Ara sa terra, massaju, ca est ora de arare...



lunedì 15 settembre 2008

Albione arrampica...




Per una persona come me,ossessionata dall' organizzazione e portata a vivere la montagna e l' arrampicata con una certa vena di militarismo-finto erorismo dei tempi che furono, trovare un compagno di arrampicata che mi supera in questi aspetti compulsivi e' sempre sorprendente....
La miscela finale puo' essere a meta' tra l' esaltante e il delirante, il confine e' labile.
Soprattutto se poi il compagno di cordata viene dalla perfida Albione, e' stato "forgiato" alla scuola del trad inglese ed e' decisamente forte...
Finisce quindi che mi sveglio alle cinque di Sabato mattina a Yosemite, dopo qualche ora di sonno e le solite duecento miglia di Venerdi' notte, mantre a qualche metro di distanza (dormiamo senza tenda per risparmiare tempo....) il mio compagno si sta ingollando due lattine di una miscela di guarana-ginseng-caffeina e inizia a dirmi che siamo in ritardo... Ok, mi alzo e mentre cerco di fare una specie di colazione, lui e' con l'imbrago e tutto il materiale addosso seduto in macchina...
Ok, rinucio al caffe' (che poi fa brutti effetti e perdiamo altri cinque minuti...). Si parte per
fare la East Butress su Middle Cathedral: una via con difficolta massima di 5.10c (VII) ma che attrae schiere di gumbies, "come lo zucchero le formiche" disse qualcuno, attratti dall' idea di fare una via lunga e in fondo moderata, per gli standard della valle.
I gumbies (in italiano merende o merenderos, categoria della quale faccio per lo piu' parte) sono il nostro vero terrore e non la difficolta' della via in se'. Ci stiamo immaginando di rimanere intrappolati da una cordata lenta di incapaci e dovere bivaccare in cima, come successo a dei nosti amici bloccati a meta' via da una cordata di idioti. Al parcheggio c'e' una coppia di arrampicatori che viene dalla repubblica ceca: il mio amico C. inizia a bestemmiare, che se non avessimo perso 5 minuti saremmo i primi... in realta' i Cechi sono persone ragionevoli e percependo una certa furia da parte nostra ci lasciano passare davanti. Cosi' ci siamo fatti di filata la via in quattro ore, anziche' il minimo delle sette previste, e riducendo gli undici tiri in soli sei: una corda da settanta metri, simul climbing nella sezione facile, cambi di materiale super veloci e zitti alle soste! Ovviamente foto quasi nessuna...si perde tempo!
Dopo una discesa faticosa, io avevo dato il mio per il giorno e forse pure per il WE...ma sia la pressione di C. sia il fatto che avevo guidato, beh abbiamo continuato a concatenare tiri e vie sia il pomeriggio che tutta Domenica, portando a casa un altro paio di vie a cinque stelle.
Oggi e' Lunedi e avrei bisogno di un WE per riposare...




Nelle foto: Charlie sull' ultimo tiro di EB; un tentativo di autoscatto alla sosta di quarto tiro, con sullo sfondo il paretone di El Cap (che e' il vero obbiettivo)

domenica 7 settembre 2008

Autarchia!

In previsione di una carestia globale, ho trasformato un terzo del mio
giardino dietro casa in un piccolo orto. Avrei fatto a meno del resto del prato, ma e' stato un compromesso fra le mie velleita' di decrescita e l' estetica
(dubbia) del proprietario di casa. Il prato inglese e' una degli aspetti piu'
fastidiosi della cultura urbana in California. Il clima qui e' arido e secco, quaranticinque gradi possono essere la norma; eppure si sprecano tonnellate di acqua ogni giorno per mantenere verde il prato di fronte casa. E' vero che i prati contribuiscono a mitigare la temperatura, soprattutto la sera, ma ci sarebbe infinite specie native con cui fare lo stesso e
con meno spreco di acqua. E poi il prato verde e' pure noioso e richiede una cu
ra incredibile.
Ho tentato di piantare un po' di tutto, sperando di avere un raccolto in inverno
e , soprattutto, di poterlo mangiare. L'uva del giardino questa estate era infa
tti abbondante ma e' finita molto presto, quasi tutto il raccolto divorato
da una marmotta che si aggira nel vicinato. Ha mangiato tutti i grappoli lascian
do solo il raspo, proprio come fanno anche le volpi.
Spero che cavoli e carciofi non siano altrettanto succulenti per i roditori.

