Ara sa terra, massaju, ca est ora de arare...



lunedì 17 novembre 2008

paura dei cristalli






A volte tu mangi l' orso, a volte l' orso mangia te...

Ci sono giorni in cui la mente e' sgombra, danzi con il corpo e non senti la gravita'. Stai li' in quell' attimo, focalizzato solo sui metri di roccia che hai intorno. Altri no. La mente si incastra su un pensiero, ti muovi come un burattino, dissipi e, sopratutto, tanti cristalli di paura si annidano nelle sinapsi del cervello. Domenica era il tipico giorno in cui l'orso vince, le sinapsi sono intasate non da cristalli, ma da macigni... e ci e' voluto un giorno intero per ritrovare la calma e per riappacificarmi con la montagna..

PS: la foto e' di Ivan, presa qualche minuto prima di una ritirata strategica.. next time...

lunedì 10 novembre 2008

una mattina di ordinaria follia




Io odio il "servizio clienti" per telefono. Vorrei avere qualcuno davanti, se non per esercitare il mio diritto ad una risposta fisica, almeno per vedere che faccia hanno quando proferiscono stronzate. Ho speso una mattina rimbalzato da un numero ad un altro, ascoltando musichette demenziali, digitando venti volte codici di sicurezza e password e infine parlando con qualche impiegato dall' altra parte dell' America, che, con voce molto cordiale, mi diceva che potevo andare gentilmente a farmi fottere. Mi viene in mente Asterix nelle "Dodici fatiche di Asterix", quando deve richiedere un modulo dentro il "palazzo che rende folli"...in una versione moderna pero', tra musichette, operatori non operanti e codici cliente. Sono questi i momenti in cui il desiderio di andare da WallMart e acquistare una Glock .45 si fa strada nella mia testa.

L'oggetto del contendere e' la tipica situazione da servizio sanitario americano: il medico (in questo caso un dentista) invia il conto all' assicurazione; l' assicurazione , che paga comunque solo una parte del conto, sostiene di non avere ricevuto nessuna richiesta; il medico ti invia cosi' tutta la parcella da pagare.
Devi allora chiamare il medico e dire a chi di dovere di rispedire il conto all' assicurazione... ovvio non parlerai mai con il medico o la sua segretaria, ma con qualcuno del gruppo medico-finanziario a cui il medico fa capo. Richiami poi l' assicurazione. Il tutto un paio di volte, finche' inaspettatamente trovi un impiegato un po' piu' sveglio che ti dira' un magico numero di fax a cui spedire il conto.
A questo punto pero' ti accorgi che l' assicurazione non paga quello che aveva promesso all' inizio del trattamento, citando una voce del regolamento incomprensibile. Potresti pagare un avvocato e fargli causa, ma siccome ti stanno rubando duecento dollari finisce che l' avvocato non lo paghi, perche' ti costerebbe di piu'.
Infatti per ogni genere di intervento medico c'e' un tariffario e tutto cio' che paghi di piu' lo metti di tasca. I medici che applicano il tariffario minimo sono rari e di solito non raccomandabili (sono quei posti dove andresti da ferito dopo una rapina...).
Voi direte che i dentisti si pagano comunque anche in Italia, ma la stessa procedura si applica ai medici normali o nello sfortunato caso di un intervento di emergenza in un ospedale non convenzionato con l' assicurazione.

Ora sto smaltendo la bile e se solo un terzo delle bestemmie che ho lanciato ricadranno sulle teste di chi sostiene e difende questo sistema, finiremmo per vivere in un mondo migliore...

