Ara sa terra, massaju, ca est ora de arare...



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sabato 14 luglio 2012

Domenica al velodromo




Una Domenica mattina al velodromo, a fare qualche foto per un amico che gareggia ai campionati dell' Oregon di ciclismo su pista. La pista e' in cemento, costruita all' interno di un caseificio che, per ragioni oscure, ha voluto donare il velodromo alla citta'.  Ci sono atleti di tutte le eta', persino un paio di gentiluomi oltre i sessanta anni, a spingere e sudare insieme a ventenni coperti di tatuaggi e orecchini.
Il prato all' interno dell' anello e coperto da ombrelloni e l' aria e' riempita dal rumore dei rulli per il riscaldamento, dal ronzio delle ruote che accellerano sulla pista e dai rintocchi della campana che segnala l' ultimo giro.
Non ho mai pedalato su pista e solo da poco ho capito le regole della competizione. Andare a quarantacinque chilometri all' ora su una pista inclinata a quarantatre gradi mi sembra un buon modo per perdere i denti. Eppure  provo subito un senso di comunanza e rispetto per tutti quegli atleti, senza sapere nemmeno il perche'. Mi accorgo che il mio battito cardiaco aumenta all' improvviso quando i ciclisti entrano insieme in curva, si sfiorano e poi spingono per lo sprint finale. Applaudo e faccio il tifo per persone che non mai visto in vita mia e mi esalto quando due atleti si gettano sulla linea d' arrivo al filo, dopo avere dato tutto fino all' ultimo.
Tornato a casa, mentre scelgo le foto e ripenso alla mattinata trascorsa, capisco finalmente il perche' di tutto qull' entusiasmo e passione, di solito da me riservata per altro. La pista, le ruote, gli sprint finali  sono solo la parte parte superficiale dello sport. Nella fatica, nella competizione, nel rischio delle cadute e scontri in velocita' ho visto in realta' un distillato del bushido, "La Via del Guerriero", il codice morale dei samurai,  nella loro ricerca di onore, rettidutine, corraggio e rispetto.
Solo cosi posso spiegare come il mio amico Tim, a quantadue anni e nove ore di turni quotidiani al tornio da falegname, riesca a svegliarsi ogni giorno alle cinque del mattino per allenarsi. O  come molti atleti, pur senza assicurazione medica (siamo in America, mica nell' Europa del Socialismo!) siamo disposti a rischiare una caduta e le spese dell' ospedale, pur di competere al massimo e al meglio. Nei pochi secondi di un giro di pista ci sono condensati anni di sacrifici e sogni che riempiono spesso vite "normali". E io credo che in fondo siano i sogni e la passioni pure improbabili a matenerci vivi e a rendere il mondo un posto piu' ricco e migliore.

martedì 5 giugno 2012

Eastern Oregon

Falco Pellegrino. Padrone dei cieli sugli altopiani desertici.

Cascades Range, Three Sisters.
Painted Hills. Cio' che resta di una eruzione vulcanica

Shaniko, citta' ormai fantasma sulla strada che porta ad Est.

sabato 19 maggio 2012

Smith Rock. Ovvero di appuntamenti al buio, di forum on line e del sacro fuoco che consuma.



"Mi chiamo Leonardo e non arrampico da una settimana". Gli altri uomini seduti in cerchio si alzano in piedi dalle loro sedie pieghevoli, applaudono e vengono ad abbracciarmi.  La stanza e' vuota, eccetto per un poster sgualcito che proclama " La montagna si puo' vivere in tanti modi" e mostra tre uomini e tre donne che mangiano la loro merenda su un prato alpino, alla base di una parete verticale. La seduta degli Arrampicatori Anonimi e' iniziata da qualche minuto, con il rito delle presentazioni e io mi sento gia' terribilmente a disagio. Mi guardo intorno, fisso le nocche callose delle mani degli altri "anonimi", dondolo un po' sulla sedia, stiro le gambe, la sedia si sbilancia indietro e sto per cadere  quando invece mi risveglio di soprassalto... era solo un sogno o incubo. Non ci sono
Arrampicatori Anomini, non c'e' nessuna stanza vuota ne gruppo di supporto, sono solo io nella mia tenda, satura di condensa e di odore di scarpette, nel pianoro ai margini del parco di Smith Rock. 

Anche senza gruppo di supporto, ogni tanto dico a me stesso che e' possibile vivere felici senza arrampicare.  Mi ripeto che milioni di persone vivono serene esistenze senza mai toccare roccia, mi autoflagello ricordandomi che in fondo io non sono un arrampicatore forte e quindi tanto vale smettere. Ma niente. Il sacro fuoco rimane li, sempre acceso, nonostante vari tentativi di tenerlo a bada o fare finta che non emani vita e calore. Ogni tanto riesco ad anestetizzarmi con la corsa e con la bici, ma e' un po' come curare una dipendenza con una di diverso tipo. Perche', piu che il gesto atletico, so bene che e' il desiderio della scoperta di posti nuovi a tenere acceso il fuoco. Cosi' giorni fa, in preda ad astinenza, mi sono ritrovato a cercare un compagno nella temuta sezione di un forum di montagna dedicata ai disperati in cerca di qualcuno con cui arrampicare. Temuta perche'  sui forum non sai mai chi sia la persona che risponde ne quanto possa essere affidabile. E' un po' come cercare l' amore su un sito di incontri e avere un incontro al buio con una sconosciuta.

