Ara sa terra, massaju, ca est ora de arare...



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mercoledì 29 febbraio 2012

Fine dell' assedio





Il 29 Febbraio 1996 terminava il piu' lungo assedio dell' epoca moderna, l' assedio di Sarajevo. Le truppe Serbe tennero sotto controllo la citta' per cinque anni, bloccando l' arrivo di viveri, medicinali, gas, acqua ed elettricita'. La citta' piombo' in uno stato medievale e i suoi abitanti dovettero imparare subito a sopravvivere con poco o niente. Un tunnel sotterraneo nei pressi dell' areoporto era l' unico contatto con il resto del mondo. 10000 morti, 56000 feriti. Il collettivo di artisti FAMA creo' una semi ironica "guida Michelin" per sopravvivere all' assedio, che da un' idea di quanto gli abitanti di Sarajevo dovettero sopportare.
Ci vollero quattro anni, prima che le "potenze occidentali" si muovessero e liberassero la citta' dall' assedio bombardando le postazioni Serbe sulle colline circostanti. La resistenza degli abitanti di Sarajevo (Bosniaci, Croati, Serbi... si anche Serbi) rimane per me un esempio immenso di caparbieta', sacrificio e in qualche modo un inno alla vita.


Nel Luglio del 2005 pedalai da Trieste a Sarajevo, passando attraverso la Bosnia rurale. Arrivai a Sarajevo da Sud, percorrendo la strada che unisce la citta' con Monstar. Vivendo a Trieste avevo sempre sentito il vicino confine con la Slovenia come un richiamo affascinante. Si poteva pedalare pochi minuti e si entrava in un mondo diverso, per lingua, cucina, tradizioni. Sul Carso, mi capitava spesso di passare vicino alle vecchie postazioni dell'armata Jugoslava e ogni volta mi veniva da pensare alla guerra iniziata nel 1991 e a come un massacro di quelle dimensioni fosse potuto continuare per anni non lontano dal confine. Un giorno d'estate, senza molta pianificazione, presi la bici e decisi che arrivarci pedalando potesse essere un modo per tentare di capire cosa  fosse stato quel conflitto e quali fossero i segni lasciati, quando le televisioni vanno via e non sene parla piu'. I dieci anni trascorsi non avevo cancellato il passaggio delle truppe, la distruzione portata dalla guerra. I segni della violenza e della sua stupidita' rimanevano li, nei campanili e minareti sventrati, nei campi minati, nei villaggi vuoti al confine con la Croazia, nei silenzi spettrali di vallate ormai spopolate.

                                             Cupe Vampe, da Linea Gotica CSI.


Da Monstar la strada guadagna elevazione, si arriva in cima alle montagne che circondano la valle del fiume Miljacka e poi si scende fino ad arrivare in citta'. Arrivato a Sarajevo, onorai i chilometri fatti con una visita ad una pasticceria e poi decisi di andare a vedere subito cio' che  rimaneva della vecchia biblioteca. L' armata Serba la distrusse con bombe incendiare all' inizio dell' assedio e per giorni Sarajevo rimase coperta di cenere e pagine di libri e manoscritti bruciate. I cecchini spararono sui vigili del fuoco accorsi sul posto e cosi' non si salvo niente del patrimonio librario dei Bosniaci (alcuni vecchi manoscritti pare sfuggirono alla distruzione e vennero venduti al mercato nero in cambio di armi). Non fu certo il gesto piu' crudele in cinque anni di assedio, eppure resta come un simbolo di cio' che furono quegli anni. Ancora mi chiedo come si sarebbe potuto evitare, se quella storia abbia insegnato qualcosa, quali e quante siano le Sarajevo abbondanate nel mondo. So la risposta e mi imbarazzo per la stupidita' umana.


