Ara sa terra, massaju, ca est ora de arare...



sabato 2 ottobre 2010

Promozioni Casuali

Piu' di una volta mi e' capitato di imprecare e bestemmiare di fronte ad un impiegato incopetente, pigro o semplicemente stupido. Mi sono sempre chiesto come le persone meno opportune finiscano in posizioni o ruoli totalmente inadatti alle loro competenze.

Il fenomeno e' piuttosto diffuso in Itaglia, ma pure negli Stati Uniti gli uffici pullulano di gente che a stento riesce a parlare e a mettere una firma. Imputavo la cosa al malgoverno, a politiche clientelari, alla partitocrazia e al clero... e invece ho scoperto che e' quasi una legge naturale, un fenomeno assolutamente generale di ogni struttura gerarchica: avere un idiota nel posto sbagliato.

Giorni fa' ho infatti scoperto dell' esistenza di un "teorema" dimostrato dallo psicologo Canadese Laurence J. Peter nei tardi anni sessanta. Il "teorema" puo' essere cosi enunciato
"Ogni membro di una organizzazione gerarchica sale nella gerarchia fino a che lui/lei raggiunge il suo/sua livello di massima incompetenza".
La cosa appare paradossale, ma a ben pensarci c'e' un fondo di verita'. Immaginate un impiegato diligente che, per meriti e abnegazione, viene promosso al rango , che ne so' , di capo ufficio. Il fatto che fosse un impiegato modello, non implica che avesse pure le doti per gestire l' ufficio nel migliore dei modi... potrei continuare con una marea di esempi...


Come venirne a capo?
Il genio Italico ha finalmente risolto il dilemma, fornendo una soluzione basata su conti e simulazioni numeriche. L' articolo si puo' scaricare a gratis qui. Le simulazioni indicano che un modo per migliore l' efficienza dell' organizzazione e' di promuovere in modo causale i membri delle classi.
Prendete per esempio l' impiegato modello del reparto pubbliche relazioni o lo spedite a pulire i cessi. Promuovete l' uscere a capo della sezione ricerca e sviluppo. Prima o poi, si raggiungera' una configurazione ottimale, di massima efficienza. Che non sia pure la soluzione per raddrizzare le sorti del mondo?

venerdì 24 settembre 2010

Stare a galla




La cronaca estiva e' di solita piena di tragedie domesticobalneari.
Omicidi passionali, anziani abbandonati in salotto, storie di gelosia e
incidenti balneari. I morti affogati hanno sempre una certe risonanza, ancora di piu' se nella storia c'e' un dramma familiare. Il luogo e' di solito
un lago in montagna troppo freddo o una vasca per irrigazione troppo
scivolosa. Le storie appaiono sempre uguali, con qualche cambio di soggetti. Non si puo' chiedere troppo ad Agosto, pure la cronaca va in vacanza.
A leggerle di solito si risvegliava in me un cinico senso di selezione della specie "stupidi!, se non sanno nuotare stiano a riva!". Finche' due settimane fa' non ho rischiato di apparire in cronaca pure io, insieme ad Antonio. La cosa avrebbe fatto la gioia della Nuova Sardegna e dei giornali locali, un po' meno quella di parenti e amici.

Dopo una camminata, decidiamo di rilassarci sulle rive di Eagle Lake, un piccolo laghetto di montagna con un' isola al centro. Siccome mi viene l' ansia a stare fermo, propongo di nuotare fino all' isola. Saranno duecento metri in tutto. Le mie doti natanti sono scarse, ma alla peggio mi metto a pancia sopra e galleggio, mi dico.

Antonio indossa un costume dei tardi anni sessanta, ereditato forse da babbo. L' elastico del suo costume e' un vago ricordo cosi' decide di toglierselo e nuotare nudo, per lo sgomento delle famiglie puritane tutte intorno. Io il costume melo tengo (risale solo agli anni novanta e l' elatico regge...).

Dopo abluzioni fantozziane ci buttimao in acqua. Raggiungiamo con poco stile l'isola. I timpani fanno male per il freddo e uno dei due pure fischia...brutto segno. L' acqua e' sui 15 gradi e pure muovendosi non riesco a scaldarmi. Antonio ha gli stessi sintomi.

Decidiamo di tornare a riva. E qui l' inatteso. A meta' strada perdo completamente orientamento. tento di mettermi a pancia in su', fare "il morto" e non ci riesco...o forse ci stavo riuscendo benissimo! non capisco dove sia l' alto e il basso e inizio allegramente a bere acqua. Il collo e le orecchie fanno un male porco e sento solo un fischio acuto. Vedo Antonio un po' piu' avanti che ha gli stessi problemi. La cosa assurda e' che mi viene da ridere, perche', in un attimo di sdoppiamento, vedo la scena da fuori. Io ho gli occhi dilatati come un vitello, Antonio rigirandosi nell' acqua mostra il suo sedere all' aria.

