Ara sa terra, massaju, ca est ora de arare...



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venerdì 27 dicembre 2013

La ricerca dell' esotico

Amber Fort, Jaipur

Chissa cosa' rimarebbe del turismo in India, se le citta' fossero pulite, se al posto delle scope di saggina ci fossero gli aspirapolvere, se il traffico fosse ordinato e se la maggior parte degli Indiani avesse un lavoro regolare senza essere invece costretti ad inventarsi i piu' disparati mestieri, cosi' esotici e affascinanti per i turisti. Mi accorgo che continuo a cercare anche io l'esotico. Capita cosi che le foto a cui sono piu' affezionato siano pure quelle che non esisterebbero oggi, se a tutti gli Indiani fosse stata data la possibilita' di avere una vita normale, con l' acqua corrente in casa, un tetto sopra la testa, una scuola per i bambini.  Perche' con solo 1% delle popolazione nel settore dell' Information Technology e poco piu' del 14% nel settore industriale, l' India e' ancora lontana dall' avere dato a tutta la sua gente vere opportunita' per un futuro migliore.

sabato 27 aprile 2013

Fare pace con l' India



L' odore di gelsomino e rose nella sala centrale di Chickpet market copre l' odoro rancido che circonda il mercato nelle calde giornate a Bangalore. Il mercato all' interno e' come un labirinto dove centinaia di persone lavorano senza sosta intrecciando ghirlande e ornamenti floreali di ogni tipo. I lavoratori stanno seduti a gamba incrociate nelle piccole stanze che circondano la sala centrale. Infilando fiori di ogni tipo a formare collane e trecce con una maestria e rapidita' uniche. I fiori sono venduti a peso in altre stanze della parte coperta del mercato. Molti dei venditori sono musulmani, cosa un po' ironica dato che i fiori,  privati del gambo  e intrecciati in ornamenti, andranno ad adornare uno dei migliai di templi e altari indu sparsi per la citta'.
La prima volta che vidi il mercato dei fiori rimasi affascinato dalla velocita' in cui le ghirlande venivano intrecciate e dalla quantita' di fiori usata per ornamenti e cerimonie. Le ghirlande sono una parte importante di molti rituali e preghiere (puja) che scandiscono la vita dei fedeli hindu. Durante l' ultima visita il fascino era pero' scomparso, sovrastato dal mio senso critico e visione razionale del mondo. In una nazione in cui non si riesce a garantire una distribuzione del cibo efficiente (quasi il 30% di frutta e verdura e il 7% di granaglie viene perso quotidianamente per problemi di distribuzione), ogni giorno uno sforzo enorme viene profuso per coltivare, trasportare e distribuire fiori per ornare templi e altari. Persino nazioni Europee in passato hanno fatto follie per i fiori (si pensi all' ossesione per i tulipani in Olanda) ed e' uno degli istinti dell' essere umano quello di rendere piu' accogliente e piacevole il posto in cui si vive. Eppure qui a Bangalore, trovo difficile accettare questa ossessione per gli ornamenti dei luoghi religiosi.  A un metro di distanza dal tempio vicino casa i rifiuti si accumulano non raccolti da settimane, eppure ogni mattina la statua delle divinita' di turno viene tirata a lucido. 

Molti occidentali pensano all' India come il luogo della spiritualita' e costruiscono nella loro testa l ' immagine monolitica di una nazione in cui ogni persona fa yoga al mattino e vive in una dimensione spirituale superiore. Un'amica Americana in visita a Bangalore, dopo soli tre giorni in citta' , mi disse" Devo assolutamente andare via da questa citta' e trovare la vera India... penso che andro' in un Ashram al Nord", come se Bangalore fosse una realta' separata e che l' India si possa trovare invece tra le mure di un Ashram per occidentali. Io fino ad ora ho fatto fatica a trovare la spiritualita' Indiana. Ho visto invece molte superstizioni  prendere il sopravvento della realta' a tal punto da non avere piu' niente a che fare con la spiritualita' stessa. La stretta divisione in caste rimane in piedi anche grazie ad una visione distorta (ma purtroppo diffusa) dell' Induismo. Vendere i beni per comprare oro da mostrare al tempio, indebitarsi per celebrare solenni puja, ripudiare un parente perche' innamorato di una persona fuori dalla propria casta, sono alcune degli aspetti della struttura sociale Indiana che ho visto di persona, aspetti legati in modo indissolubile alla vita religiosa.