La speranza che il neo eletto presidente possa rimettere in piedi un servizio sanitario pubblico e' diffusa e grande. Pari solo alla difficolta' dell' impresa.

sabato 1 novembre 2008

buuuling




Andare al Bowling e' per me prima di tutto un' esperienza sociale, visto che sul fronte del gesto sportivo sono piuttosto scarso: mi piace guardare le persone che giocano, le facce, le dinamiche di gruppo, vedere giocatori dalle pance prominenti muoversi con eleganza sul parket... forse e' per quello che non faccio mai strike...Cosi, pure se le mie performance sono un po' deludenti lo trovo un passatempo divertente: bevi la birra, chiaccheri e nel frattempo cerchi di buttare giu' i birilli. Un po' come le bocce o il biliardo, ma con piu' luci e maggior dispiego di energia elettrica in varie forme...
E poi e' pure un tributo ad uno dei miei film preferiti, the Big Lebosky, il film da vedere quando sono giu' di umore, perche' pure un piccolo spezzone aiuta a
riportare il buon umore...
Tutti i personaggi del film sono quanto di piu' lontano dal mio stile di vita, un condensato di america verace (quale italiano andrebbe al supermarket con l' accapatonio pagando il latte con un assegno?)... e forse e' proprio per questo che amo quel film, vedere sotto un' ottica diversa cio' che non amerei nella mia quotidianita ...

Nelle foto: Tentativo di riciclare nel bowling le mie doti di lanciatore del peso; Ivan da lezione ad Antonio; Ivan lanciato verso uno dei suoi numerosi strike.

giovedì 23 ottobre 2008

pornografia



Nell' ultimo numero di Rock and Ice, vengono definiti porno-climbing movies i vari filmati che ormai imperversano sia in rete che nelle videoteche, su imprese alpinistico-arrampicatorie piu' o meno al limite della sanita' mentale.
I video del genere hanno varie funzioni che vanno al di la del semplice sollazzo. Sono spesso un modo catartico per vincere la paura (sopratutto nel caso dell' arrampicata trad) o possono essere di ispirazione per allenarsi piu' duro e meglio. Possono essere anche un invito al suicidio per chi non avesse la capacita' di capire i propri limiti e vedere le differenze tra le virtu' (leggi palle) dei protagonisti dei video e le proprie.

Io mi considero un fruitore medio di questo genere di pornografia, che mi somministro di solito a meta settimana, quando l' effetto del finesettimana trascorso e' svanito e attendo il venerdi sera per partire... se il filmato e' ben fatto, mi sudano le mani.

L' ultimo film del genere visto e' stato " To the limit" (regia Pepe Danquart), talmente avvicente che l'ho riguardato per due serate di seguito (la prima insieme a mio fratello, la seconda insieme
ad altri fanatici dell' alpe, in un rito molto simile ai pornazzi da liceo...).
Sarebbe pero' riduttivo definirlo semplicemnte un porno climbing movie...
Il record di salita del Nose da parte dei fratelli Huber diventa il pretesto per raccontare la storia di due fratelli, uniti dalla stessa passione per la montagna, le loro rivalita', paure, i loro demoni. L' arrampicata e' quindi lo specchio o la lente che amplifica e a volte distorce difetti e umane virtu'.
Il film in piu' e' tecnicamente perfetto, con un utilizzo della camera da presa magistrale (memorabile la ripresa del grande pendolo su "king's swing").Il racconto dei loro due viaggi in Valle e' intermezzato da quello della loro spedizione in Patagonia, nel tentativo di salita in libero del gran traverso del Cerro Torre: ogni singolo fotogramma ti fa venire voglia di partire subito!
Dopo questo film, le immagini delle fighette sugli strapiombi in riva la mare vi diranno poco...

martedì 14 ottobre 2008

bishop





L' aspetto piu' bello della California e dell' America forse in genere: gli spazi selvaggi . Quei posti dove, nonostante tu sia nel ventre dell' impero piu' civilizzato, puoi respirare un senso di una natura sterminata, primordiale, viva. C'e' un altro posto che mi ha dato sensazioni simili, benche' gli spazi siano come riscalati...ed e' la Sardegna.