Dopo dieci secondi di esperienza transcorporea, capisco che sarebbe proprio da stronzi affogare in quel modo! riesco a capire dove sono, fissando una cima intorno. Con sommo sforzo mi porto dove si tocca ... salvo! anche Antonio, dieci metri piu' in la', ha raggiunto la riva melmosa.

Ridiamo entrambi, mentre Antonio corre nelle frasche per coprirsi...
Esperienza quasi surreale, monito per un cinico che la selezione naturale degli stupidi e' sempre in agguato...

martedì 27 luglio 2010

cinquanta classiche




In un epoca digitale ho sentito dire piu' volte che le guide di carta spariranno, surclassate dalla rapidita' di accesso alle informazioni che la rete puo' offrire.
E' pur vero che un motore di ricerca come google puo' permettere di ottenere in pochi secondi una messe di informazioni che prima avrebbe richiesto mesi. E' un aspetto positivo e rimpiangere i tempi andati di fotocopie e ricerche in polverosi scantinati di biblioteca sarebbe ridicolo.
Spesso pero' il prodotto quantita' per qualita' rimane una costante e la massa di informazione che si puo' raccogliere in pochi attimi e' di dubbia o scarsa affidabilita'. Ognuno puo' mettere cio' che vuole in rete, con risultati a volte grandiosi a volte pessimi.
Queste elucubrazioni un po' pseudo-intelletuali sarebbero forse dovute scaturire dallo scandolo che incalza su WikiLeaks, controverso motore di ricerca e repository per informazioni classifiche come segrete.
Invece mi sono venute in mente dopo avere acquistato su Amazon una delle guide di arrampicata
piu' belle degli ultimi anni! "Fifty Favorite Climbs, The ultimate North American Tick List", cinquanta arrampicatori e arrampicatrici consigliano una via "classica" nel nord America. Vera pornografia, scintilla per sogni e progetti. Non importa se non riusciro' a salire in libera il "Cobra Pillar" o se mi ritirero' con la coda tra le gambe dopo Evolution Traverse. Cio' che conta e' il senso di sfida e di avventura che il libro ancora riesce a comunicarmi. Le stesse sensazioni io non riesco a trovarle sui forum (noiosissimi) di montagna o in molti siti (con rare eccezioni) di presunti esperti. Nella guida c'e' tutta la fatica e passione dell' autore (Mark Kroese) che ha intervistato veri eroi del verticale, mettendo insieme una ricerca di vie accurata e entusiasmante. E poi la guida di carta tela puoi leggere comodamente stando al bagno, cosa poco pratica con un portatile.
Io difendo cosi' le guide cartace di arrampicata (ma pure di cucina, viaggi, hobby) e spero che non muoiano mai.
Quasi due anni fa chiesi ad un amico di prestarmi una sua guida per fare delle fotocopie. Mi rispose sorpreso e quasi irritato: "Chi ha scritto la guida e' uno di noi, un arrampicatore. Se tu la fotocopi, lui non campa e non scrivera' piu'...". Mi sentii un verme e promisi a me stesso di non fotocopiare piu' ...

l' opzione pinatubo




Nell' Aprile del 1815 l 'eruzione del monte Tambora in Indonesia mando' in orbita un getto di diossido di zolfo alto circa 35 chilometri e formo' 200 milioni di tonnelate di gocce di acido solforico, disperse nell' atmosfera. Un' area di circa 400 mila Km quadri venne ricoperta da ceneri e 70 mila persone persero la vita. Le conseguenza dell' eruzione andarono al di la' dell' Indonesia. Il 1815 e' infatto passato alla storia come l' anno senza estate, con temperature sotto lo zero registrate in piena estate a New York o Londra. L'acido solforico e le ceneri rimasero nell' atmosfera e schermarono i raggi del sole. La fredda estate porto con se penuria di raccolti e quindi carestia.

Sembrerebbe questa una storia dell' inevitabile corso della Natura, sulla potenza degli elementi e sulla fragilita' dell' uomo. Invece e' anche il punto di partenza di una idea che da decenni scava nella testa di qualche scienziato, idea al centro di un recente e controverso dibattito: cambiare il clima e la temperatura del pianeta imettendo nell' aria sostanza di vario tipo in modo da riflettere la luce del sole.