Giorni fa avevo gia' usato la tecnica del biglietto in palestra (trovando un compagno per una gita di un giorno) ed ero ormai pronto a provare la tecnica dell' agguato al parcheggio (gia' descritta in un altro post).  Un arrampicatore (che chiamero' AS), aveva negli anni raffinato la tecnica dell' agguato, piombando all' improvviso su sconosciuti e costringendoli con l' inganno e il raggiro a fargli sicura. Privo di macchina, AS negli anni della adolescenza, era in grado di andare a piedi alla Muraglia ad Osilo, e poi ottenere una sicura praticamente da chiunque fosse in grado di muovere le mani. Speravo quindi di potere usare il sapere trasmesso da AS anche nel mio caso. Smith Rock era nella lista dei posti in cui avrei voluto arrampicare ormai da anni e vista la distanza da Portland, non potevo perdere questa occasione. L' idea di guidare tre ore e poi aspettare che qualche anima pia si presentasse  non mi allettava per niente. Con pochi giorni in citta' non c'era nemmeno il tempo di creare una rete di contatti, cosi'  non restava che il forum come ultima spiaggia.

    AS era riuscito a piegare le sue doti di illustratore al
      servizio dell' arrampicata, catturando cosi' con l' inganno di
     sgargianti colori e segrete tecniche comunicative una schiera
 di "schiavi da sicura"

Cosi' mi do appuntamento con uno sconosciuto all' ingresso del parco per due giorni  a Smith Rock. Stretta di mano, pochi convenevoli e poi iniziamo ad annusarci a vicenda con qualche domanda casuale. Decidiamo di iniziare su qualcosa di facile e nell' aria e' palpabile la diffidenza iniziale. "Vuoi andare da primo?", "Non c'e' problema. Prima tu", "No, prima tu... figurati...".

Smith Rock e' il posto in cui gli Americani capirono forse per la prima volta che cosa fosse l' arrampicata sportiva.  Ci misero un po' di tempo a digerire il concetto e solo nel 1986  iniziarono a usare il trapano a batterie per aprire le vie. Merito soprattutto di alcune visite che un gruppo di arrampicatori francesi (Jean Baptiste Tribout tra tutti) fece verso la meta degli anni ottanta. I Francesi (usando un eufemismo) "spaccarono i culi" e saliro diverse vie, all' epoca tra le piu' dure  in Nord America. Gli arrampicatori locali capirono cosi' che era tempo di evolversi e iniziarono ad usare tecniche tipiche dell' arrampicata sportiva fino a quel momento sconosciute o derise (per esempio lasciare i rinvii piazziati per tentare una via dura, chiodare dall' alto).  In fondo poi la roccia a Smith Rock non e' certo il granito di Yosemite e ad una prima ricognizione gli amanti del granito o del calcare compatto potrebbero quasi inorridire. Si tratta infatti di roccia vulcanica (tufo per lo piu') con piccoli buchi e fessure dove piazzare protezioni puo' essere veramente difficile. Le prime vie aperte dal basso, con il pianta spit avevano distanze siderali tra due protezioni, proprio perche' piazzare uno spit a mano spesso era peggio del rischio di un volo lungo. Alcune vie sono state purtroppo richiodate con criteri moderni, ma molte mantengono la distanza originale tra le protezioni.

Guardo il primo spit, a circa otto metri da terra  e il dubbio morale mi tormenta: usare o no il bastone per mettere il primo rinvio (strumento noto anche come coniglio). Il mio compagno ne ha uno che si allunga fino a dieci metri e pare non abbia nessuna remora morale nell' usarlo.  Mi piego a tale orrore e giusto sotto lo spit mi accorgo che il passaggio duro e' prima della protezione e benedico cosi'  di avere messo da parte lo stile maschio di arrampicata... Nei due giorni a Smith Rock confesso di avere preso parecchie bastonate sui denti e solo alla fine ho iniziato a sentire la roccia nel modo giusto e a leggere le misteriose sequenze tra i buchi. Sarebbe stato meglio non volare, chiedere un resting in meno, salire qualche via in piu' al primo colpo.. ma in fondo penso che importa poco. Mentre guido verso Portland mi sento rilassato, risalgo con l' immaginazione le vie salite e mi ripeto che adesso posso non arrampicare almeno per un po'. Poi arrivo a casa e mi rimetto a cercare sul forum se ci sia qualcuno disponibile... giusto per curiosita' pero'...  