mercoledì 15 febbraio 2012

Cravatte e rivoluzione





La cravatta era il segno distintivo. Potevano calzare scarpe da ginnastica, indossare pantaloni con le pezze e giacche risalenti al primo dopoguerra, ma la cravatta doveva esserci. In questo senso erano piu' riconoscibili dei seguaci di Scientology, ma facilmente confondibili, almeno all' inizio, con i testimoni di Geova. Credo che la cravatta fosse il loro modo di distinguersi dallo sciame di grupposcoli, fazioni, sette che popolavano (e popolano tutt'ora credo) la galassia politico-ribelle-giovanilista.
Le prime volte ci cascai e non riuscii a schivarli in tempo. Preso da sfinimento, finii pure per comprare il giornale -Lotta Comunista- o meglio dare una donazione in cambio del giornale. Mi impegnai pure e tentai di leggerlo, ma non andai oltre la prima pagina. Per carita', qualcuno poi mi ha detto che le analisi proposte erano ben fatte e pure interessanti, ma io riuscii mai a vincere la barriera iniziale. Andrea e Felice -i miei conquilini di allora- mi iscrissero per scherzo ad un corso di Leninismo e diedero a mia insaputa il mio nome e numero di telefono ad una di loro. La ragazza chiamo' a casa chiedendo di me e io per un paio di secondi ebbi pure la fallace illusione che una donna sconosciuta mi cercasse per uscire, cosi' a gratis, senza sforzo...nonostante  gli ormoni liberi e impazzati da universitario del primo anno, io al corso non ci andai.

Insomma avrei dovuto essere ben preparato da tutte queste lezioni di vita vissuta e invece ieri mi hanno preso alla sconfidata (sprovvista in Italiano), mentre andavo a prendere un caffe'. Mi hanno circondato avvicinato in due, senza cravatta, uno con un giornale e l'altro con il libro, e non ho saputo bene come difendermi. Volevano vendermi un libro "Basics" e io all' inizio ho pensato che fosse sul linguaggio di programmazione e gli ho risposto -da vero nerd- che programmavo in C++, in fortran90 se va male. E invece non erano nerds che facevano propaganda per il vetusto linguaggio, ma erano Maoisti! E hanno iniziato a citarmi Mao e il glorioso passato rivoluzionario di tale Bob Avakian (dalle cui iniziale il titolo con un sottilissimo gioco di parole), unico leader maximo in grado di guidare la rivoluzione in USA. Siccome il giorno prima mi ero dovuto difendere da due che cercavamo di vendermi un libro su un santone, ho pensato che fossero gli stessi ma travestiti. E in effetti in quanto a culto della personalita' i due rivoluzionari ci andavano forte, che quasi mi sono sentito in colpa per averli scambiati per due di Lotta Comunista in trasferta (ho poi scoperto che il culto della personalita' pare essere uno dei punti forti del pensiero di tale BA). Per circa trenta secondi ho mantenuto alta l'attenzione, poi il mio focus e' svanito e sono stato li a guardarli, senza ascoltare. Cercavo qualcosa di brillante da dire per sganciarmi, del tipo "Come mai non avete la cravatta?", ma invece li ho presi solo per sfinimento e imbarazzo. Dopo secondi di silenzio in cui non interagivo, sene sono andati. Non c'e' piu la caparbieta' Maoista di una volta.