L' idea non e' nuova. I sovietici avevano condotto esperimenti simili, con il sogno di rendere la Siberia un luogo abitabile e coltivabile. Ultimamente diversi dipartimenti federali hanno iniziato a finanziari studi sulla fattibilita' e i rischi.
Visto che (forse) il riscaldamento globale e' dovuto all' inquinamento dell' uomo, una buona idea e' sparare in aria ancora piu' sostanze nella speranza di avere l' effetto contrario.

Un libro uscito di recente - "Hack the planet" -cerca di presentare questo nuovo settore di ricerca noto come ingegneria climatica. L' autore cela mette tutta per dare un taglio avvincente e spiritoso al libro, ma forse avrebbe fatto meglio a scivere la meta' delle pagine e usare uno stile piu' coinciso. In mezzo a tante parole al vento, ne emerge pero' un quadro desolante che e' anche lo specchio di come spesso le questioni ambientali vengono risolte. Si cerca una soluzione momentanea e si lascia alle generazioni futuro il peso delle scelte.
Nonostante non si sappia molto sui rischi e gli squilibri di un simile approccio, in molti pensano che potrebbe essere una soluzione estrema se la temperatura continuera' ad aumentare.
Nel frattempo si potra' ancora guidare cento miglia per comprare un cartone di latte, mangiare 200 chili di carne all' anno e cambiare il cellulare ogni mese. Magari pero' indossando maschere a gas....

mercoledì 7 luglio 2010

Rodeo



Nella mia ricerca dell' America vera e verace non poteva mancare il rodeo il 4 Luglio, festa nazionale e giorno dell' indipendenza.
Quasi per caso, al ritorno da una escursione sulla Sierra, un amico mi chiama per invitarmi a
vedere un rodeo, promettendo una esperienza socio-culturale memorabile e genuinamente americana.
Aveva ragione.

L' arena e' nel mezzo di una piana, senza alberi, ne ombra. Perdo circa due chili di peso mentre
attendo pazientemente in fila per l' ingresso. Intorno a me famiglia con bambini, finti cowboy panciuti e un numero spropositato di signore avanti negli anni vestite con abiti corti e stivali.
In generale pare che gli amanti del rodeo apprezzino il cibo, visto il numero enorme di obesi in fila. Quasi non mi accorgo del tempo in fila, perso ad ammirare questa giungla di umanita' varia...

Dentro l' arena mi accoglie un misto di odori da fare venire il malditesta.... c'e' di tutto, ma niente e' commestibile. La folla da l'assalto ai vari stand e tutti fanno rifornimento di galloni di coca cola, chili di amburger e fritture di vario tipo. Mica si puo' rischiare di rimanere a pancia vuota per due ore!
La famiglia davanti a me si attrezza per bene con una specie di cestino
in cui sono impilati una decina di hot dog, divorati a velocita' da record. I tre bambini piangono perche' vogliono il gelato e il padre li zittisce comprando un secchio di gelato alla vaniglia... staranno buoni per almeno venti minuti, prima di lagnarsi di nuovo.

Quando la folla ha placato l' appetito bulimico, ecco finalmente lo show!
no anzi... prima c'e' circa un' ora di inni americani, saluti alla bandiera, saluti alle truppe, saluti ai veterani, onore agli eroi. Una ventina di ragazze entrano al galoppo nell' arena sventolando bandiere a stella e striscie. Sono vestite con corpetti dorati e i poveri cavalli
quasi soccombono sotto il peso di questo amazzoni dalle forme giunoniche. Altre venti minuti in cui cercano di convincere il pubblico delle loro doti equestri, con scarso successo.
L' inno americano e' cantato da una "cantante classica": parte male, troppo alta, e finisce per urlare sul crescendo finale! ma mica guardiamo le sottigliezze, l' inno e' sempre l' inno!

Dannazione, voglio vedere i cowboys, quelli veri! ho pagato venti dollari e dopo due ore
mi hanno rifilato solo proganda di ultra destra. Si perche' lo sponsor principe e' NRA,
National Rifle Association, quelli che difendono il diritto ad avere armi e usarle... c'e pure l' estrazione di un premio, un fucile Winchester...

Eccolo finalmente lo show!
pezzo forte "bull riding", ovvero stare in groppa ad un toro il piu' possibile... forse i tori
erano piuttosto incazzati o forse i cow boys non si erano allenati abbastanza, ma non stavano in sella manca cinque secondi, di solito proiettati in orbita o scornati.