Vorrei proprio essere in pace con l' India, accettarla con i suoi difetti e contraddizioni senza la spocchia da "illuminista" Europeo. Una delle persone incontrate la prima settimana mi disse "tu non sei speciale e togliti dalla testa che sarai in grado di cambiare le cose... altri meglio di te sono arrivati e poi partiti, senza che molto fosse cambiato".  Forse quelle parole sono vere e dopo dieci mesi qui (che mi sembrano tre anni) continuo a chiedermi quale sia il segreto per trovare finalmente armonia con questo posto, in fondo unico e a suo modo affascinante

sabato 2 marzo 2013

Kerala

La canoa e' ancora il modo migliore per esplorare e muoversi nei canali in mezzo alla giungla.

A scrivere dall' India e sull' India, ho come l' impressione di ricadere sempre nelle stesse banalita' e nei cliche' usati da tutti per descrivere questa nazione immensa e varia. Mi arrendo per ora alle mia vuota vena narrativa e lascio solo una galleria fotografica di un breve viaggio in Kerala, regione del sud e porto di arrivo per i primi esploratori portoghesi e olandesi che approdarono in India.  Fra bianche chiese cattoliche, pescatori, fiumi nella giungla, bandiere rosse, spezie e caldo tropicale.  



Il partito comunista ha governato il Kerala per cinquanta anni e mantiene ancora oggi una presenza molto forte. L' autista del taxi su cui viaggiavo conosceva le opere di Gramsci e sapeva pure  dove fosse Ales... meraviglie delle scuole di partito!
Il catto-comunismo nella sua essenza: Kerala ha una forta presenza di Cattolici e le immagini di Gesu' competono con Ganesh e le foto dei leader maximi del partito

lunedì 31 dicembre 2012

Rajasthan


A viaggiare tra i villagi del Rajasthan si ha l' impressione che il tempo si sia fermato e il ritmo della vita sia rimasto fermo a secoli fa'. Si rimane colpiti dai colori, dalla grandezza dei forti e dei palazzi, dai silenzi dei templi nel mezzo degli altopiani desertici. Ma queste sono cose che in fondo e' ovvio notare e pure un viaggiatore distratto non potrebbe ignorare le stoffe colorate, i marmi intagliati, i profumi dei cibi speziati e le forme bizzarre di turbanti e baffi.
Ma piu' di tutto io sono rimasto colpito dalle donne del Rajasthan. Nelle zone rurali si vedono donne che lavano, donne che trasportano la legna, donne che vendono manufatti, donne che vanno al pozzo, donne che accudiscono i bambini, donne che lavorano i campi, donne che fanno da mangiare su fuochi di fortuna.
Ho visto di rado uomini nei campi, mentre i piccoli bar o negozi del te sono sempre pieni di maschi adulti che fumano, chiaccherano e pontificano sui passanti. Spesso si vedono uomini "al lavoro", mentre supervisionano seduti le donne lavorare. Le donne sono il fulcro di queste comunita' rurali dove una figlia femmina e' ancora vista come un disastro per la famiglia (per evitare aborti selettivi o infanticidio di figlie femmine, il governo paga ora circa duemila dollari per ogni neonata). Chissa' cosa potrebbe essere il Rajasthan e l' India intera se tutta questa energia produttiva fosse incanalata, se le donne del villaggio potessero studiare, se avessero il tempo di occuparsi di attivita' diverse dal raccogliere la legna e trasportare l' acqua.

Il Rajasthan e' comunque un posto unico, dove tutti i cliche' sull' India -le tigri, i Maharaja, i turbanti, il deserto e i palazzi dorati- si fanno reali ed e' impossibile rimanere indifferenti.

Lascio il link di alcune foto del viaggio, nella speranza che a qualcuno in Italia venga voglia di venire a trovarci.

lunedì 3 settembre 2012

Intrusi urbani

    Su una panchina, si ammazza il tempo e si
possono pure incontrare visi nuovi ....
                        

