Ara sa terra, massaju, ca est ora de arare...



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sabato 27 aprile 2013

Fare pace con l' India



L' odore di gelsomino e rose nella sala centrale di Chickpet market copre l' odoro rancido che circonda il mercato nelle calde giornate a Bangalore. Il mercato all' interno e' come un labirinto dove centinaia di persone lavorano senza sosta intrecciando ghirlande e ornamenti floreali di ogni tipo. I lavoratori stanno seduti a gamba incrociate nelle piccole stanze che circondano la sala centrale. Infilando fiori di ogni tipo a formare collane e trecce con una maestria e rapidita' uniche. I fiori sono venduti a peso in altre stanze della parte coperta del mercato. Molti dei venditori sono musulmani, cosa un po' ironica dato che i fiori,  privati del gambo  e intrecciati in ornamenti, andranno ad adornare uno dei migliai di templi e altari indu sparsi per la citta'.
La prima volta che vidi il mercato dei fiori rimasi affascinato dalla velocita' in cui le ghirlande venivano intrecciate e dalla quantita' di fiori usata per ornamenti e cerimonie. Le ghirlande sono una parte importante di molti rituali e preghiere (puja) che scandiscono la vita dei fedeli hindu. Durante l' ultima visita il fascino era pero' scomparso, sovrastato dal mio senso critico e visione razionale del mondo. In una nazione in cui non si riesce a garantire una distribuzione del cibo efficiente (quasi il 30% di frutta e verdura e il 7% di granaglie viene perso quotidianamente per problemi di distribuzione), ogni giorno uno sforzo enorme viene profuso per coltivare, trasportare e distribuire fiori per ornare templi e altari. Persino nazioni Europee in passato hanno fatto follie per i fiori (si pensi all' ossesione per i tulipani in Olanda) ed e' uno degli istinti dell' essere umano quello di rendere piu' accogliente e piacevole il posto in cui si vive. Eppure qui a Bangalore, trovo difficile accettare questa ossessione per gli ornamenti dei luoghi religiosi.  A un metro di distanza dal tempio vicino casa i rifiuti si accumulano non raccolti da settimane, eppure ogni mattina la statua delle divinita' di turno viene tirata a lucido. 

Molti occidentali pensano all' India come il luogo della spiritualita' e costruiscono nella loro testa l ' immagine monolitica di una nazione in cui ogni persona fa yoga al mattino e vive in una dimensione spirituale superiore. Un'amica Americana in visita a Bangalore, dopo soli tre giorni in citta' , mi disse" Devo assolutamente andare via da questa citta' e trovare la vera India... penso che andro' in un Ashram al Nord", come se Bangalore fosse una realta' separata e che l' India si possa trovare invece tra le mure di un Ashram per occidentali. Io fino ad ora ho fatto fatica a trovare la spiritualita' Indiana. Ho visto invece molte superstizioni  prendere il sopravvento della realta' a tal punto da non avere piu' niente a che fare con la spiritualita' stessa. La stretta divisione in caste rimane in piedi anche grazie ad una visione distorta (ma purtroppo diffusa) dell' Induismo. Vendere i beni per comprare oro da mostrare al tempio, indebitarsi per celebrare solenni puja, ripudiare un parente perche' innamorato di una persona fuori dalla propria casta, sono alcune degli aspetti della struttura sociale Indiana che ho visto di persona, aspetti legati in modo indissolubile alla vita religiosa.

Vorrei proprio essere in pace con l' India, accettarla con i suoi difetti e contraddizioni senza la spocchia da "illuminista" Europeo. Una delle persone incontrate la prima settimana mi disse "tu non sei speciale e togliti dalla testa che sarai in grado di cambiare le cose... altri meglio di te sono arrivati e poi partiti, senza che molto fosse cambiato".  Forse quelle parole sono vere e dopo dieci mesi qui (che mi sembrano tre anni) continuo a chiedermi quale sia il segreto per trovare finalmente armonia con questo posto, in fondo unico e a suo modo affascinante

lunedì 2 aprile 2012

Verso Ovest



I miei sette lettori staranno fremendo nell'attesa di un nuovo post, ignari delle mie sorti dopo un lungo mese di silenzio mediatico. Ombresulmuro rimarra' in una fase dormiente nel prossimo futuro, perche' il tempo a disposizione non e' tanto e pure a scrivere post un po' banali vanno via energie preziose. Per quelli di voi che avranno la pazienza di aspettare, ci saranno fra poco storie,  volti, paesaggi e colori nuovi, a me pure totalmente sconosciuti.

