Ara sa terra, massaju, ca est ora de arare...



giovedì 21 agosto 2008

toulomne report



Tre giorni a Toulomne, in compagnia di Eric, bell' esempio di melting pot: meta' giapponese, meta' hawaino, sposato con una donna per meta' african american e l'altra meta' filippina... Con Eric avevo arrampicato un paio di volte
all' aperto, su vie a spit e, piu' o meno ogni settimana, ci incontriamo a tirare prese di plastica... a quasi cinquanta (!!) anni, ha stamina e power da vendere e ci siamo trovato piuttosto in sintonia anche arrampicando vie in stile trad.
Il parco ovviamente straborda di gente e cosi' abbiamo dormito in macchina la prima notte e fuori dal parco le due successive. Stranamente non abbiamo trovato traffico sulle vie, a parte l' ultimo giorno in cui ci siamo rilassati sul tenaya peak: 14 tiri facillimi e super divertenti da fare di corsa. Abbiamo anche incontrato due cordate di itagliani, con divise "Montura-Cai" di ordinanza. Si schiantava dal caldo e loro erano vestiti da spedizione patagonica... e nella migliore tradizione si sono distinti per poca educazione e un'attitudine da vere merende: urla, tentativi goffi di sorpasso del secondo di cordata, ammucchiate varie alle soste... ad un certo punto ero su una micro cengia, con due nut per fare la sosta e mene sono trovato uno praticamente in braccio..."disturbo?", "no prego, chiamane altri...". Pur di staccarli, ci siamo fatti due tiri
in conserva (simul climbing)....
Ho testato anche la qualita' dei friends Black Diamond, con un volo di circa dodici metri su "Hoodwink" (5.10a R), a conferma che le vie aperte da Jim Bridwell sono da temere: io non mi sono fatto niente (qualcuno in cielo veglia...) , Eric si e' bruciato le mani e lussato una spalla per la frustata. La colpa del tutto e' stato il caldo: la gomma delle scarpe fondeva ed e' partito il piede su una placca superliscia... la prima protezione non ha retto, la seconda non ha retto (erano psicologiche..) la terza si. A posteriori sudo a pensarci.
Un volo lungo si definisce in gergo "whipping".

Lezione tratta dal viaggio: portare su il grado con l' arrampicata trad e' dura.


Nelle foto : Eric sul terzo tiro di "On the Lamb", lungo traverso di 250 metri...grandioso!
In vetta al Tenaya Peak, cool man!

domenica 3 agosto 2008

L'impero corrompe ancora...




Alla fine, alla eta' di quasi trent'uno anni, ho acquistato un'automobile. La bici rimane il Mezzo per eccellenza per spostarmi ogni giorno, ma confesso che andare in montagna e ad arrampicare senza avere un auto e' quasi impossibile e ormai mi ero rotto di affittare macchine. Di certo non e' un auto di lusso, con 1000 dollari non potevo aspettarmi di piu' e mi fa ridere che la mia bici da strada costi piu' della macchina. Cigola un po' in salita e ogni tanto qualche strano suono mi fa stare in allerta...pero' sono diventanto socio dell' ACI americano, cosi' pure se mi si ferma nel deserto mi vengono a prendere...spero almeno. Quindi per essere ben integrato nella cultura locale mi mancano ormai poche cose: mangiare carne (dubito... ho pure smesso da mesi di mangiare le uova), tagliare l' erba del prato con un potente tagliaerba da 2000 cavalli, comprarmi un fucile per difendere la proprieta', avere un adesivo "support our troops" sul cofano, masticare tabacco alle partite di baseball...beh potrei continuare con la lista degli stereotipi, non e' poi cosi' corta... in compenso ho mangiato piu' volte i mushlmellows arrosto, bevuto la root beer e fatto colazione con dei pancake "finti" per vegans....al peggio non c'e' mai fine.

venerdì 18 luglio 2008

numeri...

Ieri un americano mi chiedeva come mai ci fossero cosi' tanti italiani nelle universita' americane... gli ho risposto controvoglia, perche' a me tutta la retorica della fuga dei cervelli mi ha un po' stancato...
Eppero' la discussione non esaltante mi ha fatto fare due conti.. io alle scuole superiori ero in una classe di ventitre' persone. undici si sono laureate (tra i dodici restanti ci sono due/tre che stazionano ancora all' universita') . Tra gli undici, cinque lavorano fuori dall' itaglia. quindi direi 5 diviso 11... circa il 45%.
Nei dodici che non si sono laureati, almeno una persona lavora all' estero. Totale 6 su 23, circa 26% di fuoriusciti. Non male come fenomeno migratorio...
Ok, il campione e' ben lontano dall' essere rappresentativo, pero' qualcosa insegna, pure se fosse un po' scostato dalla media.
Un tratto comune dei fuorisciti e' che sono contenti di stare all' estero, hanno in genere un lavoro appagante e non saprebbero cosa fare in itaglia, terrorizzati da stipendi da fame. va tutto bene comunque...

venerdì 4 luglio 2008

4 luglio...