domenica 6 maggio 2012

Big Island

Qualche foto di un recente viaggio a Big Island, Hawaii. Situata nell' Oceano Pacifico, a sud del Tropico del Cancro, Big Island e' la piu' grande e meno popolata isola dell' arcipelago. La scarsita' della popolazione (dovuta alla combinazione di continue eruzioni vulcaniche e mancanza di posti di lavoro) ha preservato l' isola da cementificazioni selvagge ed ha permesso di mantenere intatti i suoi numerosi habitat. L' isola e' un piccolo mondo isolato nel mezzo del pacifico dove, in pochi chilometri, si passa da altopiani desertici, campi di lava, caldere vulcaniche e foreste tropicali. 
Negli anni trenta la canna da zucchero venne coltivata nell' isola, portando pero' subito ad un impoverimento dei suoli vulcanici e all' abbandono della coltivazione. La foresta tropicale si riprese subito lo spazio un tempo occupato dalle coltivazioni ed ora vaste porzioni dell' isola appaiono totalmente selvagge, anche al di fuori dei parchi naturali.
Oggi l' isola e i suoi abitanti si trovano pero' di fronte al solito dilemma: sviluppo o posti di lavoro? una soluzione sembra stare forse in forme di agricoltura sostenibile, che non impoveriscano il suolo e permettano il rispetto dell' ecosistema. Banane, mango, papaya crescono in modo spontaneo ai bordi delle strade e possono rappresentare il futuro dell' isola. La canna da zucchero e' stata in parte sostituita dal caffe', che rappresenta una preziosa risorsa per la gente del posto.
Le hawaii non sono solo spiagge per foto su riviste patinate, ma offrono una occasione unica per viaggiare nel tempo in mezzo a ecosistemi diversi e vedere un esempio su piccola scala di come grande sia la sfida di conciliare insieme la sopravvivenza del pianeta e una stile di vita un po' piu' confortevole di quello dei nostri antenati.

 

Link alla galleria fotografica
 

Akaka falls


                                        Dentro un condotto lavico spento. 
                                                 Questo tipo di caverne formate dal passagio
                                                 della lava vennero usate per secoli come abitazione
                                                 dalle prime popolazioni polinesiane che
                                                 colonizzarono l' isola.


Scritture rupestri nei campi di lava nel sud
dell' isola. Ne sono stati censiti 23000, di cui
17000 sono semplici buchi in cui le madri 
sotteravano il cordone ombelicale dei neonati 

 
Caldera vulcanica nel parco nazionale nel sud dell' 
isola. La zona e' molto attiva e recenti studi indicano 
che la lava provenga direttamante dal mantello.

Waipo Valley 

Campi di lava. A meta' della giornata il calore emanato e' quasi 
insopportabile. Il percorso dei campionati del mondo di Triathlon
 Iron Man passa nel mezzo di campi lavici come questo nei pressi
di Kona. Dopo avere corso per una decina di chilometri sullo stesso 
percorso, ho apprezzato ancora di piu' cosa significhi raggiungere 
il traguardo della prestigiosa competizione

mercoledì 15 febbraio 2012

Cravatte e rivoluzione





La cravatta era il segno distintivo. Potevano calzare scarpe da ginnastica, indossare pantaloni con le pezze e giacche risalenti al primo dopoguerra, ma la cravatta doveva esserci. In questo senso erano piu' riconoscibili dei seguaci di Scientology, ma facilmente confondibili, almeno all' inizio, con i testimoni di Geova. Credo che la cravatta fosse il loro modo di distinguersi dallo sciame di grupposcoli, fazioni, sette che popolavano (e popolano tutt'ora credo) la galassia politico-ribelle-giovanilista.
Le prime volte ci cascai e non riuscii a schivarli in tempo. Preso da sfinimento, finii pure per comprare il giornale -Lotta Comunista- o meglio dare una donazione in cambio del giornale. Mi impegnai pure e tentai di leggerlo, ma non andai oltre la prima pagina. Per carita', qualcuno poi mi ha detto che le analisi proposte erano ben fatte e pure interessanti, ma io riuscii mai a vincere la barriera iniziale. Andrea e Felice -i miei conquilini di allora- mi iscrissero per scherzo ad un corso di Leninismo e diedero a mia insaputa il mio nome e numero di telefono ad una di loro. La ragazza chiamo' a casa chiedendo di me e io per un paio di secondi ebbi pure la fallace illusione che una donna sconosciuta mi cercasse per uscire, cosi' a gratis, senza sforzo...nonostante  gli ormoni liberi e impazzati da universitario del primo anno, io al corso non ci andai.

Insomma avrei dovuto essere ben preparato da tutte queste lezioni di vita vissuta e invece ieri mi hanno preso alla sconfidata (sprovvista in Italiano), mentre andavo a prendere un caffe'. Mi hanno circondato avvicinato in due, senza cravatta, uno con un giornale e l'altro con il libro, e non ho saputo bene come difendermi. Volevano vendermi un libro "Basics" e io all' inizio ho pensato che fosse sul linguaggio di programmazione e gli ho risposto -da vero nerd- che programmavo in C++, in fortran90 se va male. E invece non erano nerds che facevano propaganda per il vetusto linguaggio, ma erano Maoisti! E hanno iniziato a citarmi Mao e il glorioso passato rivoluzionario di tale Bob Avakian (dalle cui iniziale il titolo con un sottilissimo gioco di parole), unico leader maximo in grado di guidare la rivoluzione in USA. Siccome il giorno prima mi ero dovuto difendere da due che cercavamo di vendermi un libro su un santone, ho pensato che fossero gli stessi ma travestiti. E in effetti in quanto a culto della personalita' i due rivoluzionari ci andavano forte, che quasi mi sono sentito in colpa per averli scambiati per due di Lotta Comunista in trasferta (ho poi scoperto che il culto della personalita' pare essere uno dei punti forti del pensiero di tale BA). Per circa trenta secondi ho mantenuto alta l'attenzione, poi il mio focus e' svanito e sono stato li a guardarli, senza ascoltare. Cercavo qualcosa di brillante da dire per sganciarmi, del tipo "Come mai non avete la cravatta?", ma invece li ho presi solo per sfinimento e imbarazzo. Dopo secondi di silenzio in cui non interagivo, sene sono andati. Non c'e' piu la caparbieta' Maoista di una volta.

martedì 24 gennaio 2012

Inchiostro

  Mentre andavo a fare la spesa mi sono fermato
nel negozio sbagliato.