Pensare di basare la decisione di un viaggio o peggio di una nuova migrazione su qualche lettura sembra essere cosa un po' avventata (o stupida).  Ma do pure la colpa di questa decisione di andare verso Ovest ( o Est, dipende da dove siete) a Salgari e al suo mondo immaginario. Salgari poveretto che mai ando' oltre l' Adriatico e che mori' nell' Aprile di 101 anni fa.  Quel mondo descritto nei suoi libri sara' nel frattempo cambiato, ammesso che fin dall' inizio la sua descrizione fosse fedele. Ma poco importa, visto che dopo cosi' tanto tempo quelle storie ancora instillano un invito al viaggio e alla scoperta.

In un vecchio cinema di paese, durante la proiezione della versione cinematografica dell' opera di Salgari, la leggenda vuole che il pubblico saltasse in piedi e acclamasse la vittoria di Sandokan contro la tigre, come se fosse in tempo reale. Quasi quaranta anni  dopo e coscienziose letture ambientaliste alle spalle, quello spezzone  continua a esaltarmi e mettermi di buon umore. Perche' penso al pubblico pagante nell vecchio cinema di paese e a come l' India potesse apparrire ai loro occhi. Con la stessa ignoranza e infantile fascinazione per le tigri e la giungla mi preparo al trasloco, anche se so che purtoppo la piccola pattadese portata dalla Sardegna non potra' competere con la scintillante scimitarra di Sandokan e Yanez. 




  



mercoledì 14 dicembre 2011

Un giorno triste



In viaggio da una settimana, non mi sono curato di aprire i giornali per diversi giorni.

Immerso ora in mezzo ai colori, odori e suoni dell' oriente, mi ero svegliato questa mattina con un pensiero allegro nella testa. Pensavo alla bellezza dell' incontro di gente diversa, all' energia che nasce quando popoli si conoscono  e rinascono insieme come entita' nuove.  Pensavo ancora ad un futuro di mescolanze.

Poi ho fatto l' errore di aprire i giornali italiani. Un assalto di gruppo ad un campo Rom, per vendicare la verginita' di una ragazza (pensavo fosse Kabul e invece era Torino). Un fascista uccide due negozianti Senegalesi in pieno centro a Firenze. E molti Italiani sono ancora disposti a trovare scusanti e  giustificazioni. Non si tratta di follia. E' semplicemente l' Italia, o una sua parte non marginale. Non so cosa prevalga ora, se sia di piu' la rabbia,  il disgusto o la paura per il futuro.  So solo che se una nazione dimentica l' accoglienza e non sa quanto preziose siano le energie che i migranti portano, si merita allora un futuro di oblio, isolamento e grigiore.

Il mio cuore sta ora a San Lorenzo. Io sono uno di quelli che parte, va lontano e vorrebbe sempre trovare accoglienza. Io sono uno dei Senegalesi uccisi.




martedì 19 luglio 2011

Sospeso




Circa un mese fa, passando di fronte ad un libreria, sentii l' impulso di entrare e
comprare una copia dell' Odissea di Omero. I libri sono gli unici oggetti che compro seguendo l'istinto, senza dovere passare attraverso i lunghi processi di analisi e ponderazione che precedono ogni mio altro acquisto (tu chiamala se vuoi decrescita o taccagneria...).
Quel gesto, nato da una bulimia letteraria, sembrava non avere un senso preciso. Mi ero pero' scordato che i libri sono oggetti animati che ti cercano e si fanno spesso trovare nel luogo giusto e al momento giusto. Quante volte mi e' capitato di finire la lettura di un libro scelto a caso e rimanere meravigliato da come si incastrasse bene con le emozioni, le esperienze di quel momento della mia vita. Si potrebbe obbiettare che la connessione ci fosse fin dall' inizio, ma era nascosta nelle pieghe del mio inconscio... ma io ho un' anima semplice e preferisco pensare ai libri come dotati di vita loro.

Cosi' a leggere di Ulisse sperso nel Mediterraneo, ho poi capito che il libro non era una scelta casuale. Cercavo nei versi quel senso di straniamento e sospensione che nasce dal vivere in terre straniere. Il desiderio del ritorno si scontra con una chiara consapevolezza dei difetti e delle storture di cio' che si e' lasciato. La volonta' di esplorare e rimanere lontani e' frenata dal pensiero , sempre presente e forse idealizzato, del posto che si continua a chiamare casa. Rimango cosi' sospeso tra due mondi, non so se sia un bene o un male. Cerco di prendere il meglio da entrambi e di esercitare una infinita pazienza con tutte le persone, spesso sconosciute, a cui devo spiegare (come un mantra almeno un paio di volte alla settimana) da dove vengo e fino a che punto debbano considerarmi straniero...