sabato 18 giugno 2011

Quarto Livello




"Il quarto livello" e' un libro inchiesta scritto da Maurizio Torrealta, sui rapporti tra alcuni organi dello Stato Italiano e la mafia intercorsi tra la fine della seconda guerra mondiale e gli anni novanta. Il libro prende spunto da una lista di dodici (piu' uno) nomi che Vito Ciancimino (ex sindaco di Palermo, membro di Gladio, uomo cardine tra polica e mafia) invio' a se stesso nel 1990. La lista, a detto di Ciancimino, includerebbe i nomi di uomini delle istituzione appartenenti al Quarto Livello, una struttura trasversale al di sopra della politica e della criminalita', che avrebbe gestito e indirizzato i rapporti tra mafia, servizi segreti, istituzioni della Repubblica allo scopo di perseguire e difendere "la ragion di Stato".
Benche' sia un amante dei libri noir e dei racconti di fantapolitica, avevo acquistato il libro con un certo scettiscismo, consapevole che tirare in causa livelli occulti e' un modo spesso semplice per non spiegare e affrontare i problemi, per non arrivare mai ad una analisi dei fatti.
Nella introduzione del libro curata dal magistrato Antonio Ingroia (sostituto procuratore di Palermo) si ricorda che Falcone stesso non amava usare il termine "Terzo Livello", ad indicare quella parte della politica al serivizio della mafia. Falcone infatti sosteneva l' indipendenza decisionale-politica della mafia e non credeva all' idea di una struttura "borghese" a cui la mafia "militare" fosse assoggettata. Figuriamoci quindi un Quarto Livello superiore alla politica e all' apparato militare della mafia.
Il libro in realta' non si spinge mai oltre la presentazione di fatti noti e provati e lascia al lettore il giudizio finale, sull' esistenza o meno di un simile livello di potere. Ogni capitolo e' dedicato alla biografia di uno dei personaggi della lista, il loro ruolo nelle istituzioni italiane e i loro rapporti con criminalita', massoneria, serivizi di informazione italiani e stranieri. Nel mezzo troviamo stralci di interviste al figlio di Vito Ciancimino, Massimo, che negli ultimi anni sta rendendo noti fatti (spesso da verificare) sui rapporti del padre con istituzioni e apparato criminale.

Ho letto il libro in un solo viaggio Milano-San Francisco, divorando le pagine con lo stesso interesse e bramosia con cui avevo letto Romanzo Criminale di Giancarlo de Cataldo. Qui pero' si parla di persone reali, di fatti veri, di un intreccio tra vari gruppi di potere talmente esteso e duraturo nel tempo da fare dubitare se l' Italia sia mai stata una vera democrazia.
Ne esce un quadro inquietante in cui il rapporto mafia-Stato ha giocato un ruolo chiave fin dai primi tentativi di golpe degli anni settanta (il golpe Borghese per esempio), per arrivare fino alle stragi degli anni novanta, passando per il crack finanziario di Sindona, l' uccisione di Ambrosoli a Milano, le guerre criminali degli anni ottanta. Terminata la lettura rimane un senso di disgusto e forte impotenza, l' impressione di essere di fronte ad un mostro a cento teste, capaci di ricrescere, mutare forma ed adattarsi con rapidita'.
Il presunto ruolo di parte di apparati delle Republica nelle stragi dei primi anni novanta, e l' uso delle stesse per una strategie piu' ampia, ci ricorda come fragile sia la democrazia in Italia e come i fantasmi di golpe e cospirazioni non siano scomparsi ma rimangano un aspetto della storia recente ( e forse pure del presente) della giovane Repubblica Italiana.

mercoledì 20 ottobre 2010

Uranio




Il nucleare sembra tornare di moda nei giornali, nelle promesse di vari politici e piani energetici di varie nazioni. Con una interessante strategia di immagine, il nucleare viene proposto nelle discussioni su energia e ambiente come l' unica vera alternativa al petrolio, a quasi-zero emissioni di CO2. Nell' ultima conferenza Goldmsmith "Eart, Energy and the Environment", la sessione di apertura e' stata dominata dal senatore Lamar Alexander (repubblicano) che con entusiasmo messianico cercava di convincere la platea di quanto "verde" fosse il nucleare. Esistono anche gruppi ambientalisti "Environmentalist for Nuclear Energy" a sostegno di un ritorno del nucleare su vasta scala.
La tentazione di prendere posizioni di tipo ideologico di fronte al nucleare e' piuttosto facile. L' immaginario collettivo e' stato nutrito per anni di immagini di distruzione e morte evocate dalla parola nucleare.
Nel mio tentativo di capire se realmente il nucleare sia una strada percorribile, ho cercato di isolare quelli che sono i punti cruciali per rilancio su vasta scala