Mi sento osservato. Mi guardo intorno ma la terrazza del ristorante e' quasi vuota. Gli unici clienti sono seduti su uno dei tavoli al mio fianco e consumano la loro colazione in silenzio, senza badare a nessuno. Eppure continuo ad avere la sensazione di avere degli occhi puntati addosso, che qualcuno mi stia spiando. Penso tra me che sia  forse uno dei primi segni di demenza, che dovrei dormire di piu' o leggere meno romanzi noir.
Alzo lo sguardo verso il cielo ed invece eccola. Sta su uno dei balconi dei palazzi intorno e mi fissa. Per un attimo penso che stia solo osservando distratta i clienti di sotto e invece no. Mi alzo dal tavolo per chiedere un cucchiaio pulito e mi accorgo che mi segue con lo sguardo. Cosa vuole? Perche' proprio me?
Faccio finta di non averla notata e continuo a bere il mio caffe', ma lei sta sempre li sul terrazzo del secondo piano e mi fissa. Non e' certo giovane, ma nemmeno vecchia... di mezz' eta' direi. Cosa ci faccia nel terrazzo e' un mistero.
Poi tutto succede veloce, in pochi secondi. Altre due come lei compaiono sul tetto di uno dei palazzi di fronte. Lei urla e si getta dal terrazzo. La vedo volare e atterrare agile sul mio tavolo a fianco. Afferra la bottiglia di sciroppo zuccherato e va via veloce. Le altre scimmie gridano mentre il cameriere fa appena in tempo ad accorgesene e invano corre brandendo un bastone. Lei torna sul terrazzo e inizia a bere la preziosa bevanda. Capisco cosi' che era lo zucchero sul mio tavolo il vero oggetto di tanto fissare.

Ho vissuto in citta' invase da piccioni, altre avvolte da zanzare, altre ancora dominate da scoiattoli, ma non avrei mai pensato di dovermi guardare dalle scimmie. Si muovono nell' ambiente urbano a loro agio. Aspettano l' occasione per rubare il cibo, altre volte stanno invece accovacciate in modo educato al bordo della strada o sedute su una panchina del parco. Sperano magari nella buona sorte o che qualcuno allunghi qualcosa. L' altro giorno al mercato all' aperto ne ho vista una che aspettava il passaggio del bus per poi attraversare civilmente la strada. Mi mette allegria vederle in mezzo al cemento. Mi ricordano che per quanto ci si ostini a spingere la natura fuori dalla citta', lei rimane e di risposta fa pressione, trova varchi e magari un giorno riuscira' pure a riprendersi gli spazi persi...




domenica 12 agosto 2012

La ragazza Americana

                         Bambini al parco di Lal Baugh. Mi hanno chiestodi scattarli una foto e prima o poi 
                               dovro' tornare con una stampa...



I bambini della scolaresca attendono in fila per due all' entrata del tempio. Avranno forse sei, sette anni e sono vestiti con una divisa rossa e blu. I bambini portano una cravatta un po' fuori misura che arriva quasi alle  ginocchia, le bambine una gonna a pieghe. Gli passiamo accanto e d' improvviso uno dei bambini si stacca dalla fila e inizia a urlare "una ragazza Americana, una ragazza Americana"... cosi quella scolaresca che pochi secondi prima era composta e ordinata, si trasforma in un branco di mini adolescenti precoci, eccitati e festanti. Le bambine invece sono rimaste in silenzio e, con mio grande disappunto, non si sono messe a urlare "un ragazzo Italiano, un ragazzo Italiano....". Diciamo infatti che io passo di solito inosservato tra la folla, scambiato magari per appartente a qualche gruppo del variagato mondo Islamico. Non pensano nemmeno che io sia Italiano (spiegare la differenza tra Sardo e Italiano sarebbe troppo), perche' gli Italiani -mi dicono- amano la moda e hanno belle macchine, facendomi capire quindi che il mio guardaroba non li ha impressionati e neppure la mia auto. E poi in fondo gli Italiani che cosa avrebbero da insegnare in questo posto?