lunedì 16 febbraio 2009

Fermarsi





Essendo un amante della body art, ho pensato che due viti al titanio fossero un innesto interessante da avere. Hanno pero' qualche incoveniente: un' operazione, una anestesia totale, qualche punto, due mesi di stampelle, tre mesi (spero) lontano da qualsiasi attivita' che richieda
due piedi. Nel frattempo cerco di non pensarci, invoco il maltempo (con successo fino ad ora) -se non arrampico io che non arrampichi nessuno -, faccio lunghe sedute al pannello, guardo il mio orto decadere.
Chissa se il titanio fa suonare il metal detector?

mercoledì 14 gennaio 2009



Capita di stare lontani dal computer o semplicemente di non avere voglia di scrivere. Cosi' nell' ultimo mese ho trascurato del tutto questo spazio.
In mezzo il ritorno nella vecchia Europa, Milano-Roma-Sennori-Barcellona e poi di nuovo tornare indietro in California. Viaggio pieno di tutto: di facce, posti, amici, cibo, famiglia, terra, colori e odori che quasi si stavano appannando nella testa e che il corpo ci ha messo qualche giorno ad abituarsi di nuovo, ormai avezzo all' asettica Davis...

E cosi' tornando indietro dall' altra parte del mondo, ho pensato che sarebbe bello
avere un tunnel che mi fa risbucare nei posti che voglio con una passeggiata di qualche minuto,
per andare a godermi il camino a casa o bere una birra con gli amici, senza pianificare tutto con mesi di anticipo, senza visti e passaporti. Magari pero' il pianeta Terra dentro e' vuoto e se scavo in giardino arrivo alla marina di Sorso...

La foto e' di Antonio, invece. Che mentre IO eroicamente ed immarscescibilmente sotto il gelo piantavo i pali della vigna , si sollazzava alla macchina fotografica...

domenica 3 agosto 2008

L'impero corrompe ancora...




Alla fine, alla eta' di quasi trent'uno anni, ho acquistato un'automobile. La bici rimane il Mezzo per eccellenza per spostarmi ogni giorno, ma confesso che andare in montagna e ad arrampicare senza avere un auto e' quasi impossibile e ormai mi ero rotto di affittare macchine. Di certo non e' un auto di lusso, con 1000 dollari non potevo aspettarmi di piu' e mi fa ridere che la mia bici da strada costi piu' della macchina. Cigola un po' in salita e ogni tanto qualche strano suono mi fa stare in allerta...pero' sono diventanto socio dell' ACI americano, cosi' pure se mi si ferma nel deserto mi vengono a prendere...spero almeno. Quindi per essere ben integrato nella cultura locale mi mancano ormai poche cose: mangiare carne (dubito... ho pure smesso da mesi di mangiare le uova), tagliare l' erba del prato con un potente tagliaerba da 2000 cavalli, comprarmi un fucile per difendere la proprieta', avere un adesivo "support our troops" sul cofano, masticare tabacco alle partite di baseball...beh potrei continuare con la lista degli stereotipi, non e' poi cosi' corta... in compenso ho mangiato piu' volte i mushlmellows arrosto, bevuto la root beer e fatto colazione con dei pancake "finti" per vegans....al peggio non c'e' mai fine.

lunedì 25 febbraio 2008

Su mele amaricosu

Bi sunt dies chi totta sa tecnologia non est bastante pro aculumare totta sa distantzia e sos peraulos puru servint pagu... M' est semper piaghida sa poesia de Bobore Cambosu, e oe m'est bennida a sa mente pro unu fattu chi est cappidadu in su lugu de sos raigos...no est meda cosa, ma l'appo iscritta inogo mantessi, proitte a su telefunu beniat male a la narrere...
Zua' no istas in pessos!

Ara sa terra, massaju, ca est ora de
arare... giama a Maimone, su deus de s’abba, giamalu e narali... a su trigu, abba prima e abba pustis... cras o pustiscras has a bidere su miraculu de donzi annu... piga subra un’arvure e nara... trigu, beni... e has a bidere sas primas limbas birdes de su trigu chi bessin dae sutta sa terra...a s’arzola, a s’arzola... benzat su entu ispuligadore... torrant sos carros dae s’arzola garrigos de trigu... e già s’istiu est finidu... torrat sa castanza, sa melachidonza, su binu nou... totu torrat e hat a torrare cando nois no hamus a essere pius bios... ma b’hat a essere s’arvure chi hamus piantadu... sa cosa zusta est de lassare bonos ammentos... comente unu chi hat fattu carchi cosa pro mezorare su mundu

venerdì 7 dicembre 2007

quasi un mese

Piegandomi alla mia vena intimista (sconosciuta forse ai piu' ) prima di partire mi ero deciso di raccontare del viaggio, dell' arrivo e di cio' che avrei trovato nel Nuovo Mondo. Poi burocrazia, casa, uffici, mobili, lavoro o semplicemente capire dove fossi hanno occupato la testa e il tempo. E solo dopo quasi un mese riesco a scrivere le prime righe per aprire questo spazio. E a capire pure dove sono.