- La materia prima: estrazione, trasporto, arricchimento
- Smaltimento delle scorie e smantellamento vecchi impianti
- Sicurezza degli impianti, delle miniere e delle scorte
- Costo economico per kilowattora

Dedichero' un post a ciascuno dei punti, nei limti dei miei ricordi sbiaditi di fisica nucleare e mancanza spesso di oggettivita'. Le quattro questioni sono legate tra di loro e costituiscono piu' un problema di natura politico-economico che scientifico-tecnologico. In un mondo ideale, senza guerre, terrorismo e avidita' si potrebbe discutere dell' opzione nucleare con lungimiranza, senza escluderla a priori o proporla come panacea per tutti i mali. Nel mondo reale invece uno dei problemi centrali e' il doppio utilizzo che tecnologie nucleari possono avere: costruire bombe o centrali. Negare che esistano gruppi di persone, piu' o meno squilibrate, disposte a usare tecnologie nucleari (in senso esteso) per scopi terroristici e' negare la realta'. Un esempio storico viene dalla setta Aum Shikiro in giappone: negli anni 90 acquistarono una miniera di uranio in Australia e pagarono tecnici russi per l' arrichimento dell' uranio, primo step per costruzione di un ordigno che potesse essere dare inizio ad una nuova apocalisse. Non ci riuscirono per pura casualita' e fretta (il capo voleva la bomba subito, come conferma di una sua profezia...) e si accontentarono nel 1995 di usare il gas sarin nella metropolitana di Tokio, uccidendo una decina di persone. Se si pensa che l' AIEA (agenzia internazionale per il controllo sul nucleare), con sede a Vienna, ha meno dipendenti della polizia municipale di Vienna stessa, si puo' capire come al momento manchi una vera struttura di controllo su scala globale. La discussione sulla sicurezza legata ai primi tre punti di sopra torna ad essere puramente politica.

Un libro che affronta in modo organico e semplice parte del problema e'
"Uranium: War, Energy and the Rock That Shaped the World"

Il libro e' scritto con grande cura, unendo insieme aspetti scientifici e politici in modo mai banale o noioso. Una estesa bibliografia supporta ogni capitolo. Il libro copre un arco temporale che va dalla scoperta dei primi giacimenti nella repubblica Ceca, fino ai giorni nostri, chiamati "The Uranium Renaissance". Il punto centrale del libro e' proprio il minerale e la sua estrazione e come la sua scoperta o ricerca abbia cambiato la sorte di nazioni (e in fondo della storia del secolo scorso).
Una lettura che unisce elementi da romanzo di spie (il capitolo per esempio dell' atomica Israeliana o Pakistana), insieme a vicende da Far West, come la corsa all' Uranio in Utah. Da leggere, prima che la propaganda ecologista pro-nucleare si spinga troppo oltre...

sabato 2 ottobre 2010

Promozioni Casuali

Piu' di una volta mi e' capitato di imprecare e bestemmiare di fronte ad un impiegato incopetente, pigro o semplicemente stupido. Mi sono sempre chiesto come le persone meno opportune finiscano in posizioni o ruoli totalmente inadatti alle loro competenze.

Il fenomeno e' piuttosto diffuso in Itaglia, ma pure negli Stati Uniti gli uffici pullulano di gente che a stento riesce a parlare e a mettere una firma. Imputavo la cosa al malgoverno, a politiche clientelari, alla partitocrazia e al clero... e invece ho scoperto che e' quasi una legge naturale, un fenomeno assolutamente generale di ogni struttura gerarchica: avere un idiota nel posto sbagliato.