Mentre attendevo con pazienza (molto indiana) il mio turno all' ufficio immigrazione, mi sono trovato a fare paragoni, confrontando questa realta' con altre a me familiari. "Ahh ma come da noi qui non si trova..." e' l' esercizio preferito di molti turisti e viaggiatori che finiscono cosi nella trappola del giudizio comparato e si negano spesso la bellezza della scoperta del diverso e inusuale. Confrontare pero' e' naturale e ogni tanto pure salutare. Usare la California come misura sarebbe stato pero' un esercizio inutile, buono solo per farsi venire l' ulcera e diventare nervosi.  La "giornata lineare"  negli Stati Uniti, dove l' imprevisto e' l' eccezione, qui non esite.  Uno degli ingredienti per un vita sana a Bangalore e' cosi non avere troppe aspettative e uscire di casa ogni giorno con l' idea che qualcosa di inatteso sara' dietro l' angolo mentre la pianificazione con settimane di anticipo qui non funziona.
Se penso invece all' Italia, le differenze sono solo nell' ordine di grandezza delle cose ma non nella loro intima natura. Come se per scherzo qualcuno avesse voluto amplificare molti lati dell' italianita', nel bene e nel male, per un fattore cento o mille, regalando pero' in compenso una dosa immensa di pazienza e tolleranza. La lista che ho compilato nel tempo dell' attesa sarebbe potuta essere piu' lunga, ma per mia (e vostra) fortuna il paffuto omino allo sportello dell' immigrazione ha chiamato il mio numero e io non ho avuto altra ispirazione e tempo per ampliarla. Sono certo che nei quattro anni a venire trovero' altre occasioni per farlo.

Traffico. Di base non ci sono regole. Vince il piu' furbo, chi guida la macchina piu' grossa o chi e' pronto a rischiare tutto. Il parcheggio selvaggio in doppia fila e' la norma. Negli ingorghi  gli automobilisti non si adirano mai e nemmeo urlano. Suonano il clacson in continuazione, ma lo fanno senza quel carico aggressivo, tipico di altri luoghi. A volte suonano pure il clacson quando la strada e' vuota (molto di rado...), forse per sentirsi meno soli.
Il pedone non ha diritti, e' un intralcio per le auto.  E' conveniente non attraversare e farlo solo quando una massa critica di pedoni e' pronta a farlo (tu chiamali se vuoi scudi umani). Il verde e il rosso al semaforo sono categorie dalle mille sfumaturi, soggette al gusto di chi guida.

Cibo. Il cibo e' sacro. C'e' da mangiare ovunque, dolce o salato. Ai bordi della strada in carretti sgangherati o in raffinati ristoranti. Si puo' trovare sempre qualche cosa di aperto, purche' si sia disposti a rischiare un po' sul fronte intestinale.  Ogni regione ha innumerevoli varianti dello stesso piatto, con nomi diversi e sottili cambi negli ingredienti. I miei colleghi discutono con furore mentre mangiano a quattro ganasce, dibattendo su quale sia la versione "vera" di pietanze che a me sembrano identiche, su quale sia l' olio migliore per la frittura, elogiando infine la preparazione della loro nonna o mamma (mi suona molto familiare).
E in questa cultura in cui tanto importante e' il mangiare in tanti muoiono di fame.

Burocrazia. Paffuti e panciuti impiegati guardano da dietro lo sportello, inclinando la testa per fissare meglio sopra il occhiali da presbiti. Ci impiegano dieci minuti per leggere mezza pagina e infine passano la pratica allo sportello affianco, in cui voi dovrete rifare la fila. Un sistema Bizantino di regole permette cosi' di sfuggire alle stesse.

Fare la coda. Se non dite niente e aspettate pazienti, potrete morire aspettando mentre tutti vi saranno passati davanti. Saltare la coda e' un diritto inalienabile.

Trasporti pubblici. Ai tempi delle medie, gli autobus dell' Arst sulla linea Sorso-La Marina erano meno affollati. I poveri pendolari devono dare l' assalto al bus che puo' arrivare seguendo le onde di traffico. I taxi e i rickshaw sono il mezzo consigliato, previa contrattazione selvaggia del prezzo (il tassametro e' li a prendere polvere). Se capiscono che non siete del posto la tariffa verra' ampiamente maggiorata. Opponete resistenza e fate finta di sapere la strada. Abbasserano un po' il prezzo pur continuando a raggirarvi, ma almeno vi sentirete soddisfatti. Ogni volta che prendo il taxi da Milano Linate a Milano centrale mi succede la stessa cosa, ma almeno qui pago in rupie.

Sconti e saldi. Lo sconto va sempre chiesto, anche se il risparmio sara' minimo o irrisorio. La tecnica varia a seconda se si tratti di un vero negozio con il cartellino del prezzo o un emporio con merce esposta ma senza un listino chiaro.
Come per i trasporti, la provenienza geografica fissera'  quanto dovrete sborsare.


