Segnalo un articolo di Alessandro Gogna, pubblicato su lo Scarpone di Settembre.
Non avendo l' articolo originale, vi mando al post di Beppe, in cui ho scritto due righe su cosa penso a riguardo.
Tutta questa storia del controllo, della sicurezza e della regole per vivere all' aria aperta, non poteva non riportare alla memoria una citazione dotta, che spero qualcuno dei miei sette lettori riesca a riconoscere...
"What's the matter with you guys? This was never about the money, this was about us against the system. That system that kills the human spirit. We stand for something. We are here to show those guys that are inching their way on the freeways in their metal coffins that the human spirit is still alive."
Traduzione: "Quale il e' il vostro problema? non e' mai stata una questione di denaro, eravamo noi contro il sistema. Quel sistema che uccide lo spirito dell' uomo. Noi combattiamo per qualcosa. Noi siamo qui per dimostrare a quelle persone sulle autostrade nelle loro bare di metallo che lo spirito dell' uomo e' ancora vivo."
Ara sa terra, massaju, ca est ora de arare...
lunedì 3 ottobre 2011
sabato 1 ottobre 2011
Al di la delle montagne

"Al di la delle montagna, l' uomo" e' la frase di Walter Bonatti, che apre il libro scritto da Steve House sulla sua carriera di alpinista, i suoi successi, fallimenti e sacrifici per diventare uno dei migliore alpinisti di sempre.
Steve House scrive con una prosa magistrale, ben lontana dallo stile spesso aggressivo e arrogante che caratterizza i libri del suo mentore e compagno di cordata, Mark Twight. Durante un' uscita in montagna, avevo barattato questo libro con il mio compagno di tenda in cambio di una copia di Kiss or Kill, di M. Twight. Sbagliando, mi aspettavo la stessa scrittura punk, lo stesso aproccio rabbioso nei confronti dell' universo mondo. Lo stile e il tono sono invece ben diversi, benche' si ritrovi la stessa esaltazione per la fatica, la sofferenza fisica e un sana attudine elitistica. House riesce a tenervi incollati al libro, mentre descrive una sua salita in solitaria, un tiro duro di ghiaccio o la sofferenza estrema a ottomila metri. In una epoca in un cui il meglio che si puo' tirare fuori da un climber professionista e' spesso "Sick Bro', that was awesome!", House svetta anche come scrittore.
House racconta un periodo di tempo che va dalle sue prime esperienze in Slovenia sul Triglav durante uno scambio culturale fino alla sua salita in stile alpino del Nanga Parbat con Vince Anderson. Sono numerosi i flash back e i salti temporali ma il Nanga Parbat e' lo spettro di una ossesione sempre presente nel libro, fino al successo finale.
Anche per chi non ama la sofferenza in montagna, il libro e' una lettura di grande ispirazione.
Un vero inno alla dedizione, al perseguimento dei sogni con energia e tenacia, alla ricerca di legami umani con cui vincere avversita' e paure. House descrive appunto l' uomo, i suoi demoni, paure, ossessioni e momenti di ealtazione quasi mistica. Al di la dei gradi e dell' obbiettivo finale, e' l' uomo e' cio' che rimane dopo una salita, con la sua capacita' di darsi sempre nuovi obbiettivi e la forza di portarli a termine.
Nota: non credo che il libro sia stato ancora stampato in Italiano. Ho controllato il catalogo di VersanteSud, una delle poche case editrici che ancora si sobbarca la fatica di tradurre e pubblicare libri di montagna, ma non c'e traccia del libro...
lunedì 19 settembre 2011
Viva la "Vecchia Scuola"

"Damn it ! This is really Old School!.... I Don't think I'm Old School enough for it"
Mi ritrovo a cercare nell' imbrago una protezione della misura giusta. E' la terza volta in mezzo minuto che ripeto questo inutile gesto. E' una di quei movimenti dettati dallo stress o panico. Un po' come smagnesarsi le mani in continuazione. Il problema e' che so gia' che nell' imbrago non ho niente per proteggere la fessura in cui ho incastrato il ginocchio sinistro, unica cosa tra me e una decina buona di metri di volo. Non e' il volo, ma e' l' atterraggio su un terrazino sotto a preoccuparmi. Portare protezioni fino a tre pollici diceva la guida, scritta forse alla fine degli anni ottanta. Avrei bisogno almeno di una da cinque...Ci sara' stato un motivo se la via "5.9 Old School" non era nelle edizioni aggiornate. Non so nemmeno se siamo sula via giusta, tanto vaga era la descrizione sulla guida.