Giorni fa' ho infatti scoperto dell' esistenza di un "teorema" dimostrato dallo psicologo Canadese Laurence J. Peter nei tardi anni sessanta. Il "teorema" puo' essere cosi enunciato
"Ogni membro di una organizzazione gerarchica sale nella gerarchia fino a che lui/lei raggiunge il suo/sua livello di massima incompetenza".
La cosa appare paradossale, ma a ben pensarci c'e' un fondo di verita'. Immaginate un impiegato diligente che, per meriti e abnegazione, viene promosso al rango , che ne so' , di capo ufficio. Il fatto che fosse un impiegato modello, non implica che avesse pure le doti per gestire l' ufficio nel migliore dei modi... potrei continuare con una marea di esempi...


Come venirne a capo?
Il genio Italico ha finalmente risolto il dilemma, fornendo una soluzione basata su conti e simulazioni numeriche. L' articolo si puo' scaricare a gratis qui. Le simulazioni indicano che un modo per migliore l' efficienza dell' organizzazione e' di promuovere in modo causale i membri delle classi.
Prendete per esempio l' impiegato modello del reparto pubbliche relazioni o lo spedite a pulire i cessi. Promuovete l' uscere a capo della sezione ricerca e sviluppo. Prima o poi, si raggiungera' una configurazione ottimale, di massima efficienza. Che non sia pure la soluzione per raddrizzare le sorti del mondo?

martedì 2 marzo 2010

All' ombra del potere




Kike Arnal ha speso 255 giorni tra le strade di Washington fotografando la citta' in bianco e nero.
Il suo lavoro si trova qui
Le foto parlano da sole.

domenica 23 novembre 2008

Liberal California ....




Durante l' ultima tornata elettorale i cittadini della California hanno votato per numerosi
referendum popolari sui piu' svariati temi, dall' energia, ai trasporti, persino su quanto spazio debba essere riservato ai polli in gabbia...
Nella messe di leggi da approvare o abolire due erano particolarmente care ad un variegato fronte
di religiosi di varie parrocchie e credo... una sull' aborto , nota come "Prop 4" e l' altra era
la "Prop 8", sulle coppie gay. La Prop 4, che cercava di imporre misure restrittive sull' aborto, non e' passata. La Prop 8, proponeva una modifica della Costituzione dello stato della California in modo da restringere la definizione di matronio come l' unione tra un uomo ed una donna, rendendo quindi non valida la legge in vigore in California che permetteva matrimoni tra persone dello stesso sesso.
La Prop 8 e' passata, con il 52.1% dei voti a favore. I sostenitori della Prop 8 hanno speso circa 35 milioni di dollari in campagne pubblicitarie, usando in modo massicio televisione e giornali. I mormoni, dal vicino Nevada, hanno dato denaro in grande copia, terrorizzati da un possibile effetto valanga in caso di sconfitta.
"Salva il matrimonio" era lo slogan corrente, insieme all' invito a proteggere " i nostri figli" dalla possibilita' che in un futuro prossimo a scuola le insegnati avessero potuto spiegare ai bambini che il matrimonio e' possibile pure tra persone dello stesso sesso.
"Oggi vogliono sposare una persona dello stesso sesso, domani un cane o un albero..." ... si certo di all' albero di venire a trovarti in ospedale se stai male...
Le argomentazioni in favore non avevano nulla a che vedere con l' ammenda costituzionale ma alla fine sono stati efficaci a scavare nel torbido delle paure e dei tabu' degli elettori.
Vista su un altra prospettiva la vicenda io la leggo come un gruppo di persone che decidono di spendere tempo, denaro ed energie non per avere piu' diritti ma per evitare che altri possano averceli. Essere sposati significa avere agevolazioni fiscali, potere decidere in caso di malattia del partner, avere accesso ad una serie di servizi pubblici negati ai semplici partner domestici.
Benche' io non creda appieno nel matrimonio come e' pensato nella nostra societa', credo che sia follia ed egoismo distillato darsi da fare per impedire che altri possano avere dei diritti. il cui raggiungimento non intacca minimamente i propri.
Se si guarda indietro, meno di cinquant'anni fa, le unioni tra bianchi e neri erano incostituzionali e la segregazione era vista come un modo per salvare i valori della societa'. Le donne non potevano nemmeno votare. Allargare diritti e' il modo migliore per consolidare i diritti di tutti ed evitare che un giorno qualcuno si svegli e decida, che ne so', di vietare di vendere i preservativi, di baciarsi in pubblico o di fare sesso fuori dal matrimonio... sembrano scenari deliranti, ma a volte il confine e' labile. E poi i vari bigotti dovrebbero stare sereni: se la loro fede e' cosi' incrollabile non dovrebbero avere dubbi sul castigo divino per empi e peccatori. Tranquilli, non si chiede un amnistia generalizzata ultraterrena, ma semplici diritti.. cosa saranno mai dei diritti civili di fronte alle pene dell' inferno?