Arte di arrangiarsi.  Dote dei piu' che vivono in questa citta' e che, nonostante tutto, riescono a farcela e pure a prosperare... Una specie di inno all' ottimismo che mi ricorda che in fondo, per quanto dura possa essere stata la mia giornata, c'e' gente a cui e' andata peggio...

domenica 22 luglio 2012

Dispaccio numero uno






E' passata una settimana dall' arrivo a Bangalore e il tempo trascorso non e' stato sufficiente ad elaborare in qualche forma il carico di immagini e sensazioni degli ultimi giorni. Mi sembra di avere trascorso un mese o piu' in questa citta'. La vita in California, gli spazi aperti dell' Ovest degli Stati Uniti, le scatole di cartone pronte per il trasloco, Portland e le sue bici,  Dubai sotto una tempesta di sabbia... le immagini di sei mesi si impastano insieme come se l' eccesso di stimoli avesse mandato in tilt la mia memoria a breve termine. In questi giorni  pure attraversare la strada mi genera a volte un senso di sconforto, altre volte invece navigo spinto da un forte entusiasmo e allegria per essere immerso in questo caos ed essere circondato da persone sempre gentili e disponibili.
Non ho trovato le energie necessarie per scrivere di questa fase iniziale della vita in India, cosi' ho provato a fare un piccolo filmato con il telefono, giusto per dare un' idea di che cosa sia la citta'. Domenica mattina abbiamo deciso di prendere un rickshaw e farci portare dall' altra parte della citta', nella speranza di capire meglio dove fossimo finiti. Con nostra meraviglia siamo alla fine arrivati in un parco con alberi di loto e scimmie e siamo pure riusciti a mangiare in un ristorante al bordo della strada, senza morire di dissenteria!
Non ho fatto nessun editing e i due minuti di immagini mosse (e forse un po' noiose) potete prenderle come un' elogio dell' entropia, della capacita' di adattarsi ai cambi della vita e soprattuto inno all' Ape a tre ruote, vero orgoglio nel mondo del design Itagliano!

lunedì 2 aprile 2012

Verso Ovest



I miei sette lettori staranno fremendo nell'attesa di un nuovo post, ignari delle mie sorti dopo un lungo mese di silenzio mediatico. Ombresulmuro rimarra' in una fase dormiente nel prossimo futuro, perche' il tempo a disposizione non e' tanto e pure a scrivere post un po' banali vanno via energie preziose. Per quelli di voi che avranno la pazienza di aspettare, ci saranno fra poco storie,  volti, paesaggi e colori nuovi, a me pure totalmente sconosciuti.

Pensare di basare la decisione di un viaggio o peggio di una nuova migrazione su qualche lettura sembra essere cosa un po' avventata (o stupida).  Ma do pure la colpa di questa decisione di andare verso Ovest ( o Est, dipende da dove siete) a Salgari e al suo mondo immaginario. Salgari poveretto che mai ando' oltre l' Adriatico e che mori' nell' Aprile di 101 anni fa.  Quel mondo descritto nei suoi libri sara' nel frattempo cambiato, ammesso che fin dall' inizio la sua descrizione fosse fedele. Ma poco importa, visto che dopo cosi' tanto tempo quelle storie ancora instillano un invito al viaggio e alla scoperta.

In un vecchio cinema di paese, durante la proiezione della versione cinematografica dell' opera di Salgari, la leggenda vuole che il pubblico saltasse in piedi e acclamasse la vittoria di Sandokan contro la tigre, come se fosse in tempo reale. Quasi quaranta anni  dopo e coscienziose letture ambientaliste alle spalle, quello spezzone  continua a esaltarmi e mettermi di buon umore. Perche' penso al pubblico pagante nell vecchio cinema di paese e a come l' India potesse apparrire ai loro occhi. Con la stessa ignoranza e infantile fascinazione per le tigri e la giungla mi preparo al trasloco, anche se so che purtoppo la piccola pattadese portata dalla Sardegna non potra' competere con la scintillante scimitarra di Sandokan e Yanez. 




  



lunedì 30 gennaio 2012

Viaggio a Bangalore

Ordinarie condizioni di traffico a Bangalore.