Mi accorgo che sto entrando in "Panic Mode" e ondate di pensieri inutili stanno iniziando ad intasare il sistema centrale. Inizio a cercare disperatamente una tacca da strizzare e tentare l' impossible... salire in stile "sport climber" . Dopo anni a cercare di imparare le geometrie di incastro piu' varie, sto regredendo allo stato di topo da falesia e sto sognando la "reglette". Maledico la "Old School", le loro dannate fessure larghe, la loro maestria nel salire senza mettere protezioni, perche' tanto nelle off-with o nei camini e' impossibile cadere. Melo ripeto mentalmente ogni volta che cerco di spostare il peso e sento la gravita' che mi tira giu'. Dopo dieci minuti di inutile spreco di energia mentali, mentre sto ancora con il mio ginocchio dentro la fessura, nel turbinio di pensieri inutili mi viene in mente che la notte prima ho rischiato una multa di trecento dollari perche' dormivo su un posto non autorizzato. Il ranger mi ha graziato, non so nemmeno per quale ragione. Al pensiero del rischio corso, la mia taccagneria risveglia un meccanismo di difesa e avviene il miracolo!
Capisco allora che tutta la gamma di emozioni che mi stanno passando per la testa, sono io ad averle cercate. Sono io che ho guidato cento ottanta miglia di notte, che ho fatto due ore di approccio, che ho rischiato la multa esattamente per essere qui ed ora. Questo semplice pensiero mi aiuta a rimettermi in asse. Se trenta anni fa ci sono passati senza scarpette, senza imbrago e senza una corda elastica, allora posso passare anche io. Infilo tutto il braccio dentro la fessura, il gomito e palmo della mano a formare un arm bar. Premo e sento che tiene. Sollevo il ginocchio. Ripeto il movimento quattro-cinque volte finche' non riesco a trovare un incastro per tutto il pugno. Il resto del tiro va via veloce. In sosta i miei sentimenti per la "Old School" sono ormai cambiati. Sento un senso di riconoscenza per quei visionari che, con pochi mezzi, hanno creato dei veri gioielli su roccia. Lasciando intatto, o almeno in gran parte immutato, il senso dell' avventura e della sfida per le generazioni future.
(Nella foto Chuck Pratt. La foto e' stata scattata da Doug Robinson nel 1967, e' presa da www.supertopo.com. E' un mirabile esempio, ad Indian Creek, dello stile dell' epoca. )
venerdì 2 settembre 2011
Where men win glory
"Non per un palmo di terra abbiamo sacrificato le nostre giovani vite, ma per un piu' alto ideale di liberta' e giustizia... e ci hanno fregato" (E. Lussu)
Where men win glory: the odyssey of Pat Tillman. ( Dove gli uomini diventano eroi: l' odissea di Pat Tilman) e' il titolo del libro di John Krakauer dedicato a Pat Tillman, giovane ventenne americano morto in battaglia in Afganistan nel' Aprile del 2004. Pat Tillman era un giocatore di football professionista con una carriera di successo. Decide di arruolarsi nel Rangers dell' esercito americano dopo l 'attacco alle torri gemelle, rinunciando ad un ingaggio di circa quattro milioni di dollari con i Cardinals e dopo pochi mesi dal suo matrimonio. Dopo un periodo in Iraq, viene mandato in Afganistan dove viene ucciso da "fuoco amico" durante una battaglia.
Ci sarebbero tutti gli stereotipi per una storia patriotica americana: l' undici settembre, il giovane atleta, l' eroe in battaglia. E con questi pregiudizi avevo anche iniziato a leggere il libro, meravigliato che Krakauer avesse scelto un simile soggetto per una inchiesta... Ovviamente mi sbavagliavo. Tillman e' tutto fuorche' un eroe unidimensionale, da cartolina patriottarda.
Cresciuto in una famiglia liberale, appassionato di politica e letteratura, ateo e fortemente critico della cultura "da caserma" e del militarismo. Si arruola nei corpi speciali dell' esercito pensando che sia la cosa giusta da fare, come contributo di riconoscenza per la sua nazione o meglio per quei valori di liberta' e giustiza che pensa siano alla base degli Stati Uniti. Tilmann era un uomo di azione e non sopportava i vuoti discorsi di molti suoi colleghi sul supporto alle truppe... pensa cosi' che arruolarsi sia l' unico modo per tenere fede alla sua visione della vita e al suo senso dell' onore. Si accorge pero' dell' inganno gia' dopo poche ora in caserma e l' invasione dell' Iraq non fara' che crescere il suo criticismo all' amministrazione Bush. Amministrazione che cerchera', fino dopo la morte di Tillman, di usarlo come arma di propaganda a favore della guerra, nascondendo alla famiglia e a tutta la nazione le dinamiche della suo decesso e dichiarandolo morto per mano dei talebani...