domenica 21 settembre 2008

italiani brava gente

Nel Marzo del 1891 una folla di circa ventimila persone lincio' venti italiani, accusati e poi assolti di omicio. Theodore Roosevelt dichiaro ' che gli USA avrebbero' dovuto dare un risarcimento all' Italia, ma in privato, scrivendo alla sorella, defini' il linciaggio come "rather a good thing", una buona cosa. Gli italiani erano considerati "dei mezzi negri" e linciarli non era nemmeno reato in molti stati del Sud. La vicinanza del "Bel Paese" alle coste Africane era usata da molti come giustificazione di una teoria razziale che vedeva gli italiani come dei sub umani: benche' bianchi "sporcavano la razza bianca". Gli Italiani erano agli ultimi posti nelle classifiche sull' intelligenza, stilate grazie ai test che venivano fatti sui migranti all' ingresso negli USA (chi ha visto "Nuovo Mondo" si ricordera' la scena del quiz con i pezzi di legno..). E' trascorso un secolo o forse pure meno, visto che fino agli anni cinquanta i migranti Italiani stavano ai margini della societa' americana. I messicani ora hanno preso il posto degli italiani, dei polacchi e degli irlandesi, eppure, nella facce dei messicani che aspettano al mattino al bordo della strada per un lavoro a giornata, mi sembra di rivedere le "facce da Sud" di molti italiani del secolo scorso.

Sarebbe bello avere una macchina del tempo, prendere per esempio un barista milanese e suo figlio, e catapultarli nell' Alabama o nella Louisiana di inizio '900 e vedere se magari riescono a convincere i bianchi del posto del loro sano e genuino razzismo e uscirne vivi. Ma forse il padre e figlio sono solo uno dei tanti prodotti di un paese incancrenito, che elogia il fascismo nei pubblici comizi, che vuole i militari nelle strade, che picchia i gay, che assalta i campi rom, che ammazza per dei biscotti, che sta muorendo soffocato dalla sua stessa ignoranza. Da fuori e' uno spettacolo orribile leggere i giornali italiani, seguire l' onda nera che avvolge tutto, riscoprirsi impotenti e spaventati per un futuro che in italia sembra non esserci. E sentirsi pure un po' colpevoli, almeno io, perche', in un altro momento non tanto lontano, non avremmo permesso cosi' facilmente tutto questo.

giovedì 10 aprile 2008

Un grande Imbroglio

Repubblica riportava l'ennesimo aumento del petrolio...

"Benzina e gasolio aumentano ancora: 1,398 la verde, 1,367 il diesel. Intanto, a New York si registra un nuovo record storico del petrolio dopo le pessime previsioni sulle scorte di greggio degli Stati Uniti. Il contratto di riferimento sul Nymex, il light sweet crude con consegna a maggio, è salito a 111,8 dollari al barile con un balzo di 3,26 dollari al barile rispetto alla chiusura di ieri".

e pero' oggi un entusiasta titolo sembrava riportare il livello di paura collettiva nei giusti parametri, rasserenando il lettore con l' arrivo dell' idrogeno in terra di puglia...