«Ma non ha visto che traffico c'è lì fuori?»
«Nun me ne parlate!»

Chiudo gli occhi per un secondo e l' immagine che mi appare e' quella di un grande formicaio. Un fiume di corpi e cose che si toccano, interagiscono, allontanano. Una forma ordinata di confusione, un flusso continuo in cui una rottura, un' instabilita' sembra immininente e invece poi tutto continua a muoversi. Camion contro ape car, pedoni contro auto, bici contro tutti. Palazzi di acciaio e vetro cercano di rubare il cielo a case di mattoni tirate su a forza di secchi di cemento portati sulla testa. In ogni direzione lo sguardo trova qualcosa che viene abbattuta, costruita, spostata apparentemente senza un disegno. Come se tre, quattro citta' avessero deciso di crescere sullo stesso posto, come colonie di funghi a lottare per lo stesso tronco.
Il taxi su cui viaggio e' come una macchina del tempo che vada a singhiozzo: dal finestrino lampi di modernita' si alternano a scenari di altre epoche e civilta'.
Fa caldo e il mio abito invernale non e' adatto allo stagione. Faccio fatica a processare la realta' che mi circonda, la mente e il corpo stanchi da trenta ore di viaggio. Ogni spazio intorno all' auto e' colmato all' istante da moto, persone, altre auto. Guardo catatonico dal finestrino finche' l' apparire di una mucca mi ricorda dove sono e mi infonde un senso di allegria un po' idiota. "Una mucca! una mucca!" mi ripeto. Il mio autista deve avere percepito il senso di eccitazione e divertito abbassa il finestrino per rubare al volo una foto storta e fuori fuoco.

India quindi. E' impossibile non accorgersi subito delle contraddizioni di una citta' -Bangalore- a meta' tra modernita' e passato. L' India come luogo di opposti estremi e di stridori e' spesso l' immagine stereotipata usata per descrivere una nazione vasta come un continente, seconda al mondo per numero di abitanti. Pero', pure a volere viaggiare con animo libero da preconcetti, e'  impossibile non accorgersi del ribollire di forze ed energie, della trasformazione in corso, del movimento continuo della citta', dove stanno innestati insieme secoli di storia e immagini di futuri possibili. Il PIL' dell' India cresce al ritmo del 7% l' anno, ma non so bene se la crescita sia sempre nella direzione giusta. Stime ufficiali parlano per esempio del 70% delle acque di superificie inquinate e di una fetta sostanziale della popolazione sottonutrita.
L' immagine di questa grande trasformazione in corso e' per me quella di una grande cartello pubblicitario visto in una delle vie di negozi e traffico. Un uomo e una donna dai fisici scultorei campeggiano al centro di una pubblicita' per liposuzione e chirurgia estetica. Sotto il cartello due bambini (invero piuttosto magri) stanno seduti in mezzo allo sporco e si dividono un piatto di lenticchie e riso, incuranti di tutto il resto.

Sto qui cosi in mezzo al traffico, in ritardo ormai per la mia riunione, nonostante l' ora di anticipo con cui sono voluto partire. Mi agito nel sedile, chiedo all' autista se puo' fare in fretta e lui sorride facendo oscillare la testa. A quel punto mi sento un completo idiota per aver fatto la domanda. Mi sembra di essere il milanese Cazzaniga nel film "Cosi' parlo' Bellavista" intrappolato nel traffico di Napoli... sorrido a questo pensiero, mi rilasso sul sedile e aspetto. In fondo il caos che mi circonda ha qualcosa di rigenerante che rimette a posto la mia visione del mondo, la percezione della storia e di cio' che chiamiamo progresso. A leggere i giornali in US o in Europa c'e' il rischio di convincersi di essere al centro di uno spettacolo in cui il resto del mondo e' un attore periferico, quasi una comparsa.  I rantoli di un membro del Tea Party diventano oggetto di speculazione per giorni. Si da peso ai dettagli e dichiarazioni di presunti leader, come se avessero una qualche presa sul corso degli eventi, come se contassero qualcosa.  Piccoli fastidi della vita quotiana sono esagerati e finiscono per riempire inutilmente la testa.... poi ripenso a Bangalore e al suo caos e sto gia' subito meglio.


