Road potrebbe essere definito come un romanzo post-apocalittico. Cormac McCarthy descrive il viaggio fuga di un padre e di suo figlio attraverso un' America completamente bruciata, dove tutte le forme di vita sono state spazzate via da un misterioso e non descritto
evento apocalittico. I due personaggi tentano di raggiungere il Sud Ovest, nella speranza di sfuggire dai rigori dell' inverno, attraverso montagne desolate, boschi inceneriti e citta' fantasma, dove tutto e' coperto da cenere.
Il ritmo del romanzo e' lento, modulato quasi dall' incedere incerto dei protagonisti, ossessionati da una fame perenne e dal timore di incontrare le bande di fuorilegge/cannibali che controllano le strade. Sono rimasto incollato al libro, completamente assorbito nel seguire la gioia del padre e del figlio per una scatoletta di cibo trovato e il loro terrore di fronte alle file di persone bruciate vive ai bordi delle strade.
Inutile dire che all' inizio avevo comprato il libro spinto dalla mia componente escatologica, dalla mia attrazione per gli scenari apocallittici...
Alla fine pero' sarebbe riduttivo vedere il libro come la descrizione di una fuga tra scenari da day- after o come un'ennesimo romanzo su sopravvissuti. Il libro e' soprattutto la storia di un legame fortissimo tra due persone -un padre ed un figlio- e, dietro il viaggio tra macerie e desolazione, c'e' in fondo un viaggio atttraverso gli istinti ultimi e i sentimenti piu' profondi dell' essere umano.
Un po' fuori tema dal contento del libro, mi chiedo se sia davvero necessario
un evento drammattico, uno shock forte per risvegliare il genere umano dal sonno della ragione..o se un cambio di stili di vita possa pure avvenire in modo graduale...magari poi "l' evento drammatico" potrebbe lasciare solo cenere intorno e ben poca speranza di ricostruire... (la frittata di cipolle ha sempre un effetto devastante sulla mia vena millenarista...)
lunedì 25 febbraio 2008
Nemesis

Nemesis e' l'ultimo libro di un trilogia scritta da Chalmers Johnson, giornalista, scrittore e documentarista. Il libro fa parte della collana "The American Empire Project", una serie di libri che tenta di smontare e analizzare l'attuale situazione militare, economica e politica degli USA, nelle loro prospettive imperiali.
Quella che un tempo sembrava essere una parola impronunciabile per molti politici -Impero- e' diventata l' idea fissa della banda di persone che controllano la casa bianca. In effetti il tema del libro non e' certo nuovo, ma almeno questa volta il libro sono riuscito a finirlo e capirlo, mentre in passato simili opere mi avevano
respinto al primo capitolo (li tengo pero' in bella mostra nella libreria, che' fa fino avere certi tomi...).
Nel libro , senza alcuna rettorica o veemenza ideologica, viene presentata la nuova politica imperiale americana, e le sue conseguenze sulla vita politica interna agli Stati Uniti e sui futuri assetti mondiali. Viene mostrato il funzionamento della rete di basi militari intorno al mondo e la struttura "imperiale" delle forze statunitensi sparse sul pianeta, con un parallelo con gli imperi del passato, quello Romano e Brittanico. Una proiezione di forze che mira negli anni futuri allo spazio, in un delirante progetto di costruzione di nuove basi in orbita, capaci di colpire in ogni luogo senza problemi di spazi aerei o di governi pacifisti o di regimi a cui dare la biada. Con la motivazione della sicurezza, il potere esecutivo ha eroso negli anni il senso stesso della carta costiuzionale americana, affidando alle agenzie di sicurezza, attravero immensi "black budget", un potere di azione praticamente senza controllo. L 'agenzia centrale di sicurezza e' diventata insieme alle forze speciali, un corpo privato del presidente e del suo staff, senza che il parlamento possa in alcun modo anche solo conoscere bilanci e finalita' delle operazioni.
Finito il libro, ho avuto la sensazione che l' entusiasmo per la campagna elettorale americana, la speranza di un cambio di guardia a Washington sia in qualche misura esagerato o fuorviante. E' chiaro che chiunque sara' meglio dell' attuale amministrazione, ma ci sono interessi e forze che vanno al di la' del personaggio che per qualche anno verra' poi chiamato presidente. Interessi e forze che garantiscono la sopravvivenza di questo paese, almeno per come e' ora, nei suoi stili di vita e cultura. Mi sono risvegliato con un certo imbarazzo dal sonno della ragione quando mi e' stato fatto notare da un amico che stavo giudicando come partecipazione quello che e' forse meglio definire come entusiasmo messianico....si aspetta l' uomo della previdenza che rimetta a posto tutto e ridia felicita' e serenita', senza sforzo. Nella provincia mediterranea dell' Impero accade qualche cosa del genere, ma questo magari meritera' un altro post di deliri...
venerdì 8 febbraio 2008
L' ultimo uomo
Ultimamente al cinema sto guardando di tutto, anche i prodotti ammerigani di peggiore specie.Il fondo l'ho toccato con "Coverfield", una vera "cagata pazzesca". Sono andato a vederlo perche' avevo visto la coda di fronte al cinema e mi era sembrato interessante seguire i costumi del luogo e immergermi in cotanta americanita'.
Il brusio degli spettatori e i commenti a voce alta durante il film, mi hanno fatto divertire piu' del film.
Distaccato da Coverfield, ma sempre in posizione piuttosto bassa si piazza "I am a legend", la cui unica dote sono le scene di una New York da Day after, che fanno sempre presa
su una mia certa tendenza escatologica- millenarista.
Non pago di avere buttato otto dollari, mi sono pure comprato il libro a cui dicevano il film si fosse ispirato. Grazie a questo acquisto compulsivo, ho scoperto un libro che non ha niente a che vedere con il film e che racconta una storia ben diversa dalla trama del film, con un protagonista -Robert Neville- ben piu' complesso e umano del povero W. Smith...Il libro e' del 1954 e racconta la storia dell' ultimo uomo sulla terra e dei sui sforzi per sopravvivere, dopo che una piaga trasportata da tempeste di sabbia ha distrutto il genere umano, uccidendo i piu' e trasformando molti in vampiri. Vampiri che ormai sono i veri abitanti della terra e tra cui circola la leggenda di un unico sopravvissuto, di un uomo che gira di giorno e uccide i vampiri nel sonno... un uomo da trovare e uccidere, perche' diverso. Tutto questo nel film e' assente, come se la storia originale potesse essere una metafora troppo forte per un film da incasso...
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