La storia dell' idrogeno come panacea per la nostra voracita' di energia e' una grandissima stronzata o truffa... l' idrogeno e' un vettore di energia, nel senso che e' un modo per trasportare energia e per produrlo servono altre fonti. Cosi' che gridare "usiamo l' idrogeno" serve a poco se poi non si trova un metodo per produrlo realmente efficiente dal punto di vista energetico. In realta' quella di confondere un vettore di energia con una sorgente di energia, si inserisce in un "filone di pensiero" piuttosto diffuso, che tenta di spacciare come energie pulite, quelle che pulite non sono. Tra queste truffe quella che piu' mi spaventa sono i bio carburanti, ovvero produrre combustibili dalla fermentazione di prodotti organici, in particolari mais e canna da zucchero...

Consiglio la lettura di questo articolo, che condensa e chiarisci bene gli aspetti del problema.

Si stanno radendo aree selvagge per fare posto a campi di soia, visto che i vecchi produttori di soia preferisco produrre mais per biocarburanti, il prezzo dei generi alimentari -grano, riso- sta aumentando in modo vertiginoso (rivolte in messico e Pakistan), le emissioni finali di CO2 non diminuiscono, visto che per l' agricoltura sono fondamentali derivati del petrolio o l' uso di macchinari e che la scomparsa delle foreste o aree selvagge fa si che non venga compensato la CO2 emessa.
Si continua a sviare il problema, quello dei consumi troppo elevati, sperando che improbabili ricette "scientifiche" riportino la calma e la serenita' e che la transizione ad un mondo senza petrolio sia indolore e liscia, che' tanto si trovera' qualcos' altro da bruciare e la colpa non e' mai nostra...forse oggi mi sono svegliato storto, ma no, tutto fuorche' indolore sara'
la fine del petrolio...

domenica 16 marzo 2008

18 marzo 1978

Durante gli anni a Milano, c'era un posto che riusciva a trasmettermi un senso di tristezza assoluta e di sconforto, nonostante fosse apparentemente solo una strada anonima, nemmeno tanto di passaggio nel quartiere Casoretto. Su un muro di cinta scrostato c'era, forse c'e' ancora, una frase presa
dalla "Ballata degli Impiccati" di Fabrizio de Andre' :" Costruiamo un segreto rancore che ha l'odore del sangue rappreso, ciò che allora chiamammo dolore è soltanto un discorso sospeso". Quel posto era, e' via Mancinelli. Trent'anni fa, il 18 Marzo 1978 Fausto Tinelli e Lorenzo Ianucci venivano uccisi a sangue freddo a colpi di pistola. Nessun colpevole, nessun mandante. I tre fascisti indagati (Massimo Carminati,Mario Corsi e Claudio Bracci) assolti per insufficienza di prove. Una coltre di omissioni e omerta' ha coperto indagini e processo, fino alla sua archiviazione nel 2000. Senza nessuna rettorica, provo schifo e rancore per la verita' mancata, per gli archivi del Ministero degli Interni ancora chiusi, per la memoria corta, per quelli che a braccio teso continuano ridendo a dire mene frego nelle interviste e poi siedono in parlamento, per le pietre
che continuano a deviare proiettili in aria, per i "se l' era cercata"...
"Normalita'" per un paese e' pure non dimenticare, chiarire, non ripetere gli errori...siamo ancora lontani...