Ma al di la' del mio cinismo e del mio senso estetico penso che il rodeo abbia un lato positivo, che quasi fa dimenticare il resto. Nonostante tutto infatti in quell' arena si respirava un senso di comunita'. Persone unite nell' organizzare la festa, partecipare a qualcosa al di la' della loro esistenza privata. E questo e' sempre meglio che stare di fronte ad una TV o spendere tempo al supermercato.. si forse potrebbero evitare tutta la propagada, ma e' un' inizio..
E in quell' arena polverosa, in quel misto di cavalli-salsiccia arrosto-urla-spintoni nel mio cuore di solito felpato e' tornato prepotente un senso di nostalia per la Sardegna e le sue feste - i Candelieri, la Cavalcata, S' Ardia - e il loro caotico fascino...poi
i bambini di fronte a me hanno riniziato a chiedere cibo e quell' attimo di nostaglia si e' dissolto..

giovedì 17 giugno 2010

Serpenti e intrusi



Vivere in citta', stare in ufficio lontano dagli elementi naturali porta la mente umana all' atrofia. Ci si dimentica che non siamo gli unici esseri sul pianeta e si finisce per credere che l' uomo e' al vertice di una immaginaria piramide evolutiva costruita nel tempo solo per dare all' uomo diritto alla razzia del pianeta.

Mentre arrampicavo in un area un po' isolata, un serpente a sonagli e' sbucato da una fessura.
Il suono della coda aveva annunciato la sua presenza, ben prima che la mia debole vista potesse scovarlo. La prima reazione e' stata : "Cosa ci fai qui?!", ma poi, a pensare alla ferraglia che mi portavo addosso, alla mia pelle scottata dal sole e al mio desiderio di vincere la gravita' scalando, ho capito quanto stupida fosse la mia irritazone e meraviglia per questo incontro
rivelatore...

martedì 1 giugno 2010

Trapanatori Seriali

Jim Donini, boss senza eta' dell' alpinismo Americano, ironizzava sulla frenesia arrampicatrice in California. Ogni masso o formazione rocciosa e' presa d' assalto, causa pressione demografica e ansia da prima salita di molti arrampicatori. I risultati a volte sono vie di scarso valore, come io e' Charlie abbiamo sperimentato sulla nostra pelle...

Prologo: Pioggia e neve (a maggio!) sulla Sierra, stavano per rovinare il fine settimana
arrampicatorio. Volevo assolutemente tornare a Woodfords canyon, dove, nelle ultime tre settimane, stavamo esplorando nuove aree non ancora presenti in nessuna guida. Pur di non rimanere a casa decido insieme a Charlie di visitare un area di arrampicata sportiva appena chiodata. Con rare eccezioni, le poche aree sportive in Nord California offrono di solito arrampicata mediocre con chiodatura dubbia e roccia un po' marcia.
Forse perche' il granito non offre posti adatti o forse per una certa resistenza culturale.

Primo tempo: Arriviamo alle 9.00 nel primo settore, che vanta sulla carte quindici vie fino al 12a. Si rivela invece una specie di scherzo, con gradi gonfiati, chiodatura ascellare ogni metro e mezzo, via di cinque metri di reale arrampicata e il resto come una gradinata. Per di piu' roccia mediocre.
Chiudiamo entrambi a vista tutte le vie in due ore, ulteriore prova di gradi farlocchi. Sono le 11 e non abbiamo niente su cui arrampicare.

Secondo tempo: Decidiamo di esplorare un altra area nuova e quasi top secret (avremmo capito poi il perche'), Table Mountain. Dista giusto due miglia di facile sentiero. Da lontano la parete ricorda un falesia inglese, con colline verdi e roccia nera. E' alta circa cento metri e con il binocolo da lontano iniziamo a entusiarmarci. Sul posto linee di spit percorrono tutta la parete che sembra quasi un posto decente. No invece. La roccia si sgretola a toccarla, non c'e' una sola presa decente e la vite dei primi spit gira sulla roccia, segno di cattiva chiodatora. Io sono per andare via. Charlie sostiene che in alto la roccia e' sicuramente migliore, non possiamo fare i viziati che vogliono sempre rocce perfetta. Ad occhio segliamo una linea che potrebbe essere interesante...
Raggiunto il primo spit viene giu' un blocco grande come un libro. "Su e' meglio" continua Charlie. Secondo spit: viene via un altro pezzo e Charlie chiede una pausa e si appende: brutto segno. Il resto e' piu' o meno noia: un blocco di pietra per ogni movimento e io sotto a schivare. Dopo un' ora di "blocca, cado, sasso" la sosta.
Un disastro. Non soddisfatto dello spettacolo voglo provarla pure io. Stessa scena a ruoli inversi. Maledico tra me l' idiota che ha chiodato e io che
ho pensato che salirla flash valesse qualcosa.
Sfiancati psicologicamente e disgustati dal posto, optiamo per una birra.
E pensare che avevamo in programma una giornata di arrampicata sportiva, senza stress, in sicurezza...