Il primo me lo feci a Sassari, negli anni Novanta, in uno studio che mi dicono non esista piu'. Senza molte pretese lo scelsi da un catalogo in mostra sul bancone. Per essere una cosa che dura tutta la vita non ci misi nemmeno tanto tempo a sceglierlo, consigliato nell' operazione dal fedele Ottavio, da me  eletto in quegli anni all' arduo incarico di mentore su stile ed essere "cool" in genere. I soldi meli diede nonna Giovanna, piuttosto felice all' idea di regalarmi qualcosa che avrebbe fatto una cosi lunga durata. Un po' meno entusiasta  fu mia madre, che fini per non parlarmi per diversi giorni. Credo fosse piu'  per l' idea di essere stata scavalcata nella catena di comando, che non per la cosa in se. Rimane uno di quelli a cui sono piu' affezionato. Uno e basta, dissi a me stesso. Ma gia uscito dallo studio sapevo bene di mentire. Cosi' negli anni a seguire  ne vennero altri. Alcuni fatti con una idea in testa ed eseguiti da mani esperte (la maschera fatta da Zuma a Milano tutt'ora riceve complimenti), altri frutto di un desiderio estemporaneo e impulsivo. In un pomeriggio infernale di afa e caldo nel piatto Illinois, passai di fronte ad uno studio e dopo un'ora mi trovai come per magia sulla poltrona girevole, mentre omoni in camicia di flanella a quadri tentavano di decifrare il mio accento... sara' stato forse per quello che il lavoro non fu granche' e dovetti investire poi un bel capitale per trasformare quell' opera in una mezza manica in stile giapponese (capisco ora le parole di  Matteo che parlava di un grande progetto sulla schiena come di un dazio).  Da dove venga questa strana attrazione per l' inchiostro e' un fatto misterioso, tutt'ora per me inspiegabile. Mi consola un po'  sapere che sulla mummia trovata nelle Alpi siano stati scoperti numerosi segni sulla pelle, linee e punti. Non e' chiaro se siano il risultato di operazioni mediche, ma a me piace pensare ai primi uomini che si dilettano a coprirsi di "tribali".
Una delle cose che piu' mi affascina e' senza dubbio l' atmosfera di ogni studio. Quando ho qualche minuto libero sulla via del supermercato, mi piace fermarmi da George Hernandez (in alto nella foto) a qualche isolato da casa. Mi piace stare seduto e sentire il ronzio della macchinetta, sfogliare gli abum con le flash card, discutere del prezzo di pezzi di antiquariato degli anni cinquanta che circolano abbondanti tra un cliente ed un altro, ascoltare le storie di clienti e passanti. Una volta una guardia carceraria si mise a raccontare di una rissa in prigione finita con un morto e, mentre si faceva tatuare la madonna di Guadalupe sul petto, mostrava divertito sul suo Iphone le foto del poveretto trafitto come San Sebastiano....insomma un' umanita' varia, mai banale. 
E' pur vero che alcuni posti non rendono onore ad un arte cosi' antica, ad una tradizione millenaria dai molteplici legami con varie forme espressive. Pero' di fronte alle opere di un artista vero, credo sia molto difficile resistere alla tentazione di  comprarne una. Se avete voglia di conoscere alcuni degli artisti di spicco negli Stati Uniti (e nel mondo), vi consiglio di guardare la serie TV  "Tattoo age" (facilmente reperibile su youtube). Le biografie artistiche di Dan Santoro, Freddy Corbin, Grime, Troy Denning e Mike Rubendal sono presentate in puntate da tre episodi ciascuna (se avete fretta guardate almeno Grime e Corbin!). Concluso il primo episodio so gia' che prenderete il telefono per prenotare ansiosi la prossima seduta dal vostro tatuatore di fiducia...

   Spezzone extra: Freddy Corbin tatua gratis
   in India i giovani del posto



   

mercoledì 2 novembre 2011

Indian Creek

Indian Creek. Guidando sulla statale 211 rimarrete senza
fiato di fronte alla sterminata distesa del canyon

Il sole sorge piano alla mia sinistra ma basta la poca luce dell' alba a fare splendere il bianco e il giallo del deserto. La strada e' una striscia nera, dritta verso sud, unico segno di civilta' e tempi moderni in mezzo alla radura. Potrebbero apparire gli indiani da un momento all' altro e non ne sarei stupito. Dopo dodici ore di guida sarebbe un diversivo alla noia della guida in solitaria. A tenermi sveglio una dosa massiccia di caffe, redbull e l' eccitazione di arrampicare ad Indian Creek.
Dopo quindici ore entro finalmente nel canyon e lo stupore per la bellezza che mi circonda quasi rischia di farmi uscire fuori strada. Giungo al posto dell' appuntamento mentre nello stesso momento arrivano i miei tre amici, due dal Sud della California e uno dal Colorado. In un' epoca di messaggini al telefono, rinunce all' ultimo minuto, continue chiamate al telefono anche per una semplice cena, un tale sincronismo mi mette subito di buon umore. Non ci siamo mai sentiti al telefono per dettagli e tutto e' stato deciso con due email, una settimana prima.