Decrescita e sensi di colpa

Da anni cerco di seguire nella mia quotidianita' i dettami della decrescita, riducendo al minimo i consumi o riflettendo con cura su cosa comprare e consumare. I maligni sghignazzano, dicendo che in fondo ho solo dato una copertura economico-politico ad una atavica tendenza alla moderazione o al risparmio tipica delle mie origini contadine. L' idea di una esistenza a impatto zero e' diventato un progetto molto arduo da quando vivo in California, nonostante su molto giornali questa terra venga descritta all' avanguardia per politiche ambientali. Dopo una notte passata allo Sheraton di Dallas, a spesa di American Airlines, in un albergo immenso tenuto a temperature polari, pieno di tutto l' inutile immaginabile, il senso di colpa mi ha portato a scrivere queste righe.
In ogni momento della mia giornata devo venire a compromessi con quello che invece sarebbe lo stile di vita giusto e il risultato finale e' un misto di senso di colpa e di superiorita' per le scelta del quotidiano. La scelta vegetariana e' facilmente praticabile. Posso comprare prodotti agricoli coltivati localmente, pure biologici. Eliminare la carne, le uova e il latte non e' particolarmente complicato. Non compro da una vita prodotti surgelati o inscatolati. Cerco di limitare al massimo i prodotti alimentari che hanno subito trasformazioni. Tutto semplice finche' non si decide di mangiare fuori o di mettere il naso fuori dalla California.... sono stato per esempio la settimana scorsa a New Orleans e mi sono piegato mangiare il pesce, unica opzione a basso impatto (li il piatto tipico e' l' alligatore, allevato in batteria come i polli...). Nel resto degli stati uniti l' opzione cibo a basso impatto e' una chimera. L'altra complicazione e' la vita mondana-sociale: bere un caffe' in compagnia implica che devi sobbarcarti il costo ambiantale di contenitore in plastica e cartone, visto che e' rara l' opzione della tazza in ceramica. insomma se abbassi il livello di guardia finisci subito per inquinare. La vera nota dolens sono i trasporti. Uso la bici ogni giorno, ma basta un solo volo per vanificare ogni sforzo quotidiano. Nelle ultime ventiquattro ore, dieci le ho trascorse su di un aereo: pare che non ci sia alternativa per andare da un posto ad un altro, se non quella di stare fermi nello stesso posto. Forse la tecnologia potrebbe limitare di molto i viaggi, ma pure li' ci sarebbe comunque il costo ambientale per produrre la tecnologia stessa. Il trasporto pubblico e' inesistente o quasi e la geometria dei luoghi e' disegnata sulle esigenze dell' automobilista e non del ciclista-pedone. Benche' io non usi il riscaldamento e non abbia il condizionatore, la quantita' di energia elettrica che va via per il mio lavoro, per far funzionare i cluster su cui brucio cpu, pareggia ampiamente il conto finale (basta entrare una volta in una sala macchine di un centro di calcolo, per avere idea dell' energia spesa per produrre cifre significative in un conto...).

Insomma nonostante abbia cercato di fare dell' essenziale e del vuoto il mio
faro guida nelle scelte dello stile di vita, a guardare bene ci vorrebbero comunque tre pianeta terra e mezzo se tutti facessero il mio stile di vita...

http://www.earthday.net/footprint/

il dramma e' che non so pero' su cosa tagliare, a meno di non decidere di cambiare lavoro e fare vita ritirata e fortemente stanziale. Anche andare ad arrampicare in posti lontani incide in modo negativo sul bilancio finale.

Un amico, a cui ho fatto l' errore di regalare Collapse di J. Diamond
si e' cosi convinto che ormai tanto vale bruciare tutto e in fretta, cosi' ci togliamo il pensiero... credo che un quinto del genere umano sia seguendo questo consiglio, pure senza avere letto il libro. L' Apocalisse e' forse vicina... non cavalette ma orde di consumatori obesi ne sono un segno...

venerdì 15 febbraio 2008

Aria stantia...

Ho trovato queste parole di Pier Paolo Pasolini e, ancora una volta, mi sono stupito della sua visione profetica...

“Ho visto alla televisione per qualche istante la sala in cui erano riuniti in consiglio i potenti democristiani che da circa trent’anni ci governano.
Dalle bocche di quei vecchi uomini, ossessivamente uguali a se stessi, non usciva una sola parola che avesse qualche relazione con ciò che noi viviamo e conosciamo.
Sembravano dei ricoverati che da trent’anni abitassero un universo concentrazionario: c’era qualcosa di morto anche nella loro stessa autorità, il cui sentimento, comunque, spirava ancora dai loro corpi.”