martedì 26 agosto 2008

birra fresca






Poteva passare un fine settimane senza andare a Yosemite? non sia mai!
Questa volta solo due giorni: partenza Venerdi sera tardi e ritorno alla quasi alba di Lunedi'.
Due vie: Crest Jewlery sul North Dome e Regoular Route su Fairview Dome, north face.
Crest Jewlery e' un mare di granito liscio e smerigliato: si procede con lentezza, spalmando i piedi sulle rughe del granito. Poco o niente per le mani, rari i buchi e i bernocoli. Un' arrampicata di movimenti lenti e di contrazzioni del corpo a cercare l'equilibrio. Bellissima linea, chiodata con spit piantati a mano, dal basso dai primi salitori... non ci si puo' lamentare se a volte ci sono dieci metri tra due protezioni, ci vogliono infatti venticinque minuti per piantare uno spit appesi su un hook. Un vento continuo ci ha accompagnato durante la salita contribuendo non poco a seccarci come prugne al sole. Dopo tre ore di avvicinamento, circa quattro per i dieci tiri della via eravamo completamente disidratati. Per essere veloci e leggeri avevamo tre litri scarsi di acqua...alla sosta del settimo tiro pensavo solo alla birra nella borsa frigo, all' ottavo il casco arancione di Davide mi ricordava il melone lasciato in tenda, al nono Emilio Comici mi e' apparso al fianco offrendomi un Gatorade ghiacciato... arrivata in cima, dopo due ore di cammino siamo ritornati alla macchina, di corsa verso la birra e verso un pediluvio nel lago!



Domenica sveglia all' alba, Regoular Route su Fairview Dome. Inclusa
nelle 50 piu' belle salite del Nord America.. e a ragione.
Dodici tiri, i primi quattro continui ("incredible sustained", dice la guida..)
resi lisci come marmo dalla neve e dall' acqua... "patagonici" dice scherzando Davide, mentre lo recupero. Io cosi' a Sud non ci sono mai stato, ma la via mi ha confermato ancora una volta come i numeri vadano presi con le pinze e qui esistono solo due numeri che contano: passi o non passi. Niente soste di calata, tre chiodi rugginosi su tutta la via. se inizi devi finire...



Nelle foto: in vetta della Regular Route: sullo sfondo si vede chiaro Mt. Conness; sul settimo tiro di Crest Jewlery; la parete sud dell' Half Dome vista dal North Dome; autoscatto in vetta.

giovedì 21 agosto 2008

toulomne report



Tre giorni a Toulomne, in compagnia di Eric, bell' esempio di melting pot: meta' giapponese, meta' hawaino, sposato con una donna per meta' african american e l'altra meta' filippina... Con Eric avevo arrampicato un paio di volte
all' aperto, su vie a spit e, piu' o meno ogni settimana, ci incontriamo a tirare prese di plastica... a quasi cinquanta (!!) anni, ha stamina e power da vendere e ci siamo trovato piuttosto in sintonia anche arrampicando vie in stile trad.
Il parco ovviamente straborda di gente e cosi' abbiamo dormito in macchina la prima notte e fuori dal parco le due successive. Stranamente non abbiamo trovato traffico sulle vie, a parte l' ultimo giorno in cui ci siamo rilassati sul tenaya peak: 14 tiri facillimi e super divertenti da fare di corsa. Abbiamo anche incontrato due cordate di itagliani, con divise "Montura-Cai" di ordinanza. Si schiantava dal caldo e loro erano vestiti da spedizione patagonica... e nella migliore tradizione si sono distinti per poca educazione e un'attitudine da vere merende: urla, tentativi goffi di sorpasso del secondo di cordata, ammucchiate varie alle soste... ad un certo punto ero su una micro cengia, con due nut per fare la sosta e mene sono trovato uno praticamente in braccio..."disturbo?", "no prego, chiamane altri...". Pur di staccarli, ci siamo fatti due tiri
in conserva (simul climbing)....
Ho testato anche la qualita' dei friends Black Diamond, con un volo di circa dodici metri su "Hoodwink" (5.10a R), a conferma che le vie aperte da Jim Bridwell sono da temere: io non mi sono fatto niente (qualcuno in cielo veglia...) , Eric si e' bruciato le mani e lussato una spalla per la frustata. La colpa del tutto e' stato il caldo: la gomma delle scarpe fondeva ed e' partito il piede su una placca superliscia... la prima protezione non ha retto, la seconda non ha retto (erano psicologiche..) la terza si. A posteriori sudo a pensarci.
Un volo lungo si definisce in gergo "whipping".