Io ho solo tre giorni, ma per una volta non apro nemmeno la guida, sicuro che ogni falesia e via sapra' ripagarmi del viaggio. Seguo i miei compagni nelle loro scelte e mi godo cosi' tra le piu' belle salite a vista della mia vita. Fessure parallele perfette e una roccia di arenaria rossa, liscia e senza appigli o tacche per i piedi. Tutto si gioca con pochi gesti e movimenti, ripetuti quaranta, cinquanta volte fino ad arrivare alla fine di ogni via. Basta respirare piano, prendere il ritmo e imparare a sentire una roccia che quasi sembra velluto. Il canyon e' una infinita distesa e sono forse migliaia le vie ancora inesplorate dentro le zone piu' remote e interne. Per chi ama gli strabiombi a canne o muri verticali a tacche, Indian Creek non e' il posto giusto... ma se anche per una sola volta siete stati affascinati dall' arrampicata in fessura, questo e' il posto dove prima o poi dovrete andare. La sola bellezza del paesaggi, i colori delle rocce, i profumi dei pochi cespugli, il cielo del deserto ripagheranno del viaggio in questo posto cosi' remoto.

Domenica sera ci lasciamo con Mike al distributore di benzina a Moab. Scherziamo sulle notre doti logistiche e sul tempismo perfetto del nostro incontro di Venerdi mattina. Ci siamo dati appuntamento per il prossimo anno in Alaska, per salire il "Cobra Pillar", ma magari un paio di chiamate al telefono in quel caso saranno pure necessarie...


Nota finale: la mia auto, risuscitata dalle sapienti mani di un meccanico (di quelli del tempo prima dell' elettronica), ce l' ha fatta a fare le duemila miglia del viaggio. Forse sara' l' ultimo pero'.
Nota tecnica: a Indian Creek non ci sono vie sotto il 5.10 e secondo me, pure per gli standard Americani, alcune gradazioni vanno prese con cautela.



Avvicinamento al Piston Whipped Wall. Ho dovuto usare il sacco da big wall
per trasportare sei serie complete di camelot.



Scelta del materiale, elemento cruciale su queste vie senza
o con pochi riposi. Qui mi preparo a salire la mia prima via
"No Name Crack" (5.10+) a Supercrack Buttress.
Via molto lunga con due sezioni large.
Avro'
abbastanza pezzi della stessa misura?



Colazione al campo base. Trovate di meglio?


Fin Wall. Tim sale una delle innumerevoli fessure
(Crapuccino 5.10+).
Sullo sfondo si vede chiaro il Wing gate.

lunedì 1 agosto 2011

Svizzera-USA-Sardegna-Senegal



Il caro OZ mi scrive dalla Svizzera (ma lui svizzero non e' ) per darmi notizie sulla cronaca Napoletana e su storie di migranti che accadono in Sardegna, a Sennori.
Cortocircuiti da globalizzazione o casualita' dell' immigrazione.
Io l' articolo originale -apparso sul Venerdi' - non l' ho potuto leggere. Pero' mi ha dato allegria e speranza sapere che uno "straniero" abbia trovato "pancia e tranquillita' " (per citare l' autore del pezzo) a Sennori, in Sardegna. Ogni tanto la mia vena regionalista viene fuori e ho pensato che in questo caso fosse una bella storia da far circolare.

martedì 19 luglio 2011

Sospeso




Circa un mese fa, passando di fronte ad un libreria, sentii l' impulso di entrare e
comprare una copia dell' Odissea di Omero. I libri sono gli unici oggetti che compro seguendo l'istinto, senza dovere passare attraverso i lunghi processi di analisi e ponderazione che precedono ogni mio altro acquisto (tu chiamala se vuoi decrescita o taccagneria...).
Quel gesto, nato da una bulimia letteraria, sembrava non avere un senso preciso. Mi ero pero' scordato che i libri sono oggetti animati che ti cercano e si fanno spesso trovare nel luogo giusto e al momento giusto. Quante volte mi e' capitato di finire la lettura di un libro scelto a caso e rimanere meravigliato da come si incastrasse bene con le emozioni, le esperienze di quel momento della mia vita. Si potrebbe obbiettare che la connessione ci fosse fin dall' inizio, ma era nascosta nelle pieghe del mio inconscio... ma io ho un' anima semplice e preferisco pensare ai libri come dotati di vita loro.

Cosi' a leggere di Ulisse sperso nel Mediterraneo, ho poi capito che il libro non era una scelta casuale. Cercavo nei versi quel senso di straniamento e sospensione che nasce dal vivere in terre straniere. Il desiderio del ritorno si scontra con una chiara consapevolezza dei difetti e delle storture di cio' che si e' lasciato. La volonta' di esplorare e rimanere lontani e' frenata dal pensiero , sempre presente e forse idealizzato, del posto che si continua a chiamare casa. Rimango cosi' sospeso tra due mondi, non so se sia un bene o un male. Cerco di prendere il meglio da entrambi e di esercitare una infinita pazienza con tutte le persone, spesso sconosciute, a cui devo spiegare (come un mantra almeno un paio di volte alla settimana) da dove vengo e fino a che punto debbano considerarmi straniero...

venerdì 13 maggio 2011

Fine del Mondo


Nel caso vi fosse sfuggito, segnalo che la fine del mondo e' vicina.
21 Maggio 2011 inizia il giudizio finale. Potete trovare maggiori dettagli qui

lunedì 25 ottobre 2010

Il grasso sul fuoco...