Settimane fa mi sono convinto a cercare un libro di storia
Americana, giusto per capire meglio il posto dove sono, per confermare o confutare tutti i pregiudizi che mi porto dietro sulla storia di questo paese...
Consigliato da un amico ho iniziato
a leggere "A People's History of the United States" di Howard Zinn,

Il libro e' corposo e, nell' ultima edizione, copre un periodo di tempo che va dall' arrivo di Colombo all' 11 settembre e l' era Bush. Nonostante sia un saggio , ha la scorrevolezza di un grande romanzo e offre una prospettiva "dal basso" della storia di questo paese... non l' ho ancora concluso e vorrei scriverci con calma una volta terminata la lettura. Ora segnalo solo una versione on-line per chi volesse leggerne anche solo qualche capitolo.
Consiglio il primo, quello su Cristoforo Colombo: il navigatore romantico, per ripagarsi dei debiti accumulati per organizzare le spedizioni oltreoceano, ridusse in schiavitu' intere isole dei caraibi, costringendo i locali a lavorare in
miniere improvvisate, nel vano e inutile tentativo di trovare un oro inesistente.
Compi rappresagli educative contro i villaggi che non riuscivano ad accumulare
oro a sufficienza e, alla fine, convintosi che di oro nelle isole non cen'era, promise schiavi ai finanziatori spagnoli: i piu' morirono nella traversata.
Qui c'e' pure una giornata di festa nazionale, "Il Columbus day"; in Italia ci sono invece strade, piazze e anni fa ne fecero pure un "simpatico" pupazzetto per festeggiare credo il cinquecentenario della "scoperta" dell' America...

martedì 24 giugno 2008

Mal di quota?

Non so se e' stata suggestione o se era realmente un fatto fisiologico, ma passare in meno di un giorno da quota zero (Davis) a piu' di 3000 metri e poi arrampicare intorno a 3400, mi ha spezzato il fiato... In effetti 3400 non e' una quota cosi' elevata (piu' o meno come la Marmolada) ma qualche ora in piu' per ambientarsi non ci avrebbe fatto male.
Ma il tempo e' tiranno, e se lo si somma ad una certa impazienza, e' chiaro che non si puo' aspettare troppo... a parte un certo fiatone il resto pero' e' filato tutto liscio ed e' stato piacere puro arrampicare a Toulumne: paesaggi incredibili, granito ottimo, linee di salita che quando hai finito vorresti rifarle. Tuolumne fa sempre parte del parco di Yosemite, ma l' ambiente e' decisamente diverso dalla Valle, piu' "montagna" e pure lo stile di alcuni salite e' piu' vicino ad uno stile alpino, con avvicinamenti lunghi e linee di salite che richiedono buone capacita' di orientamento, resistenza e, ovvio, sapere attrezzare tutta la via... Rimane sempre un' arrampicata "severa", nel senso che le linee "plaisir" per un arrampicata di massa, super attrezzate e messe "in sicurezza" sono per fortuna inesistenti. Ognuno qui e' libero di scegliere il suo livello di "commitment", in un gioco divertente aperto a tutti, in cui pero' e' inutile e un po' rischioso mentire a se stessi. E' un terreno in cui rimane ancora spazio per l' avventura, per chi abbia voglia di confrontarsi con se stesso, con la natura e con quello che altri hanno fatto in passato. Prima che fisico, continuo a pensare che sia un bellissimo esercizio mentale di concentrazione, per capire in fondo dove sta il proprio limite.
I veri pericoli a Tuolomne sono poi le zanzare, incredibilmente voraci durante il disgelo, e le marmotte, pronte a mangiarti lo zaino, la sosta, le scarpette appena ti distrai un attimo ... ma come ci arriveranno lassu'???

Nella foto, avvicinamento per Cathedral Peak (sullo sfondo)
Un po' di foto (alla macchina fotografica Ivan) si trovano qui


sabato 31 maggio 2008

Il fuoco che purifica



Ho scoperto con meraviglia che la superficie boschiva della California e' in pericolo non solo per la pressione antropica ma, paradossalmente, pure per l' assenza di incendi o per l' eccessivo controllo dei fuochi spontanei da parte dell' uomo. Sembra paradossale, ma gli incendi aiutano il bosco a rigenerarsi permettendo di selezionare in modo naturale le piante piu' forti e resistenti. In assenza di incendi molte specie muoiono o fanno fatica a crescere, soffocate da un sottobosco troppo ricco e denso... L' esperimento di non ostacolare i focolai naturali sembra stia dando ottimi risultati in molti parchi, come Yosemite.

Nella foto cio' che resta del bosco intorno a Phantom Spires: venti anni fa gli alberi coprivano la vista dei picchi di rocce e da qui il nome. Ora le Spires sono ben visibili dalla strada (siamo sulla statale 50, direzione Tahoe Lake), ma resta comunque un posto stupendo dove arrampicare, muovendosi tra fessure e bernocoli di roccia. E godersi poi dalla cima la vista delle vallate intorno dove, con forza e tenacia, gli alberi hanno riniziato a crescere...

venerdì 30 maggio 2008

Neve



















































Capita di andare in mezzo al deserto, quasi in estate, e ritrovarsi poi in mezzo ad una tormenta di neve.
Ho trascorso il finesettimana scorso sulla Sierra, tra Mammoth e Bishop. Lo scopo del lungo viaggio
era arrampicare nella gola di Owens River Gorge,
frattura della terra nel mezzo del deserto, polvere color arancio coperta da indomiti cespugli.
Per due giorni mi sono goduto la roccia
vulcanica, compattissima, con una aderenza stupenda con tacche orizzontali e fessure di ogni forma e dimensione. Il divertimento pero' era troppo, cosi' era giusto che il meteo ci riportasse a livelli normali di entusiasmo e ci costringesse a ritornare prima del tempo a casa. Domenica pomeriggio ha iniziato a piovere prima e poi a nevicare. Uno spettacolo stupendo vedere il deserto e le montagne della Eastern Sierra coprirsi di bianco quasi all' istante. In fondo la neve non e' stata poi un cosi' cattivo segno del cielo. Altra consolazione e' stato fare il bagno in una sorgente di acqua calda naturale, di notte, mentre tutto intorno era gelato e i capelli fuori dall' acqua diventavano bianchi per la neve.
Nessuna foto in parete: la foga arrampicatoria era troppa e poca la voglia
di fare foto...