Lezione tratta dal viaggio: portare su il grado con l' arrampicata trad e' dura.


Nelle foto : Eric sul terzo tiro di "On the Lamb", lungo traverso di 250 metri...grandioso!
In vetta al Tenaya Peak, cool man!

domenica 3 agosto 2008

L'impero corrompe ancora...




Alla fine, alla eta' di quasi trent'uno anni, ho acquistato un'automobile. La bici rimane il Mezzo per eccellenza per spostarmi ogni giorno, ma confesso che andare in montagna e ad arrampicare senza avere un auto e' quasi impossibile e ormai mi ero rotto di affittare macchine. Di certo non e' un auto di lusso, con 1000 dollari non potevo aspettarmi di piu' e mi fa ridere che la mia bici da strada costi piu' della macchina. Cigola un po' in salita e ogni tanto qualche strano suono mi fa stare in allerta...pero' sono diventanto socio dell' ACI americano, cosi' pure se mi si ferma nel deserto mi vengono a prendere...spero almeno. Quindi per essere ben integrato nella cultura locale mi mancano ormai poche cose: mangiare carne (dubito... ho pure smesso da mesi di mangiare le uova), tagliare l' erba del prato con un potente tagliaerba da 2000 cavalli, comprarmi un fucile per difendere la proprieta', avere un adesivo "support our troops" sul cofano, masticare tabacco alle partite di baseball...beh potrei continuare con la lista degli stereotipi, non e' poi cosi' corta... in compenso ho mangiato piu' volte i mushlmellows arrosto, bevuto la root beer e fatto colazione con dei pancake "finti" per vegans....al peggio non c'e' mai fine.

venerdì 18 luglio 2008

numeri...

Ieri un americano mi chiedeva come mai ci fossero cosi' tanti italiani nelle universita' americane... gli ho risposto controvoglia, perche' a me tutta la retorica della fuga dei cervelli mi ha un po' stancato...
Eppero' la discussione non esaltante mi ha fatto fare due conti.. io alle scuole superiori ero in una classe di ventitre' persone. undici si sono laureate (tra i dodici restanti ci sono due/tre che stazionano ancora all' universita') . Tra gli undici, cinque lavorano fuori dall' itaglia. quindi direi 5 diviso 11... circa il 45%.
Nei dodici che non si sono laureati, almeno una persona lavora all' estero. Totale 6 su 23, circa 26% di fuoriusciti. Non male come fenomeno migratorio...
Ok, il campione e' ben lontano dall' essere rappresentativo, pero' qualcosa insegna, pure se fosse un po' scostato dalla media.
Un tratto comune dei fuorisciti e' che sono contenti di stare all' estero, hanno in genere un lavoro appagante e non saprebbero cosa fare in itaglia, terrorizzati da stipendi da fame. va tutto bene comunque...

venerdì 4 luglio 2008

4 luglio...

Settimane fa mi sono convinto a cercare un libro di storia
Americana, giusto per capire meglio il posto dove sono, per confermare o confutare tutti i pregiudizi che mi porto dietro sulla storia di questo paese...
Consigliato da un amico ho iniziato
a leggere "A People's History of the United States" di Howard Zinn,

Il libro e' corposo e, nell' ultima edizione, copre un periodo di tempo che va dall' arrivo di Colombo all' 11 settembre e l' era Bush. Nonostante sia un saggio , ha la scorrevolezza di un grande romanzo e offre una prospettiva "dal basso" della storia di questo paese... non l' ho ancora concluso e vorrei scriverci con calma una volta terminata la lettura. Ora segnalo solo una versione on-line per chi volesse leggerne anche solo qualche capitolo.
Consiglio il primo, quello su Cristoforo Colombo: il navigatore romantico, per ripagarsi dei debiti accumulati per organizzare le spedizioni oltreoceano, ridusse in schiavitu' intere isole dei caraibi, costringendo i locali a lavorare in
miniere improvvisate, nel vano e inutile tentativo di trovare un oro inesistente.
Compi rappresagli educative contro i villaggi che non riuscivano ad accumulare
oro a sufficienza e, alla fine, convintosi che di oro nelle isole non cen'era, promise schiavi ai finanziatori spagnoli: i piu' morirono nella traversata.
Qui c'e' pure una giornata di festa nazionale, "Il Columbus day"; in Italia ci sono invece strade, piazze e anni fa ne fecero pure un "simpatico" pupazzetto per festeggiare credo il cinquecentenario della "scoperta" dell' America...