Krakauer fa ampio uso di parti del diaro personale di Tilmann e di tutta la documentazione ufficiale desegretata solo negli ultimi tre anni. Ne esce un ritratto toccante di un giovane uomo, il dramma della nazione Afgana e tutto lo squallore morale del potere politico a Washington.
A dieci dall' undici Settembre, un libro da leggere come antidoto contro tutte le vuote parole sulla guerra al terrore e sui valori occidentali...
martedì 2 agosto 2011
Pioggia e Pace sul Drug Dome
La tempesta si avvicina veloce. Grido a Tim che puo' salire. Lui smonta rapidamente la sosta e inizia ad arrampicare. Mentre lo recupero, guardo i tiri del traverso alla mia destra. Una voce dentro la testa mi dice di continuare ad arrampicare "possiamo battere la tempesta e uscire prima che scarichi". Vedo la massa di nuvole nere e lampi all' orizzonte. Forse l' idea di continuare sotto la pioggia non e' proprio saggia.
Tempesta all' orizzonte.
Sarebbero pero' solo quattro tiri, di cui due facili. Faccio due conti: venti minuti in media per tiro, ottanta minuti in tutto... forse sono troppi. Scatto nel frattempo un paio di foto mentre nella testa cresce il dilemma da fine settimana arrampicatorio: spremere ogni secondo o piegarsi al meteo, alla stanchezza o agli imprevisti di ogni sorta. Questa sarebbe la seconda volta che dovrei rinunciare, ma forse fa parte del gioco.
Tim arriva in sosta ed inizia a piovere sul serio. Non dice niente, lo metto in sicura e parte subito per l'uscita facile a sinistra. Scompare subito dietro l' angolo e io rimango appeso alla sosta sotto la pioggia. Nonostante tutto, mi sto divertendo. C'e' un senso di pace a stare nel mezzo di questo grande muro di granito, con intorno le foreste scure di pioggia. Il diedro sotto i miei piedi e' verticale, quasi tagliato con il laser e nell' ultima sezione strapiomba un poco. Salirlo e' stato un puro piacere. Sono proprio contento che Tim me lo abbia lasciato senza nemmeno fare pari o dispari per averlo. Mi sa che gli devo una birra per questo....
Sento i due strattoni, Tim e' arrivato. Parto subito e la roccia e' ormai completamente bagnata. Arrivo in sosta fradicio. E' stata una buona idea uscire a sinistra. Scendiamo in fretta e camminiamo a tratti in mezzo alla neve ancora alta, lascito di un inverno lungo e di una estate che non vuole essere vera estate.
Arrivati alla macchina Tim ride e mi dice "anni fa avrei arrampicato sotto la pioggia... significa che sto maturando! ". Viva la maturita' allora... eppero' il traverso...
lunedì 1 agosto 2011
Svizzera-USA-Sardegna-Senegal

Il caro OZ mi scrive dalla Svizzera (ma lui svizzero non e' ) per darmi notizie sulla cronaca Napoletana e su storie di migranti che accadono in Sardegna, a Sennori.
Cortocircuiti da globalizzazione o casualita' dell' immigrazione.
Io l' articolo originale -apparso sul Venerdi' - non l' ho potuto leggere. Pero' mi ha dato allegria e speranza sapere che uno "straniero" abbia trovato "pancia e tranquillita' " (per citare l' autore del pezzo) a Sennori, in Sardegna. Ogni tanto la mia vena regionalista viene fuori e ho pensato che in questo caso fosse una bella storia da far circolare.
mercoledì 27 luglio 2011
Massi
Ogni tanto mi diletto a salire sui massi, per il puro piacere del gesto e per godere dell' aspetto sociale del bouldering. In fondo poi, molte vie su granito (in Yosemite in particolare) si risolvono con uno o due passaggi di boulder secchi. Avere un po' di gesti nel repertorio non guasta mai.
Settimane fa Owen e Jamie mi invitarono ad esplorare con loro una nuova zona, nei pressi di lake Tahoe. Il caldo era soffocante e tutti i blocchi erano circondati da mini foreste di manzanita. Nonostante tutto fu una giornata divertente e rilassante, senza stress da prestazione. Muoversi su rocce cercando il movimento piu' duro, con il lusso di rimanere seduti per terra se le energie vengono meno.
Lascio qui il link al blog di Owen, che con certosina pazienza sta pulendo i blocchi, segnando il sentiero e preparando relazioni. Magari se passate da quelle parte vale la pena fermarsi... un sacco di blocchi (duri, dal V7 in su...) aspettano una prima salita.
Nella foto io sto salendo una facile fessura (5.10.a circa, V0 scala boulder) di circa sette metri. Da notare la postura di Owen, da paratore pronto e attento...
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