Ho passato insieme a mio fratello un paio di giorni a Bishop, arrampicando sui massi poggiati come per scherzo in mezzo alla piana desertica, giusto a ridosso della Sierra. Polvere, sole, cespugli, roccia stupenda, sorgenti termali...insomma un posto dove spendere pure una settimana, divertendosi tra i massi, arrampicando nelle Gorges, o bevendo birra dentro le pozze termali.







sabato 27 settembre 2008

Disease




Ho acquistato il libro attratto dalla grafica, senza neanche sfogliarlo. Era in offerta in un grande magazzino e la Grande Falciatrice in copertina appariva cosi' fuori posto in mezzo alla biografie in offerta di oscuri personaggi famosi del mainstream americano.
Piaghe, virus, batteri, epidemie sono i protagonisti di questo libro. L' autrice (Mary Dobson) ne descrive cinquanta, facendo una cronologia della malattia, il suo impatto nel corso degli anni, spiegandone l' origine e i fattori che l' hanno fatta proliferare o hanno portato alla sua estinzione.
La fantasia corre sulle immagine d'epoca o spinta dalla descrizione degli effetti dell' Ebola.
Cio' che mi ha colpito sopra ogni cosa e' che qualsiasi malattia tu possa segliere, sicuramente questa continua a mietere vittime in Africa. Cosa ancora piu' triste, a volte basterebbero soluzioni a bassa tecnologia per salvare milioni di vite. Una rete antizanzare nel letto, basterebbe a ridurre drasticamente i casi di malaria...
Ma pare ora ci siano altre priorita' (salvare Wall Street per esempio). Magari un giorno sara' pure il turno dell' Africa...

domenica 21 settembre 2008

italiani brava gente

Nel Marzo del 1891 una folla di circa ventimila persone lincio' venti italiani, accusati e poi assolti di omicio. Theodore Roosevelt dichiaro ' che gli USA avrebbero' dovuto dare un risarcimento all' Italia, ma in privato, scrivendo alla sorella, defini' il linciaggio come "rather a good thing", una buona cosa. Gli italiani erano considerati "dei mezzi negri" e linciarli non era nemmeno reato in molti stati del Sud. La vicinanza del "Bel Paese" alle coste Africane era usata da molti come giustificazione di una teoria razziale che vedeva gli italiani come dei sub umani: benche' bianchi "sporcavano la razza bianca". Gli Italiani erano agli ultimi posti nelle classifiche sull' intelligenza, stilate grazie ai test che venivano fatti sui migranti all' ingresso negli USA (chi ha visto "Nuovo Mondo" si ricordera' la scena del quiz con i pezzi di legno..). E' trascorso un secolo o forse pure meno, visto che fino agli anni cinquanta i migranti Italiani stavano ai margini della societa' americana. I messicani ora hanno preso il posto degli italiani, dei polacchi e degli irlandesi, eppure, nella facce dei messicani che aspettano al mattino al bordo della strada per un lavoro a giornata, mi sembra di rivedere le "facce da Sud" di molti italiani del secolo scorso.

Sarebbe bello avere una macchina del tempo, prendere per esempio un barista milanese e suo figlio, e catapultarli nell' Alabama o nella Louisiana di inizio '900 e vedere se magari riescono a convincere i bianchi del posto del loro sano e genuino razzismo e uscirne vivi. Ma forse il padre e figlio sono solo uno dei tanti prodotti di un paese incancrenito, che elogia il fascismo nei pubblici comizi, che vuole i militari nelle strade, che picchia i gay, che assalta i campi rom, che ammazza per dei biscotti, che sta muorendo soffocato dalla sua stessa ignoranza. Da fuori e' uno spettacolo orribile leggere i giornali italiani, seguire l' onda nera che avvolge tutto, riscoprirsi impotenti e spaventati per un futuro che in italia sembra non esserci. E sentirsi pure un po' colpevoli, almeno io, perche', in un altro momento non tanto lontano, non avremmo permesso cosi' facilmente tutto questo.