Ara sa terra, massaju, ca est ora de arare...



lunedì 25 febbraio 2008

Nemesis



Nemesis e' l'ultimo libro di un trilogia scritta da Chalmers Johnson, giornalista, scrittore e documentarista. Il libro fa parte della collana "The American Empire Project", una serie di libri che tenta di smontare e analizzare l'attuale situazione militare, economica e politica degli USA, nelle loro prospettive imperiali.
Quella che un tempo sembrava essere una parola impronunciabile per molti politici -Impero- e' diventata l' idea fissa della banda di persone che controllano la casa bianca. In effetti il tema del libro non e' certo nuovo, ma almeno questa volta il libro sono riuscito a finirlo e capirlo, mentre in passato simili opere mi avevano
respinto al primo capitolo (li tengo pero' in bella mostra nella libreria, che' fa fino avere certi tomi...).
Nel libro , senza alcuna rettorica o veemenza ideologica, viene presentata la nuova politica imperiale americana, e le sue conseguenze sulla vita politica interna agli Stati Uniti e sui futuri assetti mondiali. Viene mostrato il funzionamento della rete di basi militari intorno al mondo e la struttura "imperiale" delle forze statunitensi sparse sul pianeta, con un parallelo con gli imperi del passato, quello Romano e Brittanico. Una proiezione di forze che mira negli anni futuri allo spazio, in un delirante progetto di costruzione di nuove basi in orbita, capaci di colpire in ogni luogo senza problemi di spazi aerei o di governi pacifisti o di regimi a cui dare la biada. Con la motivazione della sicurezza, il potere esecutivo ha eroso negli anni il senso stesso della carta costiuzionale americana, affidando alle agenzie di sicurezza, attravero immensi "black budget", un potere di azione praticamente senza controllo. L 'agenzia centrale di sicurezza e' diventata insieme alle forze speciali, un corpo privato del presidente e del suo staff, senza che il parlamento possa in alcun modo anche solo conoscere bilanci e finalita' delle operazioni.
Finito il libro, ho avuto la sensazione che l' entusiasmo per la campagna elettorale americana, la speranza di un cambio di guardia a Washington sia in qualche misura esagerato o fuorviante. E' chiaro che chiunque sara' meglio dell' attuale amministrazione, ma ci sono interessi e forze che vanno al di la' del personaggio che per qualche anno verra' poi chiamato presidente. Interessi e forze che garantiscono la sopravvivenza di questo paese, almeno per come e' ora, nei suoi stili di vita e cultura. Mi sono risvegliato con un certo imbarazzo dal sonno della ragione quando mi e' stato fatto notare da un amico che stavo giudicando come partecipazione quello che e' forse meglio definire come entusiasmo messianico....si aspetta l' uomo della previdenza che rimetta a posto tutto e ridia felicita' e serenita', senza sforzo. Nella provincia mediterranea dell' Impero accade qualche cosa del genere, ma questo magari meritera' un altro post di deliri...

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