Le notti di inverno nel deserto possono essere lunghe e bisogna trovare qualcosa da fare, per non dovere andare a letto dopo le 6:30. Alla fine di una giornata di arrampicata si puo' mangiare, raccontare bugie intorno al fuoco di imprese alpinistiche mai compiute, gradi mai saliti o vantarsi-lamentarsi delle performance della giornata. Dopo un paio di giorni pero' la conversazione puo' languere, soprattutto se conoscete gia' le bugie dei vostri compagni..
Una combinazione di noia, birra e scienza puo' fare pero' svoltare la vostra serata al meglio!
Avete bisogno di un barattolo di latta vuoto (quello dei pelati e' perfetto), acqua e campeggiatori NON vegetariani che amino la pancetta (bacon) per colazione...
Al posto di gettare via la sugna o grasso della cottura della pancetta la raccogliete nella lattina vuota e la conservate per la notte.
Dopo un paio di birre, quando il fuoco e' bello vivo prendete il barattolo e lo mettete sulle braci tra le fiamme (alte!!) finche il grasso non inizia a bollire.
A questa punto, usando un bastone o qualsivoglia prolunga (potete usare un bicchiere legato con del nastro ad una estremita'), versate dell' acqua dentro il barattolo e.... bahmmm! una fiammata a forma di fungo si sprigionera' dal barattolo per la gioia di tutti gli astanti. Il rischio di bruciature e' garantito, soprattutto per chi versa l' acqua, se il bastone e' troppo corto. Il divertimento dura pochi secondi, ma c'e' sempre la possibilita' che qualcos' altro prenda fuoco, massimizzando cosi' il divertimento. Ovviamente la fiamma e' proporzionale alla quantita' di grasso usato.
A me la cosa ha divertito molto (sono un' anima semplice) perche' ci sono
tutti gli elementi da selvaggio West: la pancetta, il fuoco, un po' di alcol, il deserto e la maturita' e saggezza di adolescenti invecchiati..


venerdì 24 settembre 2010

Stare a galla




La cronaca estiva e' di solita piena di tragedie domesticobalneari.
Omicidi passionali, anziani abbandonati in salotto, storie di gelosia e
incidenti balneari. I morti affogati hanno sempre una certe risonanza, ancora di piu' se nella storia c'e' un dramma familiare. Il luogo e' di solito
un lago in montagna troppo freddo o una vasca per irrigazione troppo
scivolosa. Le storie appaiono sempre uguali, con qualche cambio di soggetti. Non si puo' chiedere troppo ad Agosto, pure la cronaca va in vacanza.
A leggerle di solito si risvegliava in me un cinico senso di selezione della specie "stupidi!, se non sanno nuotare stiano a riva!". Finche' due settimane fa' non ho rischiato di apparire in cronaca pure io, insieme ad Antonio. La cosa avrebbe fatto la gioia della Nuova Sardegna e dei giornali locali, un po' meno quella di parenti e amici.

Dopo una camminata, decidiamo di rilassarci sulle rive di Eagle Lake, un piccolo laghetto di montagna con un' isola al centro. Siccome mi viene l' ansia a stare fermo, propongo di nuotare fino all' isola. Saranno duecento metri in tutto. Le mie doti natanti sono scarse, ma alla peggio mi metto a pancia sopra e galleggio, mi dico.

Antonio indossa un costume dei tardi anni sessanta, ereditato forse da babbo. L' elastico del suo costume e' un vago ricordo cosi' decide di toglierselo e nuotare nudo, per lo sgomento delle famiglie puritane tutte intorno. Io il costume melo tengo (risale solo agli anni novanta e l' elatico regge...).

Dopo abluzioni fantozziane ci buttimao in acqua. Raggiungiamo con poco stile l'isola. I timpani fanno male per il freddo e uno dei due pure fischia...brutto segno. L' acqua e' sui 15 gradi e pure muovendosi non riesco a scaldarmi. Antonio ha gli stessi sintomi.

Decidiamo di tornare a riva. E qui l' inatteso. A meta' strada perdo completamente orientamento. tento di mettermi a pancia in su', fare "il morto" e non ci riesco...o forse ci stavo riuscendo benissimo! non capisco dove sia l' alto e il basso e inizio allegramente a bere acqua. Il collo e le orecchie fanno un male porco e sento solo un fischio acuto. Vedo Antonio un po' piu' avanti che ha gli stessi problemi. La cosa assurda e' che mi viene da ridere, perche', in un attimo di sdoppiamento, vedo la scena da fuori. Io ho gli occhi dilatati come un vitello, Antonio rigirandosi nell' acqua mostra il suo sedere all' aria.

Dopo dieci secondi di esperienza transcorporea, capisco che sarebbe proprio da stronzi affogare in quel modo! riesco a capire dove sono, fissando una cima intorno. Con sommo sforzo mi porto dove si tocca ... salvo! anche Antonio, dieci metri piu' in la', ha raggiunto la riva melmosa.

Ridiamo entrambi, mentre Antonio corre nelle frasche per coprirsi...
Esperienza quasi surreale, monito per un cinico che la selezione naturale degli stupidi e' sempre in agguato...

mercoledì 7 luglio 2010

Rodeo



Nella mia ricerca dell' America vera e verace non poteva mancare il rodeo il 4 Luglio, festa nazionale e giorno dell' indipendenza.
Quasi per caso, al ritorno da una escursione sulla Sierra, un amico mi chiama per invitarmi a
vedere un rodeo, promettendo una esperienza socio-culturale memorabile e genuinamente americana.
Aveva ragione.