   

martedì 3 gennaio 2012

Perso in Giappone




Autunno. Mi dicono che sia la stagione migliore 
per visitare Kyoto. Io ci credo.

 Il problema di vivere in un paese anglofono e' che poi finisci per convincerti che tutti debbano e sappiano parlare inglese. Quando cosi' mi sono ritrovato alle nove di sera alla stazione di Kyoto, disperso in mezzo ad una folla ovviamente non anglofona e senza nessuna carta di credito funzionante, ho capito che avevo fatto qualche errore nell' organizzare o meglio nel non organizzare per niente il mio viaggio in Giappone. A pensarci ora la cosa non ha alcun senso, visto che fin da piccolo il Giappone ha esercitato un fascino unico sulla mia immaginazione. Avrei dovuto avere tutto pronto, una guida in tasca, denaro nel portafoglio, un piano di attacco turistico nei minimi dettagli... E invece l' unica cosa che mi ritrovo e' una pagina da google map con vaghe indicazioni di come arrivare all' hotel. Peccato che la stampa sia illegibile e le dimensione della cartina troppo piccole per decifrare gli ideogrammi. Il mio aspetto poi non deve essere dei piu' rassicuranti -barba lunga nera e capelli rasati- visto che nessuno dei miei tentativi di fermare i passanti sta producendo alcun risultato. Anzi mi stanno scansando in modo piuttosto evidente. Alla fine pero' a forza di girare intorno riesco a trovare la direzione giusta e dopo cieco e lungo girovagare a infilarmi nella porta dell' hotel.

Scopro cosi' che tutte le mie carte di credito sono bloccate e Visa ha un circuito diverso per il Giappone. Chiamo la mia banca, sblocco le carte ma non trovo nessun atm che accetti la mia carta. Poco male. Sono in Giappone, nella citta' dei Templi e con tutti questi giardini e simboli Zen intorno mica mi posso arrabbiare. Accetto passivamente e spendo cosi' un giorno e mezzo senza cibo, finche' l' insegna luminosa di una banca americana mi fa capire che il digiuno e' finito.



Al mercato, cerco di mimetizzarmi tra la
folla. Senza molto successo

Come per magia il flusso di passanti per strada  mi spinge verso il mercato del cibo di Nishiki, tra banchi di pesce, verdura, dolci. In modo casuale provo ogni cosa che sembri non contenere carne...decido che posso contravvenire alle mie regole e posso mangiare il pesce. Indico con il dito, sorrido al venditore e mangio moscardini con la testa ripiena di uovo, tempura di verdura, spiedini di pesce, pesce secco con mandorle, tofu strafritto, zuppa di te' verde e fagioli dolci.... quale modo migliorare per iniziare a conoscere la cucina di un posto? 
Il cibo e' stato senza dubbio l' esperienza piu' interessante del viaggio, per la varieta' dei sapori e forme, per la cura che viene profusa nella preparazione di ogni piatto. Per ben due sere ho goduto della immensa ospitalita' giapponese e sono stato invitato a cena in due ristoranti di extra lusso. Una cena lunga quasi tre ore, con innumerevoli portate mai viste prima, mentre io dopo gia' un' ora avevo le gambe addormentate dallo stare seduto per terra e al terzo giro di sake ero gia' cotto.

All' interno del tempio Higashi-Hoganjii. 
Al mattino presto nella grande sala all' interno
c'erano solo persone anziane. Mi sono sentito un po' fuori posto.

Mangiare a parte, forse dovrei scrivere della bellezza degli innumerevoli templi, delle contraddizione di una citta' che ha costruito orribili palazzoni (in uno stile molto italico) vicino al vecchio palazzo imperiale, dell' emozione di visitare il tempio di Sanjusagendo dove mori in duello il maestro Musashi, della bellezza dei giardini ancora rossi di autunno... vi lascio qualche foto scattata con una macchina di fortuna, nella speranza di tornare presto in terra d'oriente per avere altre storie e luoghi da raccontare.

Te' verde, gnocchi di farina bianca e fagioli azuki. Un dessert perfetto


Fontana e mestoli di bambu' per purificarsi prima della preghiera


Castello Nijo, residenza dello Shogun, ovvero il "generale" delle
forze imperiali  che
de facto controllo' il Giappone dal 1192 al 1867 



All' interno del palazzo imperiale. Un raro colore arancio 
di chiara influenza cinese.