L' arena e' nel mezzo di una piana, senza alberi, ne ombra. Perdo circa due chili di peso mentre
attendo pazientemente in fila per l' ingresso. Intorno a me famiglia con bambini, finti cowboy panciuti e un numero spropositato di signore avanti negli anni vestite con abiti corti e stivali.
In generale pare che gli amanti del rodeo apprezzino il cibo, visto il numero enorme di obesi in fila. Quasi non mi accorgo del tempo in fila, perso ad ammirare questa giungla di umanita' varia...

Dentro l' arena mi accoglie un misto di odori da fare venire il malditesta.... c'e' di tutto, ma niente e' commestibile. La folla da l'assalto ai vari stand e tutti fanno rifornimento di galloni di coca cola, chili di amburger e fritture di vario tipo. Mica si puo' rischiare di rimanere a pancia vuota per due ore!
La famiglia davanti a me si attrezza per bene con una specie di cestino
in cui sono impilati una decina di hot dog, divorati a velocita' da record. I tre bambini piangono perche' vogliono il gelato e il padre li zittisce comprando un secchio di gelato alla vaniglia... staranno buoni per almeno venti minuti, prima di lagnarsi di nuovo.

Quando la folla ha placato l' appetito bulimico, ecco finalmente lo show!
no anzi... prima c'e' circa un' ora di inni americani, saluti alla bandiera, saluti alle truppe, saluti ai veterani, onore agli eroi. Una ventina di ragazze entrano al galoppo nell' arena sventolando bandiere a stella e striscie. Sono vestite con corpetti dorati e i poveri cavalli
quasi soccombono sotto il peso di questo amazzoni dalle forme giunoniche. Altre venti minuti in cui cercano di convincere il pubblico delle loro doti equestri, con scarso successo.
L' inno americano e' cantato da una "cantante classica": parte male, troppo alta, e finisce per urlare sul crescendo finale! ma mica guardiamo le sottigliezze, l' inno e' sempre l' inno!

Dannazione, voglio vedere i cowboys, quelli veri! ho pagato venti dollari e dopo due ore
mi hanno rifilato solo proganda di ultra destra. Si perche' lo sponsor principe e' NRA,
National Rifle Association, quelli che difendono il diritto ad avere armi e usarle... c'e pure l' estrazione di un premio, un fucile Winchester...

Eccolo finalmente lo show!
pezzo forte "bull riding", ovvero stare in groppa ad un toro il piu' possibile... forse i tori
erano piuttosto incazzati o forse i cow boys non si erano allenati abbastanza, ma non stavano in sella manca cinque secondi, di solito proiettati in orbita o scornati.

Ma al di la' del mio cinismo e del mio senso estetico penso che il rodeo abbia un lato positivo, che quasi fa dimenticare il resto. Nonostante tutto infatti in quell' arena si respirava un senso di comunita'. Persone unite nell' organizzare la festa, partecipare a qualcosa al di la' della loro esistenza privata. E questo e' sempre meglio che stare di fronte ad una TV o spendere tempo al supermercato.. si forse potrebbero evitare tutta la propagada, ma e' un' inizio..
E in quell' arena polverosa, in quel misto di cavalli-salsiccia arrosto-urla-spintoni nel mio cuore di solito felpato e' tornato prepotente un senso di nostalia per la Sardegna e le sue feste - i Candelieri, la Cavalcata, S' Ardia - e il loro caotico fascino...poi
i bambini di fronte a me hanno riniziato a chiedere cibo e quell' attimo di nostaglia si e' dissolto..

mercoledì 21 aprile 2010

lego




I Lego sono stati per molto tempo il mio gioco preferito. Dagli anni dell' asilo fino
alle medie i mattoni colorati hanno ispirato per viaggi con la fantasia e creazione
di avventure immaginarie... Ancora oggi ogni tanto mi fermo a guardare le scatole dei Lego nei negozi di giocattoli. Le versioni attuali sono un po' troppo tecnologiche e lasciano poco spazio all' inventiva, forzando a usare le istruzioni di montaggio in modo troppo rigoroso. Troppi personaggi dal cinema o televisione.. insomma si sono venduti.
La cosa che mi affascinava dei Lego era infatti la possibilita' di rinventare sempre l' assemblaggio, mischiando pezzi da scatole diverse, creando ibridi con altri giochi.

Per chi come me ha amato i Lego, consiglio di visitare il sito "The Brick Testament", dove con minuzia di particolari sono stati riprodotti tutti gli episodi dell' intera Bibbia.
Notevole anche la parte delle News. Da notare le avvertenze nella home page

"The Bible contains material some may consider morally objectionable and/or inappropriate for children..."


E in effetti tra incesti, lapidazioni, torture di ogni genere, non stupisce che dopo
qualche migliaio di anni sia ancora un best seller di tutto rispetto per vendite e diffusione..

domenica 4 aprile 2010

Mainstream..



I padri fondatori della nazione Americana crearono una Costituzione segreta, dove racchiusero emendamenti dal valore magico, per il controllo del popolo americano. Il solo fruscio delle pagine poteva madare in trans le persone intorno e costringerle ad ubbidire. Il libro ando' perso pero' negli anni cinquanta e li ebbe inizio il declino morale della nazione, la decadenza dei costumi , la perdita dei sani valori.
Dopo cinquant'anni la casa bianca, nella figura di un perverso segretario di stato, vuole il libro indietro nel tentativo disperato di riportare la nazione sulla retta via della moralita' e ordine. Il compito viene affidato ad un investigatore privato, ex CIA, che scoprira' presto che il libro e' diventato merce di scambio fra gruppi di pervertiti di ogni sorta e tipo. Il suo viaggio da New York a Los Angeles diventa cosi' un viaggio attraverso ogni possibile tipo di devianza e perversione.
Adolescenti che si eccitano di fronte ai film di Gozzilla, uomini di mezza eta' che fanno sesso con le ostriche, nerboruti omossesuali che si iniettano acqua e sale nei testicoli...
Ma si tratta davvero di devianze? al di le' della storie e dei personaggi questa e' il tema realmente interessante del libro: che cosa e' normale? che cosa e' "mainstream" e cosa e' invece "alternativo" o underground? in una epoca in cui si puo' avere accesso praticamente a foto e informazione su ogni pratica e costume, ha ancora senso parlare di mainstream?
Il confine di cio' che e' moralmente accettabile si sposta di continuo. Il "mainstreamm" divora e ingloba ogni aspetto delle vicende umane.
Le ingloba e cio' che era nascosto, sotterraneo, non lo e' piu'.
Nel libro uno dei temi centrali e' per esempio la pornografia. Quello che trenta anni fa era considerato osceno, ora viene mostrato senza problemi nei film per famiglie. Una coscia nuda poteva scatenare orde di ormoni
nei ragazzini degli anni cinquanta, ora un nudo integrale viene usato pure per la pubblicita' delle merendine. Chi cerca di definire i "sani valori di un tempo" ha perso di vista la realta', fa finta di non vedere oppure e' proprio in cattiva fede...

martedì 2 marzo 2010

All' ombra del potere




Kike Arnal ha speso 255 giorni tra le strade di Washington fotografando la citta' in bianco e nero.
Il suo lavoro si trova qui
Le foto parlano da sole.

domenica 23 novembre 2008

Liberal California ....




Durante l' ultima tornata elettorale i cittadini della California hanno votato per numerosi
referendum popolari sui piu' svariati temi, dall' energia, ai trasporti, persino su quanto spazio debba essere riservato ai polli in gabbia...
Nella messe di leggi da approvare o abolire due erano particolarmente care ad un variegato fronte
di religiosi di varie parrocchie e credo... una sull' aborto , nota come "Prop 4" e l' altra era
la "Prop 8", sulle coppie gay. La Prop 4, che cercava di imporre misure restrittive sull' aborto, non e' passata. La Prop 8, proponeva una modifica della Costituzione dello stato della California in modo da restringere la definizione di matronio come l' unione tra un uomo ed una donna, rendendo quindi non valida la legge in vigore in California che permetteva matrimoni tra persone dello stesso sesso.
La Prop 8 e' passata, con il 52.1% dei voti a favore. I sostenitori della Prop 8 hanno speso circa 35 milioni di dollari in campagne pubblicitarie, usando in modo massicio televisione e giornali. I mormoni, dal vicino Nevada, hanno dato denaro in grande copia, terrorizzati da un possibile effetto valanga in caso di sconfitta.
"Salva il matrimonio" era lo slogan corrente, insieme all' invito a proteggere " i nostri figli" dalla possibilita' che in un futuro prossimo a scuola le insegnati avessero potuto spiegare ai bambini che il matrimonio e' possibile pure tra persone dello stesso sesso.
"Oggi vogliono sposare una persona dello stesso sesso, domani un cane o un albero..." ... si certo di all' albero di venire a trovarti in ospedale se stai male...
Le argomentazioni in favore non avevano nulla a che vedere con l' ammenda costituzionale ma alla fine sono stati efficaci a scavare nel torbido delle paure e dei tabu' degli elettori.
Vista su un altra prospettiva la vicenda io la leggo come un gruppo di persone che decidono di spendere tempo, denaro ed energie non per avere piu' diritti ma per evitare che altri possano averceli. Essere sposati significa avere agevolazioni fiscali, potere decidere in caso di malattia del partner, avere accesso ad una serie di servizi pubblici negati ai semplici partner domestici.
Benche' io non creda appieno nel matrimonio come e' pensato nella nostra societa', credo che sia follia ed egoismo distillato darsi da fare per impedire che altri possano avere dei diritti. il cui raggiungimento non intacca minimamente i propri.
Se si guarda indietro, meno di cinquant'anni fa, le unioni tra bianchi e neri erano incostituzionali e la segregazione era vista come un modo per salvare i valori della societa'. Le donne non potevano nemmeno votare. Allargare diritti e' il modo migliore per consolidare i diritti di tutti ed evitare che un giorno qualcuno si svegli e decida, che ne so', di vietare di vendere i preservativi, di baciarsi in pubblico o di fare sesso fuori dal matrimonio... sembrano scenari deliranti, ma a volte il confine e' labile. E poi i vari bigotti dovrebbero stare sereni: se la loro fede e' cosi' incrollabile non dovrebbero avere dubbi sul castigo divino per empi e peccatori. Tranquilli, non si chiede un amnistia generalizzata ultraterrena, ma semplici diritti.. cosa saranno mai dei diritti civili di fronte alle